Ricerca: Neuromed, cannabinoidi speranza per umore malati sclerosi multipla

professor Diego Centonze

a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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Roma. 5 dic. (AdnKronos Salute) - Malati di sclerosi multipla depressi e in ansia. Ma non per reazione allo stato di disabilità. Il cambiamento dell'umore deriverebbe dalla stessa infiammazione responsabile dei disturbi del movimento tipici della malattia. E potrebbe essere trattato agendo sul sistema endocannabinoide. E' quanto emerge da una ricerca condotta dall'Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia di Roma, l'Università dii Roma Tor Vergata e altri Istituti scientifici italiani ed europei.

Lo studio, pubblicato sul 'Journal of Neuroinflammation', ha evidenziato che in animali da esperimento l'interleuchina-1 beta (IL-1beta), molecola coinvolta nei processi infiammatori, agisce sul recettore cannabinoide di tipo 1, modificando il comportamento di alcuni neuroni. E' noto che l'infiammazione in atto durante la sclerosi multipla porta alla perdita di mielina, la sostanza che riveste le fibre nervose, causando problemi nella conduzione degli impulsi nervosi. Ma ora il processo evidenziato mostra che la stessa infiammazione è anche alla base di cambiamenti dell'umore, come appunto ansia e depressione.

"Alla luce di queste osservazioni - afferma Diego Centonze, responsabile dell'Unità operativa di neurologia I e di neuroriabilitazione del Neuromed - possiamo pensare che farmaci in grado di agire sul sistema endocannabinoide rappresenterebbero una valida opzione terapeutica. Non solo per il trattamento della spasticità e del dolore cronico tipici della sclerosi multipla, ma anche dei disturbi dell'umore, migliorando quindi la qualità di vita dei pazienti". Scoperti circa 20 anni fa - ricorda una nota dal Neuromed - gli endocannabinoidi sono molecole presenti in diversi organi, dove funzionano da messaggeri tra le cellule. Si chiamano così perché si legano agli stessi recettori usati dai fitocannabinoidi, le sostanze presenti nella canapa indiana. "Quando parliamo di terapie del genere - precisa Centonze - ci riferiamo non solo a molecole cannabidoidi in senso stretto, ma anche a farmaci capaci di potenziare i cannabinoidi naturali del nostro corpo".

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