Salute

Sostanze tossiche per gli ormoni: una task force europea per risolvere il problema

Accordo tra parlamento europeo e società europea di endocrinologia per una nuova politica comunitaria della salute ormonale

interferenti-endocrini

Angelo Piemontese

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Interferenti endocrini. Ne avete mai sentito parlare? Sono sostanze chimiche presenti in materiali e oggetti di uso quotidiano come contenitori, plastiche, mobili, giocattoli, cosmetici o diffusi nell’ambiente attraverso l’uso di pesticidi o l’inquinamento industriale e che interagiscono negativamente con l’equilibrio ormonale.

Eppure ne siamo a contatto tutti i giorni, con conseguenze nocive per la nostra salute. Per cercare di risolvere questo problema il 7 marzo 2018 presso il Parlamento Europeo di Bruxelles si è tenuto il meeting Impact of Hormones in European Policies for Health and Research durante il quale è stato dato il via ai lavori di una Task Force europea chiamata Interest Group On Hormones.

Una pietra miliare importante perché per la prima volta l’endocrinologia entra nell’agenda politica comunitaria in maniera sistematica.

“Gli interferenti endocrini possono avere un impatto importante sul cervello soprattutto durante lo sviluppo” ha sottolineato il Professor Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia al San Raffaele di Milano e Presidente Eletto dell’ESE, la Società Europea di Endocrinologia e ideatore del progetto.

“Il cervello infatti è goloso di ormoni durante la crescita: ha bisogno di ormoni tiroidei, testosterone, estrogeni, i cui livelli vengono alterati dalle sostanze chimiche come ftalati e bisfenolo A

Già nel 2015 l’Europa aveva rilevato un aumento esplosivo dei costi sanitari causati dall’esposizione agli interferenti endocrini: tra i 157 e i 270 miliardi di euro l’anno.  

“È un tema molto sentito: la Commissione Europea è attiva nella definizione e regolazione delle sostanze tossiche per la salute”.

Quali sono le sostanze nocive per gli ormoni

Gli ftalati sono presenti soprattutto nel PVC, composto plastico dagli usi innumerevoli, dalla produzione di tubi per l’acqua potabile alle pellicole per imballaggi, solo per citare quelli più comuni. Ma si trova in tantissimi altri manufatti di plastica che teniamo in casa (serbatoi, rubinetti, vasche da bagno) e spalmato come rivestimento anche su tessuti e pavimenti.  

Alcuni studi hanno mostrato che gli ftalati possono produrre effetti analoghi a quelli degli ormoni estrogeni, ostacolando quindi la formazione dell’apparato genitale maschile.

Inoltre sulle cavie in laboratorio si è visto che l’esposizione a queste sostanze provoca danni al fegato, ai reni, ai polmoni e in generale a tutti gli organi.

Il bisfenolo A è classificato come sostanza estremamente preoccupante per la sua tossicità per il sistema riproduttivo e può passare dal rivestimento interno in plastica dei contenitori metallici negli alimenti in questi contenuti.

Agisce anch’esso come gli estrogeni e anche piccole dosi possono fermare completamente l’apporto degli ormoni alla crescita delle cellule del cervello.

In Europa ogni Paese ha una differente legislazione per quanto riguarda i limiti dell’impiego di queste sostanze nella produzione industriale. In Italia sono invariati dal 2008.

Per questo l’Interest Group On Hormones inizierà subito a lavorare sul problema, urgente per la nostra salute, ma anche ad occuparsi di altre tematiche sempre in ambito della scarsa conoscenza delle malattie endocrine.

L’importanza sottovalutata degli ormoni

“Dobbiamo pensare al sistema ormonale come ad un esercito di messaggeri che impartisce istruzioni in decine di funzioni. Dalla crescita alla riproduzione, dal metabolismo energetico alla regolazione degli zuccheri nel sangue e dell’acqua nell’organismo con effetti sulla pressione arteriosa e quindi sull’intero apparato cardiocircolatorio” spiega Giustina.

Il sistema nervoso e quello endocrino controllano tutte le funzioni del nostro corpo, ma come inviano e ricevono messaggi? Hanno un funzionamento diverso: il primo può essere paragonato a una rete internet cablata, mentre il secondo al Wi-Fi, il cui “server” è costituito dall’ipotalamo (che si trova nel cervello), dall’ipofisi (anch’essa alla base del cranio) e dalle ghiandole surrenali (che invece si trovano nei reni).

“Il ruolo degli ormoni è fondamentale per la salute di muscoli e ossa e nello sviluppo di patologie come diabete, obesità e osteoporosi: praticamente ognuno di noi avrà a che fare con un problema ormonale nel corso della propria vita”.

L’uso scorretto degli ormoni in ambiti non terapeutici

Un recente sondaggio nel Regno Unito ha rilevato che il 56% degli utilizzatori impiega l’ormone della crescita, ormoni sessuali e steroidi a fini meramente estetici e cosmetici, per migliorare l’aspetto del corpo o per incrementare la performance atletica, non solo nel body building ma anche in sport come calcio e rugby, anche a livello amatoriale.

“Gli ormoni sono sostanze delicate e introdurli nell’organismo significa inibirne la produzione da parte dell’organo deputato, oltre a rischiare di utilizzarne dosaggi inappropriati e determinare effetti collaterali, malattie secondarie e aumentare il rischio di morte” ammonisce Giustina.

“L’endocrinologia paga il prezzo di una scarsa consapevolezza del ruolo degli ormone nel mantenimento della salute e in molte malattie: altre specialità mediche che hanno avuto negli anni occasioni di visibilità hanno efficacemente educato la popolazione, per esempio mettendole in grado di riconoscere i segni di un infarto o di un ictus. In questo senso per gli ormoni c’è ancora molto da fare: il gap va colmato a livello comunitario, cosa che ci proponiamo di raggiungere con questa iniziativa”.

Obiettivo della task force Interest Group Of Hormones è quindi anche combattere la tendenza alle fake news e alla disinformazione relativa alle tematiche endocrinologiche.

Il paradosso della vitamina D

Tre le priorità emerse nel corso dell’incontro e considerate più urgenti, anche quella di colmare il gap di Vitamina D nei Paesi i cui cittadini ne hanno un livello troppo basso, tramite screening di fasce della popolazione, supplemento e fortificazione degli alimenti ove necessario.

Infatti, gli abitanti di Stati come Grecia, Croazia, Romania, Spagna, Bulgaria e Italia, nonostante il clima favorevole ad una regolare esposizione al sole per raggiungere i livelli ottimali di questo ormone, presentano livelli di vitamina D inferiori fino al 50% rispetto agli altri.

Infatti nei Paesi nordici, benché le ore di sole giornaliere siano minori rispetto a quelli che si affacciano sul Mediterraneo, le popolazioni sono incentivate, proprio perché non possono usufruire dei raggi solari per incrementare la vitamina D, a seguire diete con alimenti ricchi di questo ormone (olio di fegato di pesce, latte, uova) e a colmare la carenza con l’assunzione di integratori.

Cosa che in Italia non avviene: si stima che quasi i tre quarti dei connazionali dovrebbero supplire con integratori, dieta ed esercizio fisico. La vitamina D è infatti essenziale per prevenire osteoporosi e fondamentale per la salute dell’apparato muscolo scheletrico, perché fissa il calcio nelle ossa.

“Non è accettabile che i cittadini di alcuni Paesi Europei abbiano questo deficit: è l’esempio di come politiche comunitarie coordinate potrebbero migliorare la salute di intere popolazioni” conclude Giustina.


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