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Salute

Sindrome da depressione autunnale: cos’è e come difendersi

Il cambiamento di stagione influisce sul tono dell’umore, causando depressione e calo delle performances: ecco i consigli per affrontarla

Insonnia, inappetenza o al contrario di troppa fame, risveglio difficile al mattino, senso di stanchezza, difficoltà di concentrazione e brusca riduzione del desiderio sessuale.

Sono sintomi tipici che molte persone sperimentano in questo periodo dell’anno, quando, dopo l’equinozio del 21 settembre, è cominciato ufficialmente l’autunno.

Questa condizione ha un nome preciso nell’ambito della psicologia: sindrome da depressione autunnale (SAD).

I professionisti del settore la conoscono bene, perché colpisce frequentemente chi già si trova in una situazione di equilibrio dell’umore precario. Ed è ben documentata nella letteratura scientifica del settore.

Abbiamo chiesto al dottor Francesco Attorre, psicologo e psicoterapeuta, di spiegarci tutto quel che c’è da sapere sula SAD, anche per far conoscere a chi ne è colpito e alle persone che gli stanno intorno che gli sbalzi d’umore che arrivano improvvisamente in questa stagione sono dovuti proprio all’influenza che il cambiamento stagionale ha sulla sfera fisica e psichica.

Come si manifesta la sindrome da depressione autunnale?

“Sostanzialmente con un atteggiamento di introversione e chiusura in sé stessi, ricerca di momenti in cui appartarsi e restare in silenzio, diminuzione del desiderio di lasciarsi andare ad esperienze di piacere, di convivialità, di svago e tendenza invece a ritirarsi nella propria intimità”.

Che cos'è la SAD?

“Un tempo considerata un vero e proprio disordine affettivo stagionale, in pratica una depressione del tono dell’umore che si manifestava in autunno, è oggi ampiamente rivista come realtà clinica".

"Rappresenta una variante di quei disturbi dell’umore che si manifesta in modo ricorrente, ma con sintomi di tono assai minore rispetto alla depressione vera e propria”.

Può essere considerata una vera malattia? 

“No, poiché non impedisce lo svolgere delle normali attività della vita quotidiana, creando scompensi più o meno significativi al lavoro, nella sfera delle relazioni, e in quella affettiva. Procura però una riduzione progressiva della performance generali, una sorta di rallentamento delle proprie emozioni, della propria carica vitale e delle espressioni della personalità stessa che si fanno man mano sempre più povere, scarne, quasi aride. Esattamente come avviene alle foglie d’autunno che ingialliscono, così i colori della personalità impallidiscono anche loro, staccandosi dai rami, che ne risultano così impoveriti”.

Quali sono le cause riconosciute per la comparsa di questa sindrome?

“È generata da più fattori. Sicuramente il “cambio” di stagione incide e non poco, dal momento che crea uno squilibrio a livello percettivo e sensoriale (il clima più freddo, l’imbrunire repentino, l’aumento delle piogge)”.

“Ma agiscono anche altre cause, come l’inizio dell’attività lavorativa a pieno regime dopo le vacanze estive, il doversi ritagliare un maggiore spazio “intimo” tra le mura domestiche rispetto all’elevato grado di libertà sperimentato in estate. In concomitanza con l’abbassarsi della temperatura si riduce anche, in moto transitorio, l’attività del sistema immunitario, che concorre ad abbassare l’umore in modo lieve-moderato”.       

Quali sono i soggetti maggiormente colpiti da questo problema? 

“Le persone che manifestano una ansia latente, cosiddetta “libera e fluttuante” e cioè quasi costante e, seppur lieve, in grado di limitare la libera espressione della personalità. Le persone insicure per natura, che hanno bisogno di conferme e di consensi, che sono abituate ad accontentarsi a piccole certezze piuttosto che affrontare grandi cambiamenti, che si riconoscono facilmente suscettibili ed estremamente sensibili di fronte agli eventi della vita quotidiana”.

“Anche chi conduce una vita relativamente povera in termini di stimoli ed esperienze, piuttosto monotona nella gestione del quotidiano. Tutti questi soggetti sono in genere colpite in modo lieve da fenomeni ipocondriaci, dalla paura cioè di avere qualcosa che non va nel proprio corpo e che potrebbe essere una malattia da scoprire in tempo utile pena la morte per mancanza di cure adeguate”.     

Perché compare soprattutto in autunno? Può presentarsi anche in altre stagioni?

“Certo, può presentarsi in qualsiasi altra stagione anche se in frequenza assai minore, e persino in estate, nel passaggio cioè tra la primavera e l’estate. Anzi, quando compare in questo particolare periodo può assumere connotazioni abbastanza serie, tanto da portare alcuni dei soggetti colpiti a rischio suicidio. Non sono infrequenti in letteratura psichiatrica i suicidi nel mese di maggio/giugno, a dimostrazione di quanto forte possa essere il calo dell’umore in questo periodo”.

“Compare tuttavia più frequentemente in autunno perché a livello climatico e psicologico assistiamo ad un forte cambiamento caratterizzato da chiusura in senso generale, rispetto al senso di apertura che invece si faceva contagioso nel corso della stagione estiva”.

“Ad un senso di libertà, di spensieratezza, di distacco quasi dal mondo e dalle responsabilità, tipico dell’idea della vacanza, di distacco persino dai vestiti per il caldo, si passa ad un progressivo ma inesorabile movimento di introversione, di ritorno a casa, dicendo addio al mare e al costume, di assunzione di responsabilità e di concentrazione”.

“Tutto questo può diventare pesante, per certi aspetti, difficile da gestire, e se la persona presenta dei fattori di rischio come quelli su elencati, potrebbe risentirne in qualche modo, fino a soffrirne in modo clinicamente significativo”.       

Come poter fronteggiare questo problema?

Prendendo la vita così com’è, senza risentirne a livello emozionale dei suoi alti e bassi, delle mille sfaccettature con cui si presenta, delle sfide a cui chiama quasi quotidianamente, dei problemi che a diverso modo sa riservarci”.

  • Riempire la nostra giornata di cose belle, di momenti interessanti ed evolutivi, cioè capaci di farci migliorare, di esperienze piacevoli sia per il corpo che per la mente, può sicuramente essere uno strumento per impedire all’umore di scivolare giù”.


  • Riconoscersi una positiva immagine di sé, un buon tessuto di relazioni, esperienze in grado di gratificarci facendoci sentire importanti. L’umore si nutre di feed back positivi che giungono dalle relazioni, quelle significative: dunque è importante distaccarsi dalle persone cosiddette negative e coltivare relazioni in grado di stimolare in modo positivo la nostra creatività, il nostro entusiasmo, facendoci nascere passioni e idee”.


  • “È molto importante infine aver cura di sé, del proprio corpo con una attività fisica moderata e momenti di profondo benessere (come le sedute in una spa), e della propria mente, con interessi da coltivare a livello personale, ad esempio la lettura, o passioni da far nascere e grazie alle quali stimolare la fantasia creativa”.


  • Ritagliarsi nell’arco di ogni giornata semplicemente cinque minuti per sé, da dedicare a sé ed al proprio benessere, cinque minuti per “stare bene”, significa far crescere il picco di benessere dell’umore, mantenendolo ben oltre il livello soglia che può risentire degli agenti destabilizzanti ambientali, garantendogli stabilità”.                


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