Salute

Vaccino anti-Hpv, arriva anche per i maschi

È previsto nel nuovo piano vaccinale. Ecco, se verrà confermato, chi potrà vaccinarsi contro il papillomavirus e perché

Il nuovo piano vaccinale, di cui si attende a breve l’approvazione, prevede la vaccinazione contro il virus Hpv anche per i maschi. Se verrà confermato senza modifiche, il vaccino anti-papillomavirus verrà offerto gratuitamente agli adolescenti maschi di dodici anni, come è già successo per le ragazzine a partire dal 2008, per la prevenzione dell’infezione da virus HPV, noto per causare il tumore della cervice uterina ma anche altri e più rari tumori, per esempio quelli dell’ano, del pene, e alcuni tipi di cancro della bocca e della gola.

 A che serve? Quello sull’estensione dell’offerta del vaccino ai maschi è un dibattito che va avanti da tempo. Perché vaccinare anche loro contro un virus che è all’origine di un tumore femminile? “Il vaccino permetterebbe di prevenire anche alcune lesioni ano-genitali e neoplasie correlate all’Hpv nel sesso maschile, come il cancro dell’ano, del pene e anche dell’oro-faringe. Inoltre, vaccinare anche i maschi contribuisce alla cosiddetta immunità di gregge: se il virus circola di meno, ne beneficiano anche le donne” risponde Cristina Giambi, ricercatrice del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità.

I dati sull’efficacia del vaccino nei maschi oggi disponibili derivano dagli studi clinici condotti per ottenere l’autorizzazione. Non ci sono ancora dati sull’efficacia sul campo, dato che il vaccino è stato introdotto da poco tempo e in pochi paesi: vengono per ora vaccinati i maschi attraverso uno screening di massa per ora solo in Austria e, fuori dall’Europa, in Stati Uniti, Canada e Australia.

Mentre per le femmine, dopo quasi dieci anni di vaccinazione, sono disponibili i primi dati che dimostrano l’efficacia sul campo: nelle popolazioni vaccinate si è visto un calo dell’incidenza di infezioni da Hpv, di condilomi e di lesioni dell’utero preneoplastiche, quelle che potrebbero evolvere in tumore del collo dell’utero. L’efficacia maggiore è stata osservata nelle ragazze più giovani, quelle presumibilmente vaccinate prima dell’inizio dell’attività sessuale, e quindi della possibile esposizione al virus.

 Ma, più che l’efficacia del vaccino in sé, le perplessità del vaccinare i maschi hanno finora riguardato l’utilità dell’intervento in termini di costi-benefici: ha senso investire per una campagna vaccinale sui maschi quando le coperture dei vaccini nelle femmine non hanno ancora raggiunto l’obiettivo sperato? Secondo gli ultimi dati, in Italia la copertura media a livello nazionale delle ragazze adoloscenti è intorno al 70 per cento, mentre l’obiettivo a cui puntare sarebbe il 95 per cento.D’altra parte, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) che nel 2012 non raccomandava la vaccinazione per i maschi, ha più di recente, nel 2014, aperto la strada a possibili nuove indicazioni per il futuro. Il costo del vaccino infatti nel tempo si è più che dimezzato, e il numero delle dosi ritenute efficaci si è ridotto, non più tre ma due. Inoltre, oltre alla prevenzione del tumore del collo dell’utero, diventerebbe obiettivo dei programmi vaccinali anche la prevenzione di altre patologie legate all’Hpv. Sulla base di questi premesse, potrebbero cambiare anche le indicazioni ufficiali per i maschi.

 Indipendentemente da indicazioni ufficiali, nel frattempo, sei regioni italiane - Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria, Sicilia, Puglia, Molise - sono partite dall’anno scorso con l’offerta della vaccinazione ai maschi. Se il nuovo piano verrà confermato, anche i genitori di adolescenti maschi si troveranno presto alle prese – e finora in assenza di strumenti e campagne informative - con la decisione se vaccinare i propri figli.

 

 

 

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