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Salute

Tumore alla prostata: ecco le novità per la prevenzione

No a biopsie alla cieca ma risonanza magnetica multiparametrica. L’esperto ci spiega le nuove tecniche per la diagnosi precoce

Prima di tutto diamo un po’ di numeri: ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa trentacinquemila nuovi casi di cancro alla prostata. È tra i tumori più diffusi tra la popolazione maschile, ma fortunatamente il tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è molto elevato, circa il settanta per cento. Se però si interviene tempestivamente.

E proprio di diagnosi precoce e prevenzione tratterà l’incontro che l’Unità di Urologia con URI, l’Istituto di Ricerca Urologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, organizza il 26 novembre per sensibilizzare il pubblico sui temi della salute e della prevenzione in ambito urologico. L’evento divulgativo, con ingresso libero e gratuito, prevede gli interventi degli esperti urologi su temi quali la patologia benigna della prostata, i tumori, i disturbi sessuali e minzionali dopo eventuali interventi e la prevenzione al maschile. Gli esperti saranno a disposizione per rispondere a qualsiasi dubbio e domanda.

Abbiamo chiesto al professor Francesco Montorsi, primario di Urologia e direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di spiegarci quali sono le novità nell’ambito della lotta contro questa tipologia di tumore.

“I dati più recenti che emergono dagli studi effettuati negli ultimi sei mesi convalidano che l’arma più efficace per cancro alla prostata è la prevenzione. Però in questo caso non si può parlare di prevenzione primaria in quanto i fattori di rischio sono l’età, la familiarità (è stato confermato che il rischio è massimo quando ci sono fratelli che ne sono stati colpiti piuttosto che il genitore) e fattori ambientali (in estremo oriente per motivi legati ad abitudini alimentari l’incidenza è più bassa). In altre parole: mentre per altre patologie, come per esempio l’infarto, alimentazione e attività fisica possono far diminuire il pericolo, per il tumore alla prostata non ci sono particolari comportamenti o abitudini da evitare e diventa necessaria la prevenzione terziaria, cioè fare la diagnosi il prima possibile”.

In termini di età cosa significa?

L’esame del sangue per misurare il PSA (antigene prostatico specifico, l’enzima prodotto dalla prostata) deve essere effettuato a 45 anni, ma se in famiglia ci sono stati casi di tumore allora è meglio iniziare a monitorare il PSA già a 40 anni. Il novanta per cento delle diagnosi precoci infatti scaturisce dall’evidenza di valori di PSA alto.

Come ci si regola dunque dopo l’esame del sangue?

Chi ha un valore di PSA inferiore a 1 nanogrammo per millilitro incorre in un rischio molto basso di sviluppare il tumore nei successivi 25 anni. Il paziente che invece presenta un valore superiore deve essere monitorato una volta all’anno, sempre con misura del PSA, esame prostatico eseguito dall’urologo e se necessario sottoporsi a risonanza magnetica multiparametrica, uno screening diagnostico non invasivo che individua zone all’interno della prostata a rischio tumore.

È necessaria anche la biopsia?

Un tempo si eseguivano biopsie prostatiche alla cieca, oggi si fanno solo dove la risonanza mostra delle anomalie. È questa una delle maggiori novità in ambito diagnostico: la biopsia viene effettuata in concomitanza con le immagini della risonanza e con l’ecografia per guidare l’ago nel preciso punto dove si intravede qualcosa di sospetto e non più come in passato prelevando campioni in una qualsiasi area della prostata. Anche perché così si evitano interventi successivi non strettamente necessari

Cosa fare se gli esami evidenziano qualcosa?

È importantissimo distinguere la serietà della patologia: spesso i risultati di biopsie eseguite appunto “alla cieca” scoprono tumori benigni che non necessitano di essere rimossi ma solamente da tenere sotto controllo. In questo caso sarebbe meglio non ricorrere a radioterapia e asportazione chirurgica, interventi che sottopongono il soggetto a inutili stress. C’è però a volte un atteggiamento allarmistico da parte di pazienti e medici di fronte a questi “tumorini”, generalmente innocui, che portano a “overtreatment” cioè a trattamenti invasivi che si potrebbero evitare: la cosa migliore è tenerli sotto osservazione periodicamente e intervenire solo se è assolutamente indispensabile.

Per chi volesse saperne di più:

“Prostata: un incontro con gli uomini”, 26 novembre 2015, ore 18.00. Palazzo Mezzanotte, Piazza degli Affari 6, Milano. Ingresso libero e gratuito. Organizzato da Urological Research Institute dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e da Ipsen nell’ambito del progetto Il prossimo primo passo www.ilprossimoprimopasso.it

 

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