Workaholic: ecco il test per scoprire se si è "ubriachi di lavoro"

Vecchi stacanovisti addio: cresce il numero di coloro che sono attaccati al lavoro in modo ossessivo, ovvero i workaholics. Ecco come scoprire se si è "ubriachi di lavoro" e quali sono gli effetti collaterali 

Si chiama workaholic ed è l'ubriacatura da lavoro, considerata una vera e propria patologia – Credits: Getty Images

Eleonora Lorusso

-

Non si riesce a staccare mai dal lavoro, si è i primi ad arrivare in ufficio e gli ultimi a uscirne, e anche quando si torna a casa la tentazione di rimanere "collegati" è troppo forte. C'è chi la chiama dedizione al lavoro, chi invece non usa mezzi termini e parla di vera e propria patologia, per la quale ormai è stata coniata una definizione: workaholic. Si tratta dell'unione tra le due parole inglesi work e alcoholic ed è assimilita ad altre dipendenze molto diffuse, come quella dall'alcol, appunto. O come quella dalla droga o dal gioco d'azzardo. Per questo viene considerata, secondo questo filone di pensiero, una vera e propria patologia, che necessità di cure e terapie apposite per essere "guarita".

Con la definizione classica di workaholic si intende un comportamento ossessivo-compulsivo, tipico di chi si dedica così tanto al proprio lavoro da arrivare a trascurare la vita privata, sia essa la famiglia, gli amici o se stessi. Il primo a parlare di "ubriacatura da lavoro" fu nel 1976 Marylin Malchlowitz. Da allora, però, numerosi studi si sono occupati di questo disturbo, anche perché sembra che sia aumentata la sua diffusione. Ma come capire se si è affetti da workaholism? Un semplice test permette di fare una prima rapida autodiagnosi.

Tra i quesiti, ad esempio, ci quelli sulla propensione ad accentrare il lavoro o piuttosto a farsi aiutare; oppure su sensazioni tipiche di chi è ossessionato dall'idea di essere sempre di fretta, di non avere tempo a sufficienza per sbrigare il lavoro o di essere interrotto proprio mentre si sta svolgendo qualche mansione. Le risposte variano da "mai" a "sempre": nel caso di una massiccia frequenza di queste ultime, è bene correre ai ripari, perché si è in presenza di chiari campanelli d'allarme su un disturbo del comportamento causato dal lavoro.

Insomma, sono lontani i tempi in cui chi si dedicava con uno slancio eccessivo al lavoro era semplicemente definito "stacanovista": chi è "ubriaco di lavoro" solitamente si sente in lotta tra il bisogno di consenso esterno e una notevole risentimento dei familiari, o in genere di chi lo circonda fuori dalla sfera professionale. Tra gli effetti collaterali di questa particolare forma di dipendenza ci possono essere sbalzi adrenalinici elevati e repentini: proprio l'adrenalina provocata dal lavoro, rende l'individuo sicuro di sé, invincibile, mai rilassato. Il bisogno di controllare le situazioni e la voglia di crearsi lavoro anche quando non ce n'è porta i soggetti con dipendenza ad essere incapaci di rilassarsi e, quando non lavorano, ad annoiarsi e innervosirsi.

A soffrirne sarebbe il 6% degli italiani, ma in altri Paesi la diffusione del workaholism sarebbe a livelli record: primi tra tutti gli Stati Uniti e il Gaippone, dove la popolazione lavora mediamente tra le 60 e le 70 ore settimanali e la morte per eccesso di lavoro viene definita Karoshi e la "malattia" Sindrome di Karoshi .

© Riproduzione Riservata

Commenti