Salute

Padri separati, i genitori 'invisibili'

I padri, in Italia, non esistono. Non sono raccontati dalla tv e dal cinema. La loro presenza non è contemplata nemmeno dalle istituzioni. E solo 4 italiani su 100 ottengono il congedo di paternità.

Tra l’Italia e l’Europa esiste una separazione. Il continente investe sulla famiglia non contemplata dal bel paese. Il 25% dei padri, in Germania, richiede il congedo parentale e posticipa il ritorno al lavoro per accudire la propria prole. In Italia, invece, il patrimonio delle famiglie è amministrato soprattutto dalle donnedi casa.

Secondo una recente inchiesta condotta da Pianeta Mamma, solo 4 italiani su 100 possono provare ad essere padri a tempo pieno. Gli uomini, nel nostro paese, non hanno le possibilità. Non esiste nemmeno un immaginario. In tv nessuna fiction racconta le storie dei figli e del loro futuro gestito da un genitore maschio. Anche al cinema i padri sono centellinati. Dall’uscita di Anche libero va bene, film che raccontava la storia di una famiglia senza madre, sono passati sette anni.

I padri, in Italia, non possono mettersi alla prova. La loro presenza non è prevista. “Il telefono dell’associazione Padri Separati " evidenzia la presidente Tiziana Franchi "suona nei week end, durante i festivi o in estate”. “Sono stata eletta nel 2010. Da vent’anni faccio parte di questa associazione fondata da quattro padri. Sono figlia di separati e ho divorziato da mio marito. Capisco i problemi delle persone che iniziano una separazione”.

L’associazione Padri Separati ha aiutato Paolo. “Il mio matrimonio è durato 16 anni. È stata mia moglie a chiedere la separazione. Non mi amava più. Non mi aveva mai amato”. La donna, a Paolo, ha chiesto tutto: la casa, i figli, il mantenimento. “Credeva, come molti ex mogli, di potersi permettere certe richieste. Il giudice, donna, ha previsto per me un assegno. Questo denaro serve ai miei figli (15 e 17 anni) che vivono con me. I ragazzi sono stati ascoltati da una psicoterapeuta”. La paternità di Paolo è stata promossa da possibili madri. “Anche l’avvocato che ha seguito la mia causa è una donna”.  

Il percorso dell’uomo è un’eccezione. “Nei tribunali, sottolinea Franchi, si pensa ancora che un figlio possa essere affidato solo alla madre. La famiglia, negli ultimi anni, è cambiata. I padri si dedicano di più ai figli. Durante la separazione, però, la storia maturata prima della rottura scompare. Improvvisamente un uomo smette di essere il buon genitore che è sempre stato”.

I problemi non nascono dall’educazione. Le difficoltà vere sono prodotte dall’economia. “Si passa, racconta Paolo, da due stipendi a uno”.“Secondo alcuni padri di Aps, nota Franchi, il mantenimento previsto dal giudice non gli permette di essere dei buoni genitori. Non riescono più a fare i regali extra richiesti dalle ex mogli. La crisi, inoltre, ha complicato tutto. I risparmi dei nonni, oggi, servono per il sostentamento del singolo. Prima, invece, potevano essere utilizzati per migliorare l’alloggio dei padri. Una casa non adeguata compromette il diritto di visita”.

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