Salute

Vaccini e malattie: secondo la Corte UE per stabilire il legame basta un giudice

La scienza nega il legame tra vaccino antiepatite B e sclerosi multipla, ma una sentenza europea lascia la discrezionalità ai giudici

E' di oggi la sentenza della Corte Europea di Giustizia in merito alla causa che coinvolge signor W. e i suoi parenti, che le si erano rivolti chiedendo un risarcimento alla casa farmaceutica Sanofi Pasteur, responsabile, secondo i richiedenti, di aver fornito un vaccino contro l'epatite B che avrebbe causato al paziente la sclerosi multipla. Cosa dice la Corte UE? Che "la prova dell’esistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra tale difetto e il danno subito dal danneggiato può risultare da presunzioni gravi, precise e concordanti soggette al libero apprezzamento del giudice di merito".

La decisione spetta al giudice

Quindi anche se la scienza non ha mai dimostrato l'esistenza di un nesso causale tra un vaccino e una malattia scatenatasi dopo la sua somministrazione, in presenza di determinati gravi e precisi indizi sta al giudice valutare la possiblità che questo nesso esista. "Il giudice di merito", si legge nella sentenza, "può, nell’esercizio del suo libero apprezzamento, ritenere che gli elementi di fatto prospettati da un ricorrente, come il periodo intercorso tra la somministrazione del vaccino e la comparsa di una malattia nonché l’assenza di precedenti familiari o personali del paziente per quanto riguarda la malattia in questione, costituiscano presunzioni gravi, precise e concordanti, di natura tale da dimostrare il difetto del vaccino e l’esistenza di un nesso di causalità tra quest’ultimo e la malattia di cui trattasi, nonostante la constatazione che la ricerca medica non stabilisca un nesso fra la vaccinazione e la comparsa della malattia".

Nel caso specifico, il signor W., un cittadino francese, si era sottoposto a un vaccino contro l'epatite B, in tre dosi, il 26 dicembre 1998, il 29 gennaio 1999 e l’8 luglio 1999. "Nel mese di agosto 1999, il sig. W. ha iniziato a manifestare vari disturbi, che hanno condotto, nel mese di novembre 2000, a una diagnosi di sclerosi multipla". La malattia ha poi avuto una sua progressione fino a rendere nel 2005 il paziente non più in grado di lavorare, per poi raggiungere una disabilità funzionale del 90%, con necessità di assistenza costante, fino al momento della morte sopraggiunta il 30 ottobre del 2011.

Alla ricerca del nesso che la scienza nega

Il ricorso del signor W. e dei suoi parenti risale al 2006, la richiesta era di una condanna alla casa farmaceutica Sanofi Pasteur a un risarcimento per il danno secondo loro provocato al signor W. dal vaccino da essa prodotto. "A sostegno di tale ricorso, hanno fatto valere che la concomitanza tra la vaccinazione e la comparsa della sclerosi multipla nonché la mancanza di precedenti personali e familiari del sig. W. relativamente a tale patologia sono tali da far sorgere presunzioni gravi, precise e concordanti quanto all’esistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra l’inoculazione di quest’ultimo e l’insorgenza della suddetta patologia".

Insomma Il signor W. prima del vaccino stava bene e non c'erano stati nella sua famiglia precedenti di malattia. Poco dopo la somministrazione si è ammalato e la concomitanza di queste due condizioni è, per la Corte Europea di Giustizia, sufficiente a far ipotizzare la possibilità di un rapporto causa-effetto tra vaccino e malattia.

La sentenza specifica che "spetta ai giudici nazionali garantire che gli indizi prodotti siano effettivamente sufficientemente gravi, precisi e concordanti da autorizzare la conclusione secondo cui l’esistenza di un difetto del prodotto appare, nonostante gli elementi prodotti e gli argomenti presentati a propria difesa dal produttore, la spiegazione più plausibile dell’insorgenza del danno, di modo che il difetto e il nesso di causalità possano ragionevolmente essere considerati dimostrati". Ricorda però la Corte UE che "spetta al danneggiato dimostrare, attraverso tutti i mezzi di prova generalmente ammessi dal diritto nazionale e, come nella fattispecie, segnatamente con la produzione di indizi gravi, precisi e concordanti, l’esistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità". E' importante, avvisa la Corte, che il giudice "si ritenga in grado, alla luce dell’insieme delle circostanze pertinenti del caso al suo esame, di formare il proprio convincimento definitivo al riguardo".

"Non ho la necessaria cultura giuridica per commentare sentenze", dice Roberto Burioni, professore Ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, divenuto paladino della lotta alla disinformazione sui vaccini, interpellato da Panorama.it. "La scienza ha determinato che il vaccino contro l'epatite B non ha alcun ruolo nel causare la sclerosi multipla, altro non saprei davvero dirle". "Ai miei occhi di scienziato una sentenza che lega la sclerosi multipla alle vaccinazioni è come una sentenza che afferma che la forza di gravità non esiste, ma per l'appunto sono uno scienziato e non un giudice", conclude Burioni, che mi rimanda alla letteratura sull'argomento.

Molti studi hanno valutato il possibile legame tra questo vaccino e la sclerosi multipla soprattutto a partire dal 1998, quando per la prima volta si creò allarme sulla questione. E una grande quantità di prove scientifiche mostra che la vaccinazione contro l'epatite B non causa né peggiora la sclerosi multipla, una malattia che colpisce il cervello e il midollo spinale e può causare invalidità permanente e morte. La scienza nega dunque questo legame, ma la Corte Europea di Giustizia rimette la responsabilità di determinarlo non a scienziati o medici bensì ad altri giudici. "Temo che in un'aula di Tribunale contino più i cavilli giuridici che i lavori scientifici di immensa solidità" conclude Burioni.

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