Salute

Sensori hi-tech in aiuto dei diabetici

È in arrivo un dispositivo che si impianta sotto la pelle del braccio, e che misura la glicemia in maniera continua per tre mesi

Diabetes wordcloud

– Credits: Thinkstock.it

La routine quotidiana cui devono sottoporsi le persone che soffrono di diabete, con la puntura del dito per misurare la glicemia, potrebbe diventare un ricordo del passato. Da alcuni anni stanno arrivando sul mercato tecnologie per rendere più tollerabile e meno invasiva per il paziente questa procedura di controllo indispensabile per la terapia.

L’ultimo dispositivo hi-tech, appena entrato in sperimentazione in Italia, è un sensore che viene impiantato sottopelle e che misura in modo continuo i valori della glicemia, trasmettendo i dati a una applicazione visibile sul telefonino.

L’apparecchio è anche dotato di un algoritmo che, sulla base dei valori di glucosio misurati nel tempo, può predire il verificarsi di crisi ipo o iperglicemiche, permettendo così al paziente di aggiustare in “tempo reale” la dose di insulina.

Il sensore viene impiantato nel braccio, con una incisione di pochi millimetri, e rimane attivo per circa 90 giorni, anche se presto la funzionalità potrebbe essere estesa fino a 180 giorni. Il dato del livello di glucosio misurato dal sensore viene inviato a un trasmettitore esterno, appoggiato e fissato sul braccio con un cerotto o una fascia.

“È un grande passo avanti per i pazienti” spiega Daniela Bruttomesso, diabetologa dell’Unità di malattie del metabolismo dell’Azienda ospedaliera di Padova, dove è stato impiantato il dispositivo ai primi tre pazienti. “A differenza degli altri sistemi di monitoraggio in continuo oggi in commercio in Italia, che hanno un piccolo ago inserito sottopelle, ma costantemente collegato a un trasmettitore esterno, questo sistema, impiantato completamente sotto la cute, elimina il rischio che il sensore si sposti, e che i dati vengano persi. Il paziente può togliersi il trasmettitore ogni volta che ne abbia la necessità, lasciando il sensore nel sottocute. Inoltre il nuovo sensore ha una durata nettamente superiore a quella degli altri, che è di una o due settimane”.

Il nuovo dispositivo, commercializzato dalla Roche, è solo l’ultimo ritrovato per cercare di alleviare i fastidi nella vita dei pazienti diabetici.

Sul fronte della terapia, sono diffusi da alcuni anni dei microinfusori che rilasciano in maniera continua l’ormone. Per il futuro, l’idea è di accoppiare il dispositivo di monitoraggio a quello che somministra l’insulina, in modo da liberare il paziente dalle bucature degli aghi per la misura e dalle iniezioni.

 

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