Salute

Sanità: Oms, accelerare sforzi per prevenire malaria

zanzara

Milano, 24 apr. (AdnKronos Salute) - "Accelerare e intensificare gli sforzi per prevenire la malaria e salvare vite". E' l'appello dell'Organizzazione mondiale della sanità che rilancia la chiamata all'impegno per debellare la malattia, alla vigilia della Giornata mondiale. L'Oms ricorda il pacchetto di strumenti preventivi raccomandati, che "hanno fatto una differenza misurabile nella lotta globale contro la malaria", evidenzia il direttore generale Margaret Chan.

Nell'Africa sub-sahariana, sulle cui spalle grava il 90% del carico globale della malattia, dal 2001 sono stati evitati più di 663 milioni di casi. Le zanzariere trattate con insetticidi hanno avuto il maggior impatto. "Ma abbiamo bisogno di una spinta molto più grande per la prevenzione, specialmente in Africa", ribadisce Chan. Insieme alla diagnosi e al trattamento, l'Oms raccomanda un pacchetto di metodi di prevenzione "comprovati", comprese appunto le zanzariere e le pareti interne trattate con insetticidi, e i farmaci preventivi per i gruppi più vulnerabili: donne in gravidanza, neonati e under 5.

L'appello è a "eliminare il divario" che si registra in alcune aree del mondo. L'ultimo report evidenzia carenze critiche nella copertura preventiva, ancora una volta concentrate in particolare nell'Africa sub-sahariana. Circa il 69% delle donne incinte in 20 Paesi africani non ha avuto accesso alle 3 o più dosi del trattamento preventivo raccomandate. Alcuni approcci mirati di prevenzione sono stati adottati a livello di politiche, ma la loro effettiva implementazione è stata lenta. Un esempio? Il trattamento preventivo per i bambini, spiega l'Oms, "che è sicuro, conveniente e ben accolto dagli operatori sanitari e dalle comunità", è attualmente in corso solo in Sierra Leone.

Fra le varie azioni, l'agenzia Onu raccomanda la chemioprevenzione della malaria stagionale (Smc) in tutto il Sahel, dove la maggior parte dei casi e delle morti tra i bambini si verifica nella stagione delle piogge. Questa terapia preventiva si è mostrata in grado di ridurre i nuovi casi di malaria grave nei piccoli di circa il 75%. E, a partire dal 2015, 10 paesi (Burkina Faso, Ciad, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Mali, Nigeria, Nigeria, Senegal e Togo) hanno iniziato ad attuarla.

"Qualsiasi morte per questa malattia prevenibile e curabile è semplicemente inaccettabile", incalza Pedro Alonso, direttore del Programma globale sulla malaria dell'Oms. "Oggi stiamo sollecitando i partner ad accelerare il ritmo dell'azione, specialmente nei Paesi a basso reddito con un elevato carico di malattia". Tra il 2010 e il 2015 i nuovi casi di malaria sono scesi del 21% a livello mondiale, i tassi di mortalità sono diminuiti del 29% nello stesso periodo di 5 anni. Nell'Africa sub-sahariana, l'incidenza di casi e i tassi di mortalità sono diminuiti rispettivamente del 21 e del 31%. Ma la malaria rimane una minaccia per la salute pubblica: sempre nel 2015 si era raggiunta quota 429 mila morti e i nuovi casi erano arrivati a 212 milioni. Si viaggiava al ritmo di un bambino morto per malaria ogni due minuti.

Per tutti i Paesi impegnati a controllare ed eliminare la patologia la World Health Assembly ha approvato un progetto di 15 anni - la Strategia tecnica globale per la malaria 2016-2030 dell'Oms - che ha fissato obiettivi ambiziosi per il 2030, compresa la riduzione dell'incidenza di casi e dei tassi di mortalità per almeno il 90%, eliminando la malaria in almeno 35 Paesi e prevenendone il ritorno in tutti quelli 'malaria free'.

Gli obiettivi intermedi fissati per il 2020 puntano a una riduzione del 40% e alla 'liberazione' di almeno 10 Paesi dalla malattia. Ma dei 91 Stati che nel 2015 segnalavano sui loro territori una trasmissione attiva, meno della metà è sulla strada per raggiungere questi traguardi sulla riduzione di incidenza e mortalità. Tuttavia, precisa l'Oms, le prospettive sono positive: nel suo ultimo report, l'Agenzia Onu ha individuato 21 Paesi potenzialmente in grado di raggiungere la meta di almeno un anno a zero casi indigeni entro il 2020.

Per quanto riguarda il Vecchio continente, la Regione europea dell'Oms è stata dichiarata 'malaria-free' e i Paesi a rischio di una possibile ri-esposizione stanno rafforzando l'impegno per proteggere le loro popolazioni. I progressi futuri nella lotta alla malattia, conclude l'Oms, saranno probabilmente sul fronte delle tecnologie e dei nuovi strumenti all'orizzonte, come per esempio nuovi interventi di controllo dei vettori, e la speranza del vaccino al centro di un programma pilota.

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