Overweight Man
Salute

Quel po’ di ciccia che fa bene al cuore

Obesità e sovrappeso non sono sempre nemici della salute: in chi ha patologie cardiovascolari possono ridurre la mortalità

Quante volte abbiamo letto sui giornali, visto su internet, sentito alla Tv e dal nostro medico che perdere peso fa bene alla salute. Eppure, fanatici della dieta ad ogni costo, udite: qualche chilo in più può essere d’aiuto nell’aumentare la sopravvivenza in soggetti che soffrono di patologie cardiovascolari.

Quello che in medicina viene definito come “paradosso dell’obesità” (il sovrappeso è infatti salito dal decimo al sesto posto della top ten mondiale dei fattori di rischio varie patologie) è stato illustrato a una nutrita platea di cardiologi e medici del settore dal professor Wolfram Doenher della Universitätsmedizin di Berlino durante l’annuale congresso dell’European Society of Cardiology (ESC) in corso in questi giorni a Londra.

Sulla base di evidenze cliniche si evince infatti che “inaspettatamente e perfino in particolari condizioni cardiovascolari, c’è un’associazione positiva tra sovrappeso e significativi vantaggi in termini di sopravvivenza”. Di conseguenza perdere peso, indipendentemente se ciò avviene volontariamente o meno, risulta in un aumentato rischio di mortalità. “Nessuno raccomanderebbe infatti a un malato di cancro di seguire una dieta per dimagrire” specifica il cardiologo tedesco.

Mortalità e indice di massa corporeo

Che, dati alla mano, mostra come il legame tra BMI (Body mass index, l’indice di massa corporea) e mortalità segue una curva ad “U” rovesciata, con il picco incentrato attorno ai 25 kg/m2. Quindi anche nell’intervallo compreso tra i 18,5 e i 25 punti di BMI (quello che include il peso ideale) risulta un aumento del tasso di mortalità.

Questa curva differisce inoltre a seconda delle condizioni di salute e altri fattori riguardanti i soggetti presi in esame. “In particolare si osserva che in due specifiche categorie, persone affette da malattie cardiovascolari e soggetti anziani, il picco di sopravvivenza si sposta verso il sovrappeso e anche verso una leggera obesità”. Sebbene sia un risultato davvero inaspettato e difficile da spiegare, negli ultimi quindici anni si è confermata la correlazione tra una sopravvivenza più lunga negli individui affetti da varie patologie cardiocircolatorie e maggior peso corporeo.

“Addirittura per lo scompenso cardiaco il sovrappeso è stato inserito come un parametro benefico per calcolare l’indice di sopravvivenza”. In questo senso, allora, più che di “paradosso” si dovrebbe parlare di “paradigma” dell’obesità “facendo un’accurata distinzione tra persone in salute, che dovrebbero quindi evitare di metter su chili, e chi è affetto da malattie cardiovascolari, dove il sovrappeso sembra arrecare benefici” dice Doenher. In sostanza, quindi, “l’obesità non è sempre un male”.

Meglio grassi e in forma o magri ma sedentari?

D’alto canto, però, già Ippocrate si era reso conto che “le morti improvvise sono molto più frequenti tra le persone grasse che in quelle magre”. Duemilatrecento anni dopo, l’obesità è diventata “un’epidemia che colpisse centinaia di milioni di persone in tutto il mondo” controbatte Dan Gaita, dell’Institutul de Boli Cardiovasculare di Timisoara, Romania. “È una patologia complessa che dipende da molti fattori: ambientali, genetici, legati alle abitudini personali: quindi per considerare il BMI come un valido indicatore per il rischio cardiovascolare bisogna prendere in considerazione numerose variabili, come l’età degli individui e il loro metabolismo, che recenti studi hanno mostrato diminuire fino a cinque punti percentuale ogni decennio dopo i quarant’anni”.

E in più, come è noto, ci sono molti fattori di rischio legati all’obesità: la circonferenza addominale, la percentuale di massa grassa, livelli elevati di colesterolo e trigliceridi, resistenza all’insulina e ipertensione. “Ovviamente le persone normopeso e che eseguono regolare attività fisica sono quelle a più basso rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, ma si è visto che gli individui sedentari con un BMI inferiore a 25 (quindi con un peso nella norma) hanno un rischio più elevato rispetto ai sovrappeso che fanno esercizio fisico” afferma lo scienziato rumeno.

Significa che oltre un terzo delle persone obese possono essere “metabolicamente sane” nonostante la loro stazza. Rimane da capire se questa è una condizione permanente o temporanea, che apre poi la strada verso il diabete e l’aterosclerosi.

In conclusione, il dibattito sul ruolo benefico dell’obesità nella salute di un individuo resta acceso più che mai e aperto a nuovi importanti contributi.

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