Salute

Medicina: Nobel Capecchi, non siano solo i ricchi a beneficiare dei progressi

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Roma, 5 apr. (AdnKronos Salute) - "La tecnologia di per se non è né buona né cattiva. È la sua applicazione che può renderla buona o cattiva". E lo stesso vale per quanto riguarda il suo utilizzo per la medicina: "La medicina ha prodotto risultati meravigliosi. Fino a qualche anno fa si viveva fino a 30, 40, 50 anni, ora più di 90 anni. Ma se sono solo le persone ricche a restare in salute, è uno spreco di tempo e di risorse". Parola di Mario Capecchi, genetista italoamericano, premio Nobel per la medicina nel 2007, che partecipa al convegno 'Il futuro dell'umanità visto dalla prospettiva della scienza medica', insieme a scienziati e ricercatori provenienti da tutto il mondo, per due giorni al Nobile collegio chimico farmaceutico di Roma.

"Pertanto - spiega il Nobel all'Adnkronos Salute - dovremmo pensare a una ridistribuzione delle ricchezze, in modo da migliorare le condizioni di vita di più persone possibili. Molto importante quindi è una comunicazione trasparente sugli obiettivi da raggiungere per avere tutti una vita più confortevole e semplificata". Nato a Verona nel 1937 e rimasto presto senza padre, dato per disperso in guerra, Mario Capecchi all'età di 8 anni si trasferì negli Stati Uniti con la madre, precedentemente deportata dai nazisti.

Dopo un'infanzia segnata da eventi drammatici, Capecchi negli Usa fu introdotto dallo zio a Princeton, dove conobbe Albert Einstein. Nel 1961 si è laureato in chimica e fisica all'Antioch College. Primo passo di una carriera che dieci anni fa lo portò a ottenere il Nobel per la messa a punto di tecniche di "gene targeting", che attraverso l'utilizzo di cellule staminali embrionali, permettono di spegnere e accendere specifici geni negli animali.

"Pensiamo a un intervento di ingegneria genetica. E' sulle generazioni future che avrà una ricaduta, persone che non sono ancora nate - avverte Capecchi - E' bene pensare alle conseguenze della scelta che si fa e non solo all'aspetto economico, ai soldi. E' la conoscenza che fa la differenza, e per accrescere la conoscenza - conclude il Nobel - ritengo si debbano coinvolgere più persone possibili, in modo da vedere il problema da più prospettive differenti".

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