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Salute

Vitamina D e sclerosi multipla: un possibile legame

Una ricerca canadese mette in relazione la carenza della vitamina, frequente nei paesi nordici, con il maggior rischio di contrarre la malattia

Bassi livelli di questa vitamina sono associati a un più alto rischio di sviluppare la malattia degenerativa progressiva, secondo uno studio dell'Università canadese McGill, appena pubblicato su PLOS Medicine. La scoperta conferma un'ipotesi di vecchia data e precisa che la connessione è indipendente da altri fattori associati a bassi livelli di vitamina D, come l'obesità. La sclerosi multipla è il disturbo neurologico permanente più comune che colpisce i giovani adulti. E' una condizione autoimmune debilitante, che colpisce più spesso nella fascia di età conmpresa tra i 20 e i 40 anni.

"La nostra scoperta è importante dal punto di vista della salute pubblica dal momento che la carenza di vitamina D è comune, soprattutto nei paesi del nord come il Canada dove l'esposizione alla luce solare - una fonte naturale di vitamina D - è minore durante il lungo inverno e dove vediamo tassi sproporzionatamente alti di sclerosi multipla", afferma Brent Richards, professore associato di Medicina e Genetica Umana alla McGill. "Noi consigliamo alle persone, in particolare quelle con una storia familiare di sclerosi multipla, di assicurarsi di mantenere adeguati livelli di questa vitamina. Si tratta di una precauzione di buon senso, dato che la supplementazione di vitamina D è generalmente sicura e poco costosa".

L'apporto adeguato è definito dall'Istituto di Medicina degli Stati Uniti come 600 unità internazionali al giorno per i maschi e le femmine di età inferiore ai 70 anni. Molte persone, soprattutto nei climi nordici, possono richiedere un'integrazione per riuscire a raggiungere e mantenere questo livello.

Per lo studio, i ricercatori hanno analizzato i dati di 14.498 persone con sclerosi multipla e 24.091 controlli sani. Gli autori hanno scoperto che una diminuzione genetica del livello di vitamina D di una deviazione standard era associato con il raddoppio del rischio di sclerosi multipla. In realtà quindi quella che è stata scoperta è un'associazione tra bassi livelli e maggiore rischio, ma è ancora presto per giungere alla conclusione che più vitamina D protegga dall'insorgenza della malattia.

Prima di tutto non è provato che la carenza di vitamina D causi la malattia che colpisce il cervello e il midollo spinale. Inoltre, anche se così fosse, non sarebbe comunque l'unica causa. La scoperta dei ricercatori canadesi aggiunge in ogni caso un importante tassello allo studio di una malattia ancora senza cura, per la quale la speranza migliore consiste a tutt'oggi nella prevenzione.

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