Salute

Neonati: l'ambiente in cui crescono ne determina la salute da adulti

Quello che mangiano, i microbi con cui entrano in contatto e le condizioni psicosociali in cui crescono alzano i livelli di infiammazione molti anni dopo

bebè

Marta Buonadonna

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Quello che avviene nei primi anni della nostra vita è cruciale per il nostro sviluppo successivo e anche per la nostra salute. A quanto pare molto dipende dall'ambiente in cui cresciamo. Lo conferma uno studio della Northwestern University appena pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences che mostra come le condizioni ambientali nelle fasi iniziali dello sviluppo possano essere causa, in età adulta, di infiammazione, che è un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari, diabete, malattie autoimmuni e demenza.

Così si modificano i nostri geni

Prendendo le mosse da ricerche precedenti, che avevano collegato l'esposizione ambientale ai biomarcatori dell'infiammazione, il nuovo studio fa un ulteriore passo avanti nella comprensione di come fa il nostro corpo a "ricordare" le esperienze dell'infanzia e a portarsele nell'età adulta dove interferiscono con la salute tramite il meccanismo dell'infiammazione. Dai dati di un ampio studio di coorte nelle Filippine, gli autori hanno scoperto che esposizioni nutrizionali, microbiche e psicosociali nelle prime fasi dello sviluppo sono predittive della metilazione del DNA in nove geni coinvolti nella regolazione dell'infiammazione.

La metilazione del DNA è un processo epigenetico con il quale segni biochimici duraturi sul genoma regolano l'espressione genica. Secondo i ricercatori si tratta di un meccanismo biologico plausibile per conservare la memoria cellulare delle prime esperienze di vita. In pratica l'ambiente in cui cresciamo, ciò che mangiamo e le esperienze che viviamo all'inizio della vita lasciano tutte dei segni che modificano un po' l'espressione dei nostri geni e questo, in età adulta, può incidere in maniera negativa sulla nostra salute, aumentando il rischio di malattie legate all'infiammazione.

Cambiamenti positivi

"Facendo questo ulteriore passo avanti, i risultati ci incoraggiano a riconsiderare l'opinione comune che i geni siano un programma per il corpo umano, che siano statici e fissati al momento del concepimento", spiega Thomas McDade, autore principale dello studio e Professore di Antropologia alla Northwestern. Alterando alcuni aspetti nutrizionali (per esempio la durata dell'allattamento al seno), microbici (esposizione a feci animali, stagione di nascita) e psicosociali (status socio-economico della famiglia, presenza o assenza di uno o di entrambi i genitori) nelle prime fasi di sviluppo si possono lasciare segni duraturi sull'epigenoma e probabilmente ridurre i livelli di infiammazione cronica in età adulta.

In studi precedenti McDade aveva già fatto alcune scoperte interessanti a riguardo. Per esempio aveva dimostrato che livelli elevati di esposizione microbica durante l'infanzia sono di solito associati a bassi livelli di infiammazione in età adulta. Mentre gli individui che avevano un peso alla nascita inferiore alla media, e che sono stati allattati al seno per periodi di tempo più brevi durante l'infanzia, hanno livelli più elevati di infiammazione in età adulta. Il DNA è assai più duttile di quanto siamo abituati a pensare ed è ben lontano dall'essere il nostro destino. Le esperienze che facciamo modellano i nostri geni, quelle della prima infanzia lo fanno in modo determinante per la nostra salute futura.

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