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Salute

Fecondazione e selezione degli embrioni malati, ecco cosa cambia

Andrea Borini, presidente della Società italiana fertilità e sterilità, parla della sentenza della Consulta e dei dubbi etici ancora aperti

Abolito il divieto di selezionare embrioni malati, e scartarli nelle procedure di fecondazione assistita: la Corte Costituzionale ha abbattuto uno degli ultimi paletti che ancora resistevano della legge 40, dichiarando illegittima la norma secondo cui era un reato selezionare gli embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili (qui può essere scaricata la sentenza). Una logica conseguenza della sentenza che aveva già ammesso la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita, e alla diagnosi pre-impianto degli embrioni, per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche, la cui unica motivazione era quindi evitare di far nascere un figlio affetto da gravi patologie.
Le conseguenze pratiche

Che cosa significa in concreto? Nell'ammettere la selezione degli embrioni la Consulta ha tolto il divieto per la categoria di condizioni embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili ?rispondenti ai criteri di gravità? stabiliti dalla legge sull'aborto. Come è noto, la legge 194 si riferisce alla possibilità di abortire quando il concepito o il nascituro siano affetti da ?rilevanti anomalie o malformazioni? che mettano in pericolo la salute psichica o fisica della madre.
Con la sentenza, quindi, di fatto non vengono specificati i casi precisi in cui sia possibile "scartare" gli embrioni. Si creerà un ginepraio di interpretazioni e posizioni contrastanti? Si porranno dilemmi etici su quali patologie genetiche sono tali da rendere la selezione legittima e quali no? Difficile per ora dirlo. L'alternativa a questa scelta di non specificare in quali casi il divieto cade, poteva essere (e potrebbe ancora essere), come proposto da alcune associazioni scientifiche nel dibattito intorno alla legge 40, quella di stilare una lista di malattie genetiche importanti per le quali far valere la possibilità di selezionare gli embrioni.

Gli interrogativi etici

Secondo Andrea Borini, presidente della Società italiana fertilità e sterilità e direttore di Tecnobios Procreazione, anche elencare specificamente ciò che è ammesso non metterebbe al riparo da interrogativi etici. Inoltre, aggiunge, ?sarebbe stato ben difficile fare una lista che accetta certe malattie e ne esclude altre. Si tratta di valutazioni molto complesse intorno a ciò per cui possa valere o no la pena di vivere che il legislatore lascia, giustamente, nelle mani delle coppie?. La lista delle patologie per cui gli embrioni potrebbero essere scartati, inoltre, equivarrebbe di fatto a una cruda messa all'indice delle persone che ne sono affette, che in qualche modo per la legge era legittimo non nascessero.

Le malattie genetiche

Le situazioni più comuni per cui le coppie chiedono di poter accedere alla diagnosi pre-impianto e scegliere gli embrioni sani sono malattie genetiche come la fibrosi cistica e l'anemia mediterranea. In entrambi i casi, se i genitori sono portatori del gene alla base della malattia, c'è una possibilità su quattro che anche il figlio ne sia affetto. Nella pratica, anche se con la sentenza è caduto formalmente il divieto, le coppie che chiedevano la diagnosi pre-impianto perché portatrici di geni di malattia avevano già la possibilità di escludere gli embrioni malati, almeno nei centri privati. ?La legge 40 vieta di scegliere, ma di fatto non prevede alcuna pena o sanzione per le coppie che lo facciano? dice Borini. E ovviamente, nessuna donna può essere obbligata a subire l'impianto di un embrione contro la sua volontà.

La Consulta ha invece considerato legittimo il divieto di soppressione degli embrioni malati, che al pari di quelli non impiantati ma per cui non esista più un progetto di vita saranno presumibilmente conservati nei congelatori dei centri per la fecondazione assistita: non possono essere donati e utilizzati nella ricerca scientifica. ?Lasciarli lì per sempre non è una gran soluzione, ma è quello che ad oggi dobbiamo fare? chiarisce Borini.

La legge 40, progressivamente smantellata dalle sentenze, resta in piedi come una sorta di impalcatura il cui spirito ?etico? si presta però ormai a numerose ipocrisie. ?Non possiamo rimborsare neppure una brioche a una donna che si presti a donare i suoi ovuli per la fecondazione eterologa? esemplifica Borini, ?però possiamo prendere ovociti dalla banche spagnole che compensano le donatrici?.

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