Salute

Tumore al polmone, aumenta l’incidenza nelle donne

Principale responsabile l’aumento delle fumatrici, ma anche il fumo passivo e fattori ormonali. Gli esperti: non fumate in casa

woman smoking a cigarette

Angelo Piemontese

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Il cancro ai polmoni sembra destinato a diventare sempre più rosa. Mentre negli uomini l’incidenza è in calo, il trend è in salita per le donne.

È quanto emerso dai dati presentati a CIOT2016, la Conferenza Internazionale di Oncologia Toracica giunta alla sua quinta edizione, tenutasi a Napoli dal 23 al 25 giugno e organizzata ogni due anni dall’AIOT (Associazione Italiana di Oncologia Toracica).

Nel 2015 in Italia sono stati diagnosticati 11.700 nuovi casi di cancro al polmone nelle donne per le quali è la terza causa di morte oncologica (11%) dopo il tumore alla mammella e al colon-retto.

Mentre negli uomini si è osservata, già a partire dagli anni novanta, una riduzione sia della mortalità sia dell’incidenza, nelle donne invece questi livelli, seppure ancora molto inferiori rispetto a quelli maschili, sono in costante aumento, con un incremento annuale del 2% per l’incidenza e dell’1% per la mortalità dal 1970 al 2015.

Principale responsabile è il fumo di sigaretta. Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologica Toracica, Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, Past President AIOT sostiene che “se domani la popolazione mondiale decidesse di smettere di fumare, tra 30 anni il carcinoma polmonare risulterebbe abbattuto del 90 % come mai nessuna terapia potrà ottenere"

"Bisognerebbe attuare campagne di prevenzione primaria “aggressive” rivolte alla fascia delle trentenni: abbandonare le sigarette a questa età significa garantirsi la possibilità di abbassare ai minimi termini il rischio di malattia, cosa che non accade se si smette a 50 anni”.

Fumo passivo e cause genetiche altre cause della malattia

Ma anche per le non fumatrici il rischio è in aumento. Le statistiche infatti mostrano che sono di più le donne non fumatrici che vivono con un fumatore che il contrario. “Accendere una sigaretta in salotto o in camera da letto è come aprire la porta di casa ad un serial killer” dicono gli esperti.

Eppure venti italiani su cento hanno l’abitudine di fumare in casa. Il 48% dei tumori polmonari diagnosticati nelle donne è infatti adenocarcinoma, una forma che colpisce soprattutto i non fumatori.

Cesare Gridelli, presidente dell’Associazione Italiana Oncologica Toracica (AIOT) afferma che l’aumento dell’incidenza della malattia in donne non fumatrici “ci fa ipotizzare che ci sia anche una causa genetica e ormonale, ma non sono ancora ben chiari i meccanismi di questa relazione”.

Le “light” non sono meno dannose

Le donne inoltre preferiscono sigarette “leggere” ma questo non significa abbassare il rischio, anzi. “Il maggiore utilizzo di sigarette con filtro e di tipo light induce ad aspirare più profondamente portando il fumo e i suoi agenti cancerogeni nella parte più in profondità dell’albero bronchiale dove insorge tipicamente l’adenocarcinoma” spiega Gridelli.

Farmaci e sigarette elettroniche per dire addio alle bionde

Suggerimenti dunque per smettere di fumare? “Esistono su tutto il territorio nazionale, negli ospedali e negli istituti dei tumori, dei centri antifumo che impiegano vari sistemi: dal consueling psicologico all’uso farmaci sia chimici sia naturali” dice a Panorama.it Marco Alloisio Presidente della Lega Italiana per Lotta ai Tumori (LILT).

Tra questi ultimi ricordiamo la citisina “che ha un costo relativamente basso e che riscuote buoni risultati”: è un preparato galenico di origine naturale prodotto direttamente nelle farmacie attrezzate di laboratorio. “Purtroppo questi rimedi naturali non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale che dovrebbe invece renderli gratuiti”.

Sigaretta elettronica: sì o no? “Solo una percentuale molto bassa dei fumatori la usa per smettere, non più del 3,5%. Non ci sono ancora dati definitivi né sulla dannosità dei prodotti inalati con la sigaretta elettronica né sui benefici” dice Alloisio.

“Il mio parere personale: se un forte fumatore deve smettere di colpo, cioè da un giorno all’altro perché magari gli è occorsa una patologia di tipo cardiovascolare piuttosto importante come l’infarto o una malattia oncologica, l’uso della e-cig potrebbe mitigare gli effetti traumatizzanti derivanti dalla repentina interruzione”.

Un risultato è sicuro: chi usa la sigaretta elettronica riduce il consumo di quelle normali e probabilmente un 20% di quelli che la utilizzano smettono poi definitivamente di fumare.

“Tutto sommato non sono del tutto contrario al suo uso, facendo in modo che questa sia testata in maniera totale nei prodotti che contiene e negli evaporati, in modo tale che si appuri sia completamente innocua”.

 

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