Medici italiani
Salute

Una cartella clinica informatica per ridurre i ricoveri in ospedale

I primi risultati della sperimentazione presentati al congresso della Federazione delle associazioni dei medici internisti

Uno studio recentemente pubblicato su «Italian Journal of Medicine», che riprende i dati nazionali relativi al 2013, analizza le schede di dimissione ospedaliere (Sdo) e mette in evidenza che sul totale dei ricoveri per tutte le discipline (9.842.485), il 12 per cento riguarda la medicina interna (1.186.274 pazienti). Questi dati sono stati presentati al XXI Congresso nazionale della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti in corso a Roma.

Un data base informatico per tutti i pazienti
Il 90 per cento dei ricoveri nei reparti di medicina interna ha carattere d’urgenza. Le prime dieci patologie diagnosticate sono nell’ordine: insufficienza cardiaca, edema polmonare, polmonite, setticemia, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva, anemie, insufficienza renale, attacco ischemico transitorio, cirrosi.
«La medicina interna si occupa soprattutto della gestione del malato complesso, polipatologico», spiega Mauro Campanini, direttore del dipartimento di medicina interna dell'azienda ospedaliera di Novara e presidente della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti. «Si tratta di pazienti che vengono ricoverati per problematiche acute, ma che proprio in relazione alla loro complessità, alla presenza di patologie multiple e all’età spesso avanzata tendono a presentare plurimi re-ricoveri, tornando in ospedale anche tre-quattro volte l’anno». Per far fronte a questa situazione nel corso del congresso è stato presentato un progetto in itinere che consiste nell’applicazione di una cartella clinica informatizzata, al momento dedicata alle malattie respiratorie croniche per il paziente dimesso dall’ospedale. «Con la cartella informatizzata del paziente e una migliore gestione integrata domiciliare, si prevede che si possa arrivare a ridurre sensibilmente il numero di re-ricoveri. Una riduzione che gioverebbe non poco al paziente e al Sistema sanitario nazionale», spiega Campanini. «L'obiettivo è creare un “data base” informatico con dati omogenei che consenta di seguire il paziente anche dopo la dimissione».

Nuove terapie per l'epatite virale
Nel corso del congresso dei medici internisti si discute anche di nuove terapie dell'epatite virale, cura delle malattie rare e nuovi farmaci per le malattie cardiovascolari. Ma anche di una diversa «valorizzazione delle prestazioni di medicina interna» nell'ambito del sistema sanitario nazionale. «Stiamo lavorando per una nuova e corretta collocazione della medicina interna nell’ambito del Servizio sanitario nazionale», sottolinea Campanini. «Il percorso intrapreso comprende anche la rivalutazione dei Drg, cioè i sistemi che permettono di classificare i pazienti dimessi da un ospedale, in medicina interna, in modo da poter conferire alle nostre attività cliniche un adeguato peso».

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti