Alzheimer
Salute

Il colesterolo? Protegge dall'Alzheimer

Uno studio spagnolo ha trovato il modo di arrestare il declino cognitivo nei topi. Con un farmaco che esiste già

Nemico giurato del cuore, il colesterolo LDL ha una pessima fama, tanto che per far prima lo si chiama "cattivo", in modo che non ci siano dubbi sui suoi effetti sulla salute. Un dubbio però è venuto a un gruppo di ricercatori spagnoli del Centro di Biologia Molecolare Severo Ochoa di Madrid i quali suggeriscono che una carenza di questa molecola nel cervello potrebbe favorire la perdita di memoria che negli anziani può avvenire per diversi motivi, tra cui la morte dei neuroni nel caso dei malati di Alzheimer, la forma di demenza in assoluto più comune.

Le loro conclusioni, pubblicate sulla rivista Cell Reports, paiono fatte apposta per suscitare polemiche dal momento che se l'aumento esponenziale della prevalenza dell'Alzheimer è uno dei problemi di salute pubblica più preoccupanti nel mondo occidentale, le malattie cardiovascolari per le quali il colesterolo LDL è il nemico numero uno, sono la prima causa di morte nel mondo. Assai più letali del cancro, più gente ne muore ogni anno che per qualunque altra causa.

Come regolarsi dunque? Il colesterolo resta un nemico da combattere a tutto campo o è necessario fare dei distinguo? Il cervello produce colesterolo che gli è necessario per mantenere in vita e in salute i neuroni. Le cellule cerebrali accendono alcuni geni ogni volta che si forma un ricordo, per farlo hanno bisogno di una sufficiente quantità di colesterolo della propria membrana esterna. Ma a che serve, direte voi? Fa da trasmettitore dei segnali necessari per attivare i geni. Il problema è che con l'età i suoi livelli nel cervello tendono a calare.

Ringiovanire il cervello
Nei topi anziani i ricercatori hanno riscontrato livelli troppo bassi di colesterolo nell'ippocampo, un'area del cervello che presiede alle funzioni di memoria. Ma somministrando un farmaco ad hoc che impedisce la perdita di colesterolo nel cervello la memoria dei topi migliorava nettamente. Lo stesso, forse, potrebbe succedere agli anziani umani.

Solitamente dalla sperimentazione su animali ai trial clinici sull'uomo fino alla messa in commercio di un nuovo farmaco possono passare anni. In questo caso però molti degli studi necessari sono già stati svolti, perché il farmaco usato nello studio è già stato approvato. Si tratta del voriconazolo, che la Pfizer vende con il nome commercale di Vfend, usato per combattere le infezioni fungine in persone con il sistema immunitario gravemente indebolito, come per esempio coloro che hanno ricevuto un trapianto, oppure i malati di AIDS. Un effetto collaterale del Vfend, hanno scoperto gli autori, è proprio quello di inibire un enzima, la cui attività purtroppo accelera con l'età, responsabile dell'eliminazione del colesterolo dal cervello. L'effetto sui topi è in pratica quello di ringiovanire il cervello.

Il lato oscuro delle statine
Le statine sono i farmaci che aiutano coloro che devono ridurre il colesterolo nel sangue ma non riescono a farlo solo con la dieta e hanno bisogno di un aiuto in più. Le prendono milioni di persone nel mondo, e ultimamente non fanno che uscire studi a sostegno di un'estensione del loro uso a molti più pazienti in funzione preventiva. Sono efficacissime, nulla da dire, forse anche troppo. Recentemente l'FDA, l'agenzia governativa americana che autorizza i farmaci prima della loro messa in commercio, ha diramato un'allerta, spiegando che alcuni pazienti che assumono statine possono soffrire di perdita di memoria e declino cognitivo per motivi ignoti.

E se il motivo fosse proprio l'abbassamento del colesterolo anche nel cervello oltre che nel sangue? "Le statine sono in grado di passare dal flusso sanguigno al cervello", spiega Carlos Dotti, autore dello studio spagnolo. E' perciò possibile, sostiene lo studioso, che facciano diminuire i livelli di questa molecola a livello cerebrale danneggiando la memoria. La prossima frontiera clinica potrebbe consistere dunque nell'utilizzare statine che non siano in grado di attraversare la barriera ematoencefalica, che protegge il cervello.



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