Psicologia: Vinciguerra su delitto Teramo, 5 step per fermare violenza

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a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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Roma, 22 giu. (AdnKronos Salute) - "La violenza sulle donne segue un ciclo, si sviluppa in modo graduale. Bisogna fare presto a riconoscerla e intervenire per bloccarla". Lo afferma Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente Eurodap (Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico), dopo la morte della dottoressa Ester Pasqualoni all'uscita dall'ospedale di Sant'Omero a Teramo. Vinciguerra, autore del libro 'Femminicidio Capire, Educare, cambiare', illustra i 5 step chiave per riconoscere il rischio e intervenire.

"Primo step: le violenze verbali. Si parte da violenze verbali e atteggiamenti svalorizzanti. Si tratta di una violenza mascherata, nel senso che in questo momento è di difficile definizione per la donna che la subisce. Tuttavia arriva comunque a minare la sua autostima e le sue sicurezze. Tutto ciò è teso sia a rendere la donna vulnerabile, insicura e quindi sempre più dipendente, sia a raffigurare l’uomo continuamente migliore della propria partner di cui evidentemente teme il giudizio avendo anche paura che lei scopra quanto inadeguato, vigliacco e piccolo sia. E' un modo molto aggressivo di costruire un'idea positiva di se stesso là dove evidentemente, nonostante le affermazioni verbali, esistete una chiara e profonda disistima ed inadeguatezza", spiega Vinciguerra.

"Secondo step: le aggressioni fisiche. Dopo le violenze verbali e psicologiche, quando l’uomo ha sensazione ormai di aver preso il comando e che la vittima sia dipendente, impaurita e insicura, l’aggressore si sente tranquillo di poter infierire e può arrivare anche all’aggressione fisica", aggiunge. "Terzo Step: il pentimento. A questo episodio di violenza fanno seguito scuse e pentimento struggente da parte dell’aggressore che aprono la fase della cosiddetta luna di miele. La donna accetta le scuse e crede di essere sinceramente amata perché il partner si dice molto dispiaciuto. Si perde totalmente la memoria emotiva negativa, non si è più malmenate, aggredite, negate, ma paradossalmente si dà a questi comportamenti il significato positivo dell’amore, del riconoscimento come speciali". Di fatto "una mera illusione".

"Quarto step: la donna si rende presto conto che i riavvicinamenti da parte del partner sono falsi e la situazione non cambia. La vittima è delusa anche da se stessa, un atteggiamento mentale più pericoloso: sentirsi colpevoli di non reagire. Si dovrebbe, invece, prendere coscienza dell’impossibilità di poter instaurare un rapporto. E più si sentirà incapace e colpevole, più non avrà la forza di reagire e riprendersi la propria dignità. Una vulnerabilità che, così alimentata, la porterà a essere ancora di più impaurita e dipendente", prosegue Vinciguerra.

"Quinto step: si comincia a mettere in evidenza il motivo che ha scatenato l’azione violenta. Si crea inevitabilmente una confusione, quindi spesso si assiste a un ribaltamento dei ruoli di vittima e persecutore: il persecutore si erige a vittima, in quanto avrebbe subito da parte della donna la provocazione che lo ha indotto a un’azione negativa. Il violento minimizza l’azione e i suoi risultati anche quando sono evidentemente gravi, tende a colpevolizzare la donna, a ridurre gli effetti negativi fisici della sua azione. La vittima perde la lucidità di analisi dell’accaduto".

"Spesso - racconta Vinciguerra - mi sono trovata di fronte a pazienti che mi riferivano, dopo essere state brutalmente picchiate, di essersi ritrovate a chiedere scusa dato che il loro carnefice era molto arrabbiato. Erano, infatti, convinte del fatto che il loro atteggiamento lo avesse costretto ad attivare comportamenti (il picchiarle) che lo umiliavano". Riconoscere questi step è cruciale per intervenire, conclude l'esperta.

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