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Farmaco anti-Alzheimer si rivela un antietà

Migliora memoria, cognizione e metabolismo energetico nei topi anziani e li fa assomigliare a quelli giovani

A volte gli effetti non desiderati di un farmaco non sono per forza indesiderabili. Un po' come la medicina per il cuore che si rivelò portentosa per curare la disfunzione erettile, così un farmaco sperimentale messo a punto e testato per combattere il morbo di Alzheimer ha mostrato di avere inaspettati effetti anti-invecchiamento sugli animali. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori del Salk Institute che stavano lavorando con un farmaco chiamato J147 e hanno dimostrato che funziona bene in un modello murino di invecchiamento che in genere non viene utilizzato per la ricerca sull'Alzheimer.

Lo studio, apparso sulla rivista scientifica Aging, prende le mosse da un lavoro precedente nel quale gli stessi scienziati avevano in effetti adoperato J147 per prendere di mira il principale fattore di rischio dell'Alheimer: l'invecchiamento. I topi trattati con J147, mostravano miglioramenti nella memoria e nella cognizione, vasi sanguigni più sani nel cervello e altre caratteristiche fisiologiche migliorate.

"Inizialmente, l'impulso è stato quello di testare il farmaco in un nuovo modello animale che fosse più simile al 99 per cento dei casi d Alzheimer", spiega Antonio Currais, autore principale dello studio. "Non prevedevamo di assistere a questo tipo di effetto anti-invecchiamento, ma J147 ha fatto sembrare i topi più giovani in base a una serie di parametri fisiologici". "La maggior parte dei farmaci per l'Alzheimer sviluppati negli ultimi 20 anni prendono di mira i depositi di amiloide nel cervello (che sono un segno distintivo della malattia), ma nessuno si è dimostrato efficace nella clinica", spiega David Schubert, autore anziano dello studio. Quindi non si sono notati miglioramenti percepibili nei sintomi dei pazienti. Così Shubert e colleghi hanno deciso di cambiare approccio e, invece di puntare sui depositi proteici nel cervello, focalizzare l'attenzione sulla vecchiaia, il primo fattore di rischio per la malattia.

Il team ha così scoperto che J147 potrebbe prevenire e anche invertire la perdita di memoria e la patologia di Alzheimer nei topi che hanno una versione della forma ereditaria della malattia di Alzheimer, il modello di topo usato più comunemente. Tuttavia, questa forma di malattia rappresenta solo circa l'1 per cento dei casi di Alzheimer. Per tutti gli altri, la vecchiaia è il fattore di rischio primario, dice Schubert. Il team ha voluto esplorare gli effetti del farmaco su una razza di topi che invecchiano rapidamente e sperimentano una versione di demenza che assomiglia più da vicino al disturbo umano legato all'età.

Lavorando su tre gruppi di topi a rapido invecchiamento, i ricercatori ne hanno selezionato un gruppo giovane, uno anziano e uno che pur essendo anziano aveva ricevuto J147 nel corso del processo di invecchiamento. Così hanno potuto verificare l'effetto del farmaco sui topi anziani che lo avevano assunto, analizzando l'espressione genica nel cervello degli animali oltre a centinaia di molecole coinvolte nel metabolismo nel cervello e nel sangue. Hanno scoperto che i topi trattati avevano migliori prestazioni nei test di memoria e di cognizione e mostravano movimenti motori più vigorosi. Avevano inoltre un minor numero di segni patologici del morbo di Alzheimer nel cervello. Ma non è tutto: molti aspetti dell'espressione genica e del metabolismo dei topi anziani cresciuti con J147 erano molto simili a quelli degli animali giovani. Tra questi vi erano marcatori che segnalano l'aumento del metabolismo energetico, ridotta infiammazione cerebrale, riduzione dell'ossidazione degli acidi grassi nel cervello.

Da non trascurare è poi un altro effetto di J147: impediva la fuoriuscita di sangue dai microvasi nel cervello dei topi anziani. "I vasi sanguigni danneggiati sono una caratteristica comune dell'invecchiamento in generale, e nella malattia di Alzheimer spesso la situazione peggiora", spiega Currais. Ora l'unico modo per dimostrare la rilevanza clinica di questo studio consiste nell'inserire J147 in studi clinici per il morbo di Alzheimer. Il team si propone di iniziare la sperimentazione umana l'anno prossimo.

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