Salute

Serve davvero il test del Psa, l’enzima che viene prodotto dalla prostata, per prevenirne il cancro?

Mai un esame per la prevenzione precoce è stato tanto controverso come questo. Non riduce la mortalità e non ha senso farlo a tutti, dicono alcuni studi. Sbagliato, è un esame utilissimo, ribattono altri. I pazienti, intanto, non sanno bene che cosa pensare. Non solo: quando il test, una volta fatto, è positivo, che cosa significa nel concreto? È giusto preoccuparsi?

Provette per i test di laboratorio (Credits: Spada/La presse)

Non è un’indagine impeccabile, a volte è inutile e genera ansie

di Roberto Labianca, direttore del dipartimento oncoematologico agli Ospedali riuniti di Bergamo

Il test del Psa non è considerato del tutto convincente, perché dà risultati controversi. Uno screening di massa deve dimostrare in modo inequivocabile di salvare vite umane, mentre in questo caso ci sono spesso conclusioni opposte.

È un esame poco specifico, si alza non solo per un sospetto tumore ma anche in caso di infiammazione alla prostata, dà quindi molti falsi positivi. Facendo il test a 100 uomini, si troverebbero magari 80 tumori in una fase silente, che non darebbero mai problemi; così invece si avviano ulteriori test, accertamenti e biopsie di cose senza rilevanza clinica.

In conclusione, io consiglio il test del Psa agli uomini dai 50 anni in avanti, se ci sono sintomi evocativi oppure se c’è familiarità: se il proprio padre ha avuto un tumore alla prostata, allora il rischio è maggiore. Se, in tal caso, il Psa è positivo, subentra una fase in cui bisogna seguire bene questi pazienti spiegando loro quali sono le varie alternative, dalla sorveglianza attiva alla radioterapia, all’eventuale intervento.

Basta un solo prelievoprima dei 50 anni perpredire il rischio tumore

di Patrizio Rigatti, direttore di urologia all’ospedale San Raffaele di Milano

Attenzione a non sottovalutare il test del Psa: un’ analisi recente su oltre 20 mila uomini dimostra che questo esame prima dei 50 anni è predittivo del rischio di un tumore nei 25 anni successivi alla diagnosi. In altre parole, chi ha 3 o più di Psa ha una probabilità 120 volte maggiore di sviluppare la malattia in fase avanzata rispetto a chi ha un valore fino a 0,4. E basta un singolo prelievo del Psa tra 44 e 50 anni per poter valutare se quel soggetto corre il rischio di avere un cancro di scarsa entità o un tumore aggressivo.

Certo, molte biopsie vengono effettuate inutilmente basandosi solo sul Psa, occorre fare questo esame ripulendolo da tutte le «interferenze» che possono farlo alzare, ma la sua indicazione è fondamentale. Se è positivo ma ci sono dubbi, si può procedere con altri accertamenti, il-2proPsa e l’indice di salute prostatico, che oggi alcuni centri fanno e la cui affidabilità e dell’80 per cento rispetto al 50 del Psa tradizionale. La cosa importante, sottolineo, è che il test del Psa fatto in giovane età, prima dei 50 anni, una volta sola, ci permette già di selezionare un gruppo di persone più a rischio, su cui accentrare i nostri controlli.

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