Licenza di uccidere... i tumori

Trovato l'interruttore che sblocca un particolare meccanismo inibitore e attiva le cellule killer naturali del sistema immunitario. Un modo per combattere le metastasi, principale causa di morte nei malati di cancro

Linfociti all'attacco del tumore – Credits: iStockphoto

Marta Buonadonna

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E' possibile stimolare il sistema immunitario a sconfiggere le metastasi del cancro, che costituiscono la principale causa di morte nei pazienti affetti dalla malattia? Secondo un gruppo di ricercatori dell'Istituto di Biotecnologia Molecolare dell'Accademia delle Scienze austriaca sì, e spiegano come in un articolo appena pubblicato su Nature, nel quale danno conto di come sono riusciti a ridurre le metastasi del cancro alla mammella e del melanoma nei topi, in seguito all'impiego di un agente che attiva le cellule immunitarie "killer" naturali.

Josef Penninger e colleghi hanno individuato il percorso inibitorio che regola l'attività delle cellule killer innate contro le metastasi del cancro. Questa regolazione avviene attraverso i recettori tirosin-chinasici TAM posti sulla superficie cellulare. Una piccola molecola inibitrice della chinasi TAM è in grado di sbloccare il percorso inibitorio e di rendere le cellule killer in grado di uccidere le metastasi tumorali. Il trattamento ha funzionato nei topi sia quando è stato somministrato tramite iniezione sia per via orale. Gli autori hanno spiegato che i topi trattati con l'inibitore della chinasi TAM non mostravano seri effetti tossici. Hanno inoltre dimostrato che il farmaco anticoagulante warfarin (warfarina) di cui è nota l'attività anti-metastatica, esercita la sua azione nei topi mediante stessa famiglia di recettori TAM.

E se questo studio apre una strada per combattere le metastasi in tumori come quello alla mammella e alla pelle, un'altra ricerca, pubblicata su Nature Materials, sostiene di aver trovato un modo per ostacolare la migrazione di un altro tipo di cancro, il glioblastoma. Uno dei motivi per i quali questo tumore cerebrale è molto difficile da curare è proprio la tendenza delle cellule maligne del tumore a diffondersi nel cervello, seguendo le fibre nervose e i vasi sanguigni e invadendo così altre aree cerebrali. I ricercatori del Georgia Institute of Technology hanno trovato il sistema per dirottare questo meccanismo migratorio, rivolgendolo contro il cancro, grazie all'uso di nanofibre più sottili di un capello umano per attirare altrove le cellule tumorali. Invece di invadere nuove aree, le cellule che migrano si attaccano alle nanofibre e le seguono in un percorso, che può portarle anche fuori dal cervello, dove possono essere catturate e annientate. Utilizzando questa tecnica, i ricercatori possono così muovere almeno parziamente i tumori da posizioni in cui risultano inoperabili ad altre in cui sono più accessibili.

"Abbiamo progettato nanofibre in un sottile film polimerico che imita la struttura di nervi e vasi sanguigni, che le cellule tumorali normalmente usano per invadere altre parti del cervello", ha spiegato Ravi Bellamkonda, tra gli autori dello studio. "Le cellule tumorali normalmente si attaccano a queste strutture naturali e vi viaggiano come su una monorotaia che le conduce ad altre parti del cervello. Fornendo una fibra alternativa, possiamo efficacemente spostare i tumori lungo un percorso alternativo, verso una destinazione di nostra scelta". Anche se non è in grado di eliminare il cancro, la nuova tecnica ha dimostrato di riuscire a ridurre la dimensione dei tumori cerebrali in modelli animali, il che fa sperare che questa forma di cancro al cervello, fino ad oggi così difficile da curare, potrebbe in futuro essere trattata alla stregua di una malattia cronica.

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