Salute

Vaccini: più benefici che costi

Tutte le sostanze che entrano in contatto con il nostro organismo possono avere vantaggi o svantaggi. Gli esempi dei benefici della prevenzione

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Tutte le sostanze che entrano in contatto con l’organismo possono avere effetti sgraditi e il fatto di assumerle o di rinunciare a farlo è sempre il risultato di un bilancio fra costi e benefici. Vale per il cibo, per i farmaci e in particolare per i vaccini. Quando si è malati si accetta più facilmente il rischio di effetti avversi pur di stare meglio. Oggi però, almeno nei paesi ricchi, accettiamo male l’idea di assumere qualcosa che può avere effetti collaterali solo allo scopo di non ammalarci. Ancora più difficile è l’azione «altruista» di vaccinarsi per evitare di trasformarsi in focolaio di una infezione che a noi può non nuocere molto, ma può essere pericolosa per i più deboli (anziani o soggetti con malattie croniche, persone immunodepresse, bambini sotto un anno di età).

Vaccinarsi dunque richiede uno sforzo di razionalità e di informazione, ma i benefici sopravanzano i costi.

Un esempio? Il morbillo

Il morbillo è considerato una malattia infantile e innocua. Ma non è così. Può colpire a tutte le età ed è contagiosissima. Nel mondo è la prima causa di morte fra i bambini. Secondo l’Oms, nel 2012 ha fatto 139.300 vittime, 15 ogni ora, quasi tutti bambini sotto i cinque anni. Nei Paesi ricchi la mortalità è molto più bassa perché le condizioni a contorno sono migliori, il problema però resta consistente. Nell’Unione Europea nel 2011 si sono ammalate di morbillo 30 mila persone, e dal 2009 al 2011 in tutto il continente i casi sarebbero quadruplicati, al punto che Science ha definito questa malattia «l’imbarazzante problema dell’Europa». In un caso su quattro è stato necessario un ricovero in ospedale. Secondo l’Oms, le complicazioni sono più frequenti in pazienti con meno di cinque anni, o con più di venti.

Prima del 1963, quando il vaccino contro il morbillo è stato immesso sul mercato, la malattia colpiva, una volta nella vita, praticamente la totalità delle persone. Il virus passa facilmente da una persona all’altra, basta un colpo di tosse o uno starnuto. All’epoca la malattia uccideva 2 milioni di bambini all’anno.

Si calcola che nel 2010 l’85% dei bambini al mondo avesse ricevuto almeno una dose di vaccino contro il morbillo. Se il 95% delle persone al mondo fossero vaccinate, si raggiungerebbe insomma la cosiddetta immunità di gregge, che garantirebbe protezione anche a quel 5 per cento di persone che non possono essere vaccinate perché immunodepresse o sotto l’anno di età.

Vaccini e autismo

Nel 1998 un medico britannico di nome Andrew Jeremy Wakefield pubblicò su The Lancet uno studio sconvolgente, dal quale risultava che il vaccino trivalente, contro orecchioni, morbillo e rosolia, sarebbe stato da mettere in relazione con l’insorgenza di autismo e problemi gastrointestinali in diversi bambini. L’ipotesi di un possibile legame fra autismo e vaccini sollevò un’ondata di panico. Nel 2004 però un giornalista del Sunday Times (Brian Deer) mise in luce dei conflitti di interesse da parte di Wakefield (pagato da un gruppo interessato a fare causa contro i produttori del vaccino). Altre indagini dimostrarono che i dati di Wakefield erano falsi così come le sue conclusioni. Nel 2010 Lancet sconfessò l’articolo del 1998 mentre Wakefield veniva radiato dall’ordine dei medici inglesi. Nel frattempo, però, i danni provocati sono stati enormi. Secondo l’Associated Press, in Gran Bretagna il tasso di immunizzazione sarebbe crollato dal 93 al 73 per cento (addirittura al 50 in certe zone di Londra) e 125 mila bambini americani nati alla fine degli anni ’90 non sarebbero stati vaccinati come conseguenza dell’annuncio di Wakefield.

«Non esiste nessun dato che possa mettere in relazione il vaccino trivalente o il vaccino contro il morbillo con l’autismo. Purtroppo i primi sintomi di autismo si manifestano intorno ai 18 mesi, più o meno in coincidenza con la somministrazione della prima dose del vaccino trivalente. Questo può portare a fare associazioni che però non sono scientificamente fondate, perché non risultano esserci differenze nella probabilità con cui l’autismo insorge in bambini vaccinati e non» spiega Massimo Andreoni esperto di malattie infettive e docente all’Università di Roma Tor Vergata. «Il vaccino contro il morbillo è estremamente sicuro: dal 1963 a oggi è stato somministrato a centinaia di milioni di persone, è uno dei vaccini meglio conosciuti al mondo. Può avere effetti sgradevoli, una piccola eruzione cutanea o un po’ di febbre. Le reazioni di tipo allergico però sono molto rare e i rischi non sono neppure lontanamente paragonabili a quelli del morbillo».

Problemi aperti

Fare tanti vaccini insieme può allertare troppo il sistema immunitario predisponendolo a reazioni autoimmuni? Risponde Massimo Andreoni: «Il nostro organismo viene quotidianamente in contatto con innumerevoli microrganismi e sostanze in grado di stimolare il sistema immunitario dopo essere penetrate attraverso le vie aeree o essere state inghiottite. Quindi anche 13 vaccini insieme non possono “stressare” il nostro sistema immunitario perché esso è abituato a combattere su più fronti».

Cosa può far male nei vaccini? «A essere maggiormente messi in discussione sono i cosiddetti adiuvanti, sostanze aggiunte per aumentare la risposta immunitaria. Ma sono costantemente studiate e valutate».

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