dambrosio2HR
Salute

Lo smartphone diventa microscopio per aiutare le popolazioni sottosviluppate

Un dispositivo e un’app lo trasformano in uno strumento che diagnostica in pochi minuti la presenza dei parassiti del sangue che infestano i Paesi africani

È grande non più del porta cellulare dei popolari bastoncini per selfie, ma non è progettato per uso ricreativo. Si attacca allo smartphone come per il divertente gadget da gita turistica con un semplice gesto, trasformandolo però in un preciso ed efficiente strumento di diagnosi.

In grado non solo di convertire il display in un video-microscopio con risoluzione fino a sei micron (un decimo del diametro di un capello), ma pure, tramite una app dedicata, di eseguire in una manciata di minuti (due, mediamente) il monitoraggio e l’eventuale conteggio di un particolare parassita del sangue molto diffuso tra le popolazioni dell’Africa centrale e dal nome esotico: Loa Loa, anche conosciuto come “verme dell’occhio” perché proprio lì va spesso ad incistarsi causando cecità.

L’apparecchio si chiama CellScope Loa, ed è stato ideato da ricercatori di bioingegneria dell’Università della California a Berkeley e collaudato con successo sul campo in Camerun, uno dei Paesi africani più colpiti dall’endemico flagello dei parassiti del sangue umano (ebola non è la sola emergenza sanitaria del continente nero) che si trasmettono da individuo a individuo tramite punture di zanzare e mosche.

Si tratta di nematodi, vermi dalla forma cilindrica sottili frazioni di millimetro ma che possono raggiungere, all’interno dei vasi sanguigni, anche i trenta centimetri di lunghezza. Le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, in particolare Asia e Africa, ne sono letteralmente infestate.

Come se non bastasse si aggiunge un’altra grana: i farmaci vermicidi come l’ivermectina, somministrati in massa alla popolazione, si sono mostrati efficaci nel combattere i parassiti che provocano oncocercosi (altra patologia che conduce alla perdita della vista) e filariasi linfatiche, ma in soggetti che hanno contemporaneamente anche un’alta concentrazione nel sangue del verme Loa Loa (o delle sue larve) possono causare gravi danni al cervello e in molti casi condurre anche alla morte.

Per evitare quindi ulteriori decessi, è stato sospeso il trattamento con ivermectina, lasciando però così alla mercé di oncocercosi e filaria milioni di pazienti. Bisognerebbe disporre, in quei luoghi ai margini del mondo civile e funestati dalla povertà, di convenzionali e costosi microscopi da laboratorio e di personale tecnico qualificato in grado di eseguire il conteggio di Loa Loa all’oculare dello strumento nei campioni di sangue sul vetrino, così da poter discriminare quali pazienti possono essere curati senza problemi coi farmaci ed escludere quelli infetti dal parassita per salvarli proprio dagli effetti collaterali generati dalla loro presenza. Compito che richiede almeno una giornata lavorativa. Per individuo. Ed è qui che entra in gioco il dispositivo sviluppato dagli scienziati americani. (qui video)

Largo quanto il palmo di una mano, contiene una matrice di led che fungono da illuminazione per il microscopio ottico contenuto al suo interno e che si autoalimenta tramite una porta Usb collegabile al telefono stesso.

La videocamera dello smartphone, una volta inserito sopra il microscopio, si allinea con un campione di sangue prelevato con un pungi dito come quello usato dai diabetici per auto misurarsi la glicemia.

E con un semplice tocco dello schermo si attiva un algoritmo che, individuando il movimento nel sangue degli esemplari di Loa Loa (larghi solo mezzo millimetro), ne esegue la conta in meno di due minuti.

Et voilà, anche nei villaggi più remoti senza corrente elettrica, solo con uno smarphone e senza bisogno di training specializzato, si possono così screenarele persone affette da tale parassita. Ed evitare di trattarle coi farmaci dagli effetti potenzialmente devastanti.

Il CellScope Loa è stato collaudato su trentatré camerunensi con risultati praticamente identici a quelli ottenuti con un microscopio da laboratorio. Come sostengono gli autori dell’articolo che descrive la loro invenzione, e pubblicato oggi su Science Translational Medicine, lo strumento costituisce, soprattutto con futuri sviluppi che abbatteranno i costi di produzione, una valida opzione nei presidi di prima linea per ripristinare il programma di distribuzione di massa di farmaci vermicidi.

© Riproduzione Riservata

Commenti