Young girl at the optometrist checking her vision
Salute

Glaucoma, ecco come cambia l’approccio terapeutico

La malattia, che può portare alla cecità, è oggi considerata una patologia neurodegenerativa come la SLA. E si preparano nuove cure

Cominciamo col dare qualche dato. In Italia ogni anno cinquemila persona perdono la vista a causa del glaucoma, malattia cronica che porta al progressivo danneggiamento del nervo ottico e alla conseguente alterazione del campo visivo.

Ne soffre oltre un milione di connazionali, ma si ritiene che un pari numero di persone ne sia colpito e non diagnosticato.

Infatti il glaucoma è generalmente asintomatico e non provoca dolore: ci si accorge di averlo quando comincia a inficiare seriamente le funzionalità dell’occhio, procurando calo della vista.

Il principale fattore di rischio è l’aumento della pressione oculare: all’interno dell’occhio scorre l’umor acqueo, liquido simile all’acqua che serve a nutrire le cellule, che poi defluisce attraverso specifici dotti.

Quando queste vie naturali si ostruiscono allora aumenta il rapporto tra umore acqueo prodotto e quello eliminato, alzando così la pressione all'interno del bulbo e danneggiando il nervo ottico, che trasmette le informazioni visive al cervello.

Abbassare la pressione oculare non basta

“Diversi studi hanno dimostrato che la riduzione della pressione oculare nei pazienti con glaucoma è in grado di rallentare significativamente la progressione della malattia ma non sempre riesce a fermarla” spiega il professor Luciano Quaranta, Direttore del Centro per lo Studio del Glaucoma presso l’Università degli Studi di Brescia.

“Le strategie messe in atto per ridurre la pressione oculare includono l’uso di colliri con principi attivi in grado di far calare la produzione di umore acqueo o di aumentarne il deflusso dall’occhio, trattamenti laser o chirurgia. Ma le più recenti ricerche hanno evidenziato che non sempre la sola diminuzione della pressione oculare è sufficiente nel rallentare l’evoluzione della malattia: alcuni pazienti peggiorano malgrado abbiano raggiunto valori di pressione target”.

Inoltre, un ampio numero di individui (variabile dal 20 al 70% secondo le varie casistiche), soffre di una forma di glaucoma nel quale la pressione oculare è nell’ambito dei limiti di normalità.

Una malattia paragonabile ad Alzheimer, Parkinson e SLA

“Sulla base di queste osservazioni si tende oggi a considerare la malattia come una forma di degenerazione primaria delle cellule nervose della retina” dice Quaranta.

In pratica si deteriorano gli assoni, cioè le strutture che fungono da collegamento con le cellule della retina e che formano il nervo ottico. Un meccanismo che ha delle similarità con altre malattie neurodegenerative.

“Gli assoni delle cellule retiniche sono ricchi di strutture necessarie a produrre energia per la conduzione nervosa. La riduzione nella produzione di energia e l’aumento della produzione di radicali liberi, molecole che danneggiano queste cellule, è da considerarsi un meccanismo chiave nel glaucoma, poiché predispone alla morte le cellule e i loro assoni”.

Nuove strategie di cura

Per contrastare i radicali liberi si usano i cosiddetti antiossidanti e tra questi il Coenzima Q10, noto anche come ubiquinone, è considerato il più promettente per il trattamento del glaucoma.

“Si tratta di una sostanza simile ad una vitamina: studi clinici hanno dimostrato che il Coenzima Q10 esercita un’attività neuroprotettiva ed è stato ampiamente analizzato in varie forme di neurodegenerazione come la malattia di Parkinson, l’Alzheimer, la corea di Huntington e nella SLA” spiega il professor Quaranta.

Il coenzima Q10 somministrato in forma di collirio è oggi riconosciuto dalla comunità scientifica come un possibile metodo nel contrastare i complessi meccanismi di danno causati dal glaucoma.

Uno studio italiano per testare la validità degli antiossidanti

Per confermare l’importanza di questo nuovo approccio terapeutico è stato annunciato, nel corso di un Simposio svoltosi nell’ambito del 1° Congresso dell’Associazione Italiana Studio Glaucoma (AISG), l’avvio del primo studio italiano indipendente sulla neuroprotezione nel glaucoma che sarà coordinato del professor Quaranta.

Lo studio durerà tre anni e coinvolgerà 612 pazienti e i 14 centri per il trattamento del glaucoma in tutta Italia. L’obiettivo dello studio è quello di verificare se effettivamente l’aggiunta del coenzima Q10 alla terapia per abbassare la pressione oculare sia in grado di rallentare la progressione del danno anatomico e funzionale indotto dal glaucoma.

“I soggetti con malattia in fase iniziale o moderata sono spesso asintomatici e sviluppano disturbi della visione negli stadi più avanzati della malattia” conclude il professor Quaranta.

“Per questo è necessario studiare strategie che possano funzionare in sinergia con i farmaci attualmente in uso per rallentare la progressione della malattia verso le forme più gravi di disabilità visiva fino alla cecità”.

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