L'appello, si potrebbero salvare vite con prevenzione e riducendo disuguaglianze Ssn

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a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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Milano, 23 nov. (AdnKronos Salute) - Lunga vita agli europei. Ma non sempre in buona salute. Secondo una relazione congiunta di Commissione europea e Ocse - 'Health at a glance: Europe 2016' - nel Vecchio continente la speranza di vita è superiore a 80 anni nella maggior parte dei Paesi dell'Ue. Un record sì, ma depotenziato. Circa 50 milioni di cittadini, infatti, soffrono di diverse malattie croniche e i decessi delle persone in età lavorativa imputabili a tali patologie "potenzialmente evitabili" ammontano a oltre mezzo milione ogni anno, il che rappresenta un costo annuo di circa 115 miliardi di euro per le economie europee. Un ruolo lo giocano i fattori di rischio: il 16% degli adulti è obeso (rispetto all'11% nel 2000) e uno su 5 fuma.

E poi ci sono le disparità nell'assistenza sanitaria. Secondo il report, il 27% dei pazienti va al pronto soccorso perché non è disponibile un'assistenza sanitaria di base. In media il 15% della spesa per la sanità è pagata direttamente dai pazienti, ed esistono "grandi disparità" tra i Paesi. Per gli europei più poveri la probabilità di non ricevere un'assistenza sanitaria adeguata per ragioni economiche è 10 volte superiore rispetto alle persone più benestanti.

"La relazione fornisce agli Stati membri informazioni utili che possono influenzare le misure relative alla salute in ogni settore politico e sottolinea inoltre la necessità di continuare a lavorare per garantire un maggiore accesso all'assistenza sanitaria", sottolinea Vytenis Andriukaitis. "Si potrebbero salvare molte più vite umane se gli standard dell'assistenza sanitaria fossero elevati al migliore livello in tutti i Paesi dell'Ue - fa notare Angel Gurría, segretario generale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (Ocse) - Occorre fare di più per ridurre le ineguaglianze in termini di accesso e qualità dell'assistenza sanitaria, e i sistemi sanitari europei devono diventare più efficienti nel destinare le risorse verso i settori che hanno il maggior impatto sui risultati in campo sanitario, inclusa la prevenzione".

Fra i messaggi contenuti nel rapporto c'è un monito agli Stati membri: le loro politiche, spiegano gli estensori del documento, dovrebbero puntare a ridurre gli ostacoli di natura finanziaria all'assistenza sanitaria, migliorare l'accesso all'assistenza sanitaria di base e ridurre i tempi di attesa eccessivi. L'altra considerazione è che "i sistemi sanitari devono diventare più resilienti". In tutta l'Ue la parte della popolazione nella fascia di età superiore ai 65 anni è passata da meno del 10% nel 1960 a quasi il 20% nel 2015, e si prevede che raggiungerà circa il 30% entro il 2060.

L'invecchiamento della popolazione, insieme a un tasso crescente di malattie croniche e vincoli di bilancio, "richiederanno un'evoluzione dell'assistenza sanitaria che comprenderà lo sviluppo della 'eSanità' (la sanità digitale), la riduzione dei soggiorni in ospedale mediante una migliore organizzazione dell'assistenza sanitaria di base e dell'assistenza extraospedaliera, nonché la razionalizzazione della spesa farmaceutica, anche avvalendosi appieno delle possibilità di sostituire i medicinali di marca con medicinali generici".

Il report pubblicato oggi è il primo prodotto del ciclo 'Stato di salute nell'Unione europea', istituito in collaborazione con Ocse e Osservatorio europeo delle politiche e dei sistemi sanitari. Iniziativa che mira ad aiutare gli Stati membri a rispondere alle sfide individuate, sostenendo i loro sforzi verso una maggiore conoscenza e una migliore preparazione delle politiche basata su dati concreti. Il passo successivo sarà produrre entro novembre 2017 un profilo sanitario per ciascuno dei 28 Paesi dell'Ue, evidenziando le caratteristiche particolari e le sfide che ogni singolo paese deve affrontare. Ciascun profilo sarà accompagnato da un documento analitico della Commissione, che collega i risultati al più vasto programma dell'Ue ed evidenzia le circostanze particolari di ogni singolo Stato membro. Il ciclo si concluderà con scambi facoltativi che gli Stati membri potranno proporre.

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