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Salute

Un esoscheletro comandato da onde cerebrali per tornare a camminare

Riesce a sostenere e muovere gli arti inferiori nelle persone paralizzate grazie a un dispositivo che “legge” il pensiero

L’aspetto può sembrare un po’ quello di un androide da film di fantascienza e i movimenti appaiono leggermente goffi e lenti, ma l’esoscheletro costruito da scienziati dell’Università della Corea in collaborazione con l’Università di Berlino fa quello per cui è stato progettato: riesce a far camminare chi lo indossa. Anche se non può più muovere le gambe.

Il sistema di comando dei movimenti è stato pensato proprio per le persone disabili, che non possono controllare joystick o premere pulsanti: funziona infatti tramite lettura delle onde cerebrali. Il meccanismo di controllo è semplice. Nella parte frontale c’è un pannello con cinque led, ciascuno lampeggiante a una diversa frequenza e associato a un differente comando: muoversi in avanti, girare a destra, sinistra, sedersi o stare semplicemente fermi. Il soggetto indossa una cuffia per elettroencefalogramma, cioè dotata di elettrodi per rilevare le onde cerebrali; per impartire un ordine basta focalizzare lo sguardo su una delle cinque luci lampeggianti: un dispositivo BCI (Brain control interface) decifra gli impulsi elettrici del cervello che scaturiscono dall’osservazione della specifica frequenza di lampeggiamento del led, attivando così il comando associato.

Dall’esoscheletro parte un segnale wireless che viene raccolto da un apparecchio e poi processato da un computer. Identificato il tipo di onda cerebrale e accoppiato con il relativo comando, il computer ritrasmette all’esoscheletro le istruzioni per attivare i meccanismi che generano lo specifico movimento desiderato dall’utente.

“Con il nostro sistema possiamo far tornare a camminare persone affetta da SLA o con gravi lesioni alla spina dorsale, che hanno difficoltà o perso l’uso degli arti inferiori” dice Klaus Muller, uno degli artefici dell’invenzione e tra gli autori che la descrivono su un articolo pubblicato oggi sul Journal of Neural Engineering.

Finora i test sono stati eseguiti su persone normalmente abili, ma il facile training (sono sufficienti pochi minuti per imparare a usare l’esoscheletro robot) e l’innovativo sistema di comando fanno dell’apparecchio un promettente aiuto per gli individui con gravi disabilità.

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