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Vaccini, capire il perché della paura

"Vaccini, virus e altre immunità", della scrittrice americana Eula Biss, cerca di fare luce su un tema che ha moltissime sfaccettature

Un calo preoccupante dei vaccini in tutta Italia, oltre la soglia considerata di sicurezza, e un’accesa discussione su come rimediare alla situazione: introdurre l’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola? Il dibattito sui vaccini non accenna a placarsi, tra chi vorrebbe misure coercitive per superare le bufale e la disinformazione sui rischi dei vaccini, e chi difende l’autonomia personale e la libertà di scelta in fatto di salute. Argomenti e partiti opposti, che però non rispecchiano la complessità delle motivazioni sia della grande maggioranza che vaccina sia della piccola minoranza che si oppone.

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Un libro per capire
Nel mondo reale, i pensieri e le riflessioni sono assai più sfumate di come vengono di solito riportati. Se ne fa interprete nel saggio Vaccini, virus e altre immunità – Una riflessione sul contagio, da poco uscito in Italia per Ponte Alle Grazie la scrittrice americana Eula Biss.

Appena nato suo figlio, nel mezzo dell’epidemia di influenza da H1M1, l’autrice si scontra con i dilemmi di tutti i neogenitori: vaccinare o non vaccinare, quali vaccini fare, quali evitare, a quali intervalli. Le sue ricerche, e i pensieri mentre indaga tutte le pieghe della questione “immunità” sono poi diventate materia del saggio, un utile spunto anche per chi ancora ritiene che per convincere gli esitanti sia sufficiente sbandierare i dati sulla sicurezza delle vaccinazioni e della loro utilità.

Una paura che ha radici lontane
La paura delle vaccinazioni – comincia Biss – non è innanzitutto una prerogativa dei nostri tempi. Nel 1881, un volantino parlava del Vampiro della vaccinazione, e metteva in guardia dall’“inquinamento universale” trasmesso dal vaccinatore al “bimbo innocente”. Il timore di una perdita di purezza del corpo, e di un’intossicazione da parte di tutto ciò che non sia “naturale” ricorre nel retropensiero, più che nelle argomentazioni, di coloro che non si fidano della medicina. Tra l’altro – nota a margine che chi programma la comunicazione sui vaccini farebbe bene a tenere presente – i più diffidenti non sono i “più ignoranti”, ma di solito le famiglie con reddito e grado di istruzione più elevato. L’idea che i bambini possano sviluppare naturalmente l’immunità alle malattie contagiose ha ancora il suo fascino, come se i vaccini fossero intrinsecamente innaturali. Dimenticando, scrive ancora Biss, che “gli anticorpi che generano immunità a seguito di una vaccinazione vengono prodotti all’interno dei corpi umani, non in fabbriche”.

Nessuna prova della pericolosità
Le prove “oggettive” della pericolosità dei vaccini non si trovano, perché non ci sono, per quanto a fondo si vada a scandagliare. Ma rintracciare la genesi dei primi dubbi aiuta a capire come e e perché continuano a circolare. Il thimerosal, il conservante a base di mercurio che è uno dei principali spauracchi citati, non è più utilizzato nei vaccini in Europa dal 1992, non perché si sia mai dimostrato un rischio per la salute umana, ma inizialmente per un principio di precauzione. Era in corso il dibattito sull’esposizione al mercurio, e la posizione di “prudenza” assunta da alcune istituzioni scientifiche, per esempio l’Accademia americana di pediatria, ha avuto l’effetto di lasciarsi dietro una scia di sospetti, anche se tutti gli studi successivi hanno escluso qualsiasi rischip per la salute. Il risultato è che nei paesi sviluppati, dove si possono utilizzare vaccini monodose, si può fare a meno del thimerosal, e permettersi il lusso “ di accarezzare paure che invece il resto del mondo non può permettersi”. Tanto è vero che i vaccini che contengono thimerosal sono impiegati in 120 paesi perché sono meno costosi da produrre, conservare e trasferire rispetto ai monodose.

Nessun legame con l'autismo
Sull’altra categoria di paure che aleggia, quella di un presunto legame tra vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, e autismo, perfino i pochi casi in cui un legame tra vaccinazioni e autismo risultava apparentemente più convincente non hanno mai superato la prova. Mentre le prove contrarie – cioè che non ci sia alcun legame - sono schiaccianti. Un articolo basato su dati falsi, il cui autore è stato poi sconfessato, si è guadagnato una sorta di immortalità mediatica che sembra impossibile sconfiggere.

Un rischio che vale la pena correre

Un altro motivo di diffidenza, nel tentativo di difendere la bontà dei vaccini, è che spesso si esagera nel dipingerli come interventi solo salvifici, del tutto privi di rischi. In realtà i vaccini costituiscono, come molti altri interventi della medicina, un rischio che vale la pena correre. Per noi stessi, e non solo.
Biss sconfessa apertamente uno degli argomenti principe degli anti-vaccinisti: che quella dei vaccini sia solo una scelta personale, che riguarda il proprio privato. Potrebbe forse essere così se chi sceglie di non vaccinare vivesse da solo in un’isola deserta. Invece viviamo in società, in cui siamo mutuamente interconnessi. “Ciascuno di noi rappresenta l’ambiente del suo prossimo. E l’imminutà è uno spazio condiviso: un giardino di cui ci prendiamo cura insieme”.

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