Salute

Se le patatine fritte accorciano la vita

Un consumo regolare almeno due volte a settimana è associato a un aumento del rischio di mortalità prematura

patatine fritte

Marta Buonadonna

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Che non facciano benissimo si sapeva, ma un nuovo studio suggerisce addirittura che mangiare patatine fritte, almeno due volte a settimana, possa più che raddoppiare il rischio di mortalità prematura. In realtà per il momento ciò che la ricerca, pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition, ha appurato è l'esistenza di un'associazione tra questi due eventi: consumo abbondante di patatine fritte e aumento della mortalità. Per stabilire un nesso causale occorreranno altri approfondimenti.

Fritti nel mirino

Le colpevoli non sono le patate in sé, il cui consumo in altri tipi di preparazioni non sembra associato a una maggiore mortalità, ma proprio il fatto che siano fritte che a quanto pare aumenta il pericolo. Lo studio longitudinale ha verificato i consumi di patate di 4.400 persone di età compresa tra 45 e 79 anni nel corso di otto anni. Alla fine del periodo erano morte 236 persone. Dopo aver corretto i risultati per 14 fattori che possono avere un'influenza sulla mortalità prematura, è emerso che tra chi mangiava meno patate e chi ne mangiava in assoluto di più non sembravano esservi significative differenze nel rischio di mortalità. Una più attenta analisi ha però rivelato che le patate fritte, quando venivano consumate abitualmente un paio di volte a settimana, erano associate a un rischio molto maggiore di andarsene prematuramente. Semaforo verde quindi per tutte le altre preparazioni: purè, insalata di patate, patate bollite e al forno.

Occhio a grassi, sodio e acrilammide

Le patate hanno un indice glicemico elevato, ma questo loro "difetto" è controbilanciato da alcune caratteristiche, come l'alto tenore di fibre, vitamine e micronutrienti, che ne fanno un alimento relativamente sano. Una volta fritte, però, le patate finiscono per contenere molti grassi e parecchio sale, il che ne cambia completamente il profilo salutistico.

Risale a gennaio scorso l'ultimo allarme, lanciato in quel caso da un'agenzia governativa britannica, secondo la quale l'acrilammide, sostanza chimica che si forma nei cibi contenenti amido quando vengono arrostiti, fritti o grigliati troppo a lungo, può aumentare il rischio di cancro. E metteva sul banco degli imputati proprio le patatine fritte.

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