Salute

Sanità: morte donna incinta, ispettori ministero in ospedale Busto

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Milano, 3 mag. (AdnKronos Salute) - Gli ispettori del ministero della Salute arrivano all'ospedale di Busto Arsizio (Varese) per completare le verifiche in corso sul caso di Claudia Bordoni, la 36enne incinta morta il 28 aprile con le gemelline che portava in grembo alla clinica Mangiagalli (ospedale Policlinico) di Milano. Il presidio di Busto è una delle tre strutture sanitarie in cui la donna è stata ricoverata. La degenza, durata dal 3 al 7 aprile, era scattata - secondo quanto ricostruito dall'ospedale - perché la paziente manifestava delle piccole perdite compatibili con una placenta bassa. Una condizione constatata dai medici che l'hanno tenuta in osservazione per 4 giorni fino a quando, su richiesta della stessa donna di vedere il proprio ginecologo, sono state concordate delle dimissioni protette.

Ieri l'attività ispettiva del pool di esperti - ispettori del ministero e carabinieri del Nas - si era concentrata sugli ospedali milanesi in cui la paziente era stata seguita in periodi diversi. Prima il San Raffaele, dove Claudia Bordoni si era sottoposta alla procedura di fecondazione assistita che aveva portato alla gravidanza e dove è stata poi ricoverata dal 13 al 21 aprile per una minaccia di aborto, e ancora è tornata il giorno 25. Nell'ultima occasione, la dimissione dall'ospedale di via Olgettina è avvenuta secondo l'Irccs dopo aver accertato l'assenza di patologie generali e di natura ostetrica materno-fetale. Poi l'approdo in Mangiagalli, dove è morta.

La task force ministeriale si è intrattenuta ieri mattina al San Raffaele fino alle 12 e, dopo l'acquisizione delle informazioni necessarie e diversi colloqui con la direzione sanitaria e i medici che hanno avuto contatti con la donna, si è spostata intorno alle 12.30 alla clinica Mangiagalli. Qui le verifiche sono durate circa 6 ore e la task force ha lasciato l'ospedale intorno alle 18.30.

In questo tempo gli ispettori hanno visto la direzione strategica - il direttore di presidio Basilio Tiso, il direttore sanitario Laura Chiappa, il direttore generale Simona Giroldi - che sono rimasti al fianco della task force per tutto il tempo delle verifiche svolte nei reparti. Un'attività ispettiva che ha previsto anche colloqui con i medici coinvolti nei vari accessi della donna alla struttura sanitaria (tra i 5 e i 7 accessi, avvenuti tutti prima del 7 marzo, tranne l'ultimo, nel giorno precedente la morte).

Sono state sentite circa una ventina di persone, fra camici bianchi e dirigenti, e sono state acquisite copie delle cartelle sanitarie e le relazioni scritte che i professionisti coinvolti - di 4 reparti, dal pronto soccorso ginecologico al Dipartimento materno infantile (e patologia della gravidanza), fino alla Terapia intensiva neonatale - hanno messo a disposizione. Tutti, dalla direzione ai medici, si sono resi disponibili per ulteriori chiarimenti. Intanto per giovedì è attesa anche la task force attivata dalla Regione Lombardia sul caso.

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