Salute

Il mal di testa? Ora si cura con gli anticorpi monoclonali

Un nuovo farmaco, in commercio dal 2017, riduce il numero di giorni mensili con emicrania per chi ne soffre in modo continuato

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Angelo Piemontese

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Fino a quattordici giorni ogni mese col mal di testa.

Chi soffre di emicrania episodica può essere soggetto questa infelice condizione che non solo procura dolore, ma è anche invalidante per il lavoro, le attività di svago e la vita quotidiana. Significa passare la metà di un mese con il mal di testa, in pratica come star male un giorno sì e uno no.

Un vero inferno: l’emicrania infatti non solo comporta attacchi ricorrenti di un mal di testa da moderato a grave, con dolore tipicamente pulsante, ma spesso è associata a nausea, vomito e sensibilità a luce, suoni e odori.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha dichiarata una delle dieci cause primarie degli anni vissuti in stato di disabilità.

Eppure questa patologia è sotto-riconosciuta e sotto-trattata, con oltre il 40% delle persone che resta privo di diagnosi. A livello mondiale, il 90% circa delle persone con diagnosi di emicrania soffre della forma episodica, caratterizzata da 1 a 14 giorni al mese con mal di testa e al restante 10%, affetto da emicrania cronica, non va meglio: è infatti caratterizzata da almeno 15 giorni di cefalea al mese, per più di tre mesi.

Molto importanti sono allora i risultati che arrivano dallo studio di fase III STRIVE, condotto su mille persone affette da questa patologia, con una media di 8,3 giorni di emicrania al mese, e durato due anni.

Ogni mese ai pazienti è stata iniettata sottocute una dose di 70 o 140mg di erenumab, farmaco a base di un anticorpo monoclonale sviluppato proprio per attaccare e bloccare le strutture cellulari che si ritengono responsabili del dolore da emicrania.

Negli ultimi tre mesi di trattamento i soggetti hanno sperimentato una riduzione statisticamente significativa, rispettivamente di 3,2 giorni e di 3,7 giorni a seconda della dose assunta, del numero medio di giorni mensili con emicrania.

Non solo: all’inizio di quest’anno sono stati annunciati risultati positivi anche per ARISE, il primo studio di fase III su erenumab nella prevenzione dell’emicrania episodica, nonché i risultati di uno studio di fase II con erenumab nella prevenzione dell’emicrania cronica

Questi dati saranno di supporto ai colloqui con le agenzie regolatorie, cioè FDA in America ed EMA in Europa, con la presentazione delle domande di autorizzazione prevista per il 2017.

Finalmente dunque un farmaco che dà sollievo a chi è colpito da questa patologia gravemente invalidante (e che ha anche dei costi sociali elevati dovuti alle perdite di ore lavorative) e che è anche in grado di prevenirla.

Ma di cosa si tratta esattamente? Gli anticorpi monoclonali sono realizzati in laboratorio e sono tutti identici tra loro perché clonati da un’unica cellula del sistema immunitario, quello che ci protegge dalle malattie, e si legano specificatamente alle cellule bersaglio.

Nello specifico erenumab è stato progettato per bloccare in modo mirato il recettore della proteina correlata al gene calcitonina (CGRP, Calcitonin-Gene-Related-Peptide), che svolge un ruolo critico nel mediare il dolore invalidante dell’emicrania.

Come accennato, l’autorizzazione per l’immissione in commercio sarà rilasciata nel corso dell’anno prossimo.

 

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