Tumori cerebrali: potenziare le cellule immunitarie per fermare il glioblastoma

Uno studio canadese ha individuato un farmaco antifungino in grado di rallentare l'avanzata del tumore, ma i rischi restano alti

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Marta Buonadonna

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I tumori cerebrali maligni spesso sono resistenti alle terapie convenzionali a causa della presenza di cellule iniziatrici tumorali, quelle che causano la comparsa e la proliferazione del cancro, che si comportano come cellule staminali e hanno quindi una notevole capacità di auto-rinnovarsi. In pazienti con glioblastoma queste cellule iniziatrici sono spesso circondate da cellule immunitarie, come le cellule della microglia e microfagi, che controllano costantemente i tessuti del sistema nervoso centrale e costituiscono la prima linea di difesa immunitaria.

Uno studio pubblicato questa settimana su Nature Neuroscience dimostra che stimolando farmacologicamente le cellule immunitarie presenti nel cervello è possibile ridurre la proliferazione delle cellule staminali iniziatrici tumorali in un modello animale di tumore al cervello. La ricerca identifica così una potenziale terapia per una delle forme più aggressive di tumore cerebrale.

Esaminando le cellule immunitarie derivate dai tumori cerebrali dei pazienti per capire il loro effetto sulla crescita delle cellule staminali iniziatrici tumorali, Wee Yong e colleghi dell'Università di Calgary, in Canada, hanno scoperto che le cellule immunitarie dei malati hanno un effetto molto blando di mitigazione della proliferazione delle cellule tumorali. Ma prelevando le cellule della microglia e i microfagi da pazienti senza tumore, il loro effetto di riduzione della crescita delle cellule iniziatrici tumorali è molto più marcato. Quello che serviva era dunque provare a potenziare l'effetto delle cellule immunitarie del paziente malato e per farlo i ricercatori hanno testato una serie di composti prima di identificare una molecola, l'Amfotericina B, che riesce ad attivare i macrofagi e le cellule della microglia per rallentare la proliferazione delle cellule iniziatrici tumorali nei topi.

Il farmaco utilizzato è un antifungino. Una volta somministrato ai topi su cui erano state trapiantate cellule iniziatrici umane, la sopravvivenza de "paziente" arrivava quasi a raddoppiare, per effetto della significativa riduzione della crescita del tumore. Ci sarebbe di che essere ottimisti riguardo il suo uso sull'uomo se non fosse che l'Amfotericina B, pur essendo approvata dall'Fda americana, è nota per avere gravi effetti collaterali: causa febbre e può provocare un'insufficienza multiorgano se usata in dosi elevate per via endovenosa, fino a risultare potenzialmente letale.

Saranno perciò necessari ulteriori studi volti a determinarne la sicurezza e la possibilità di utilizzare questo farmaco e altri simili attivatori del sistema immunitario come potenziali trattamenti per il gliobastoma.

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