Salute

Eutanasia in Belgio: le posizioni in campo

Dopo l'applicazione della dolce morte su un minorenne, la Chiesa protesta mentre il mondo laico si è diviso. Eppure sempre più italiani la richiedono

eutanasia

– Credits: iStock

L'eutanasia torna a far discutere. A riaprire posizioni e pareri sulla "dolce morte" è stata la pratica su un minorenne in Belgio, la prima al mondo.

Seguendo la legge varata nel 2014, il 17 settembre è stata applicata l'eutanasia su un paziente di 17 anni di cui non si conoscono nè identità nè sesso.

La Chiesa è insorta, "addolorata e preoccupata" da un attentato alla "sacralità della vita". Mentre il mondo laico si è diviso: dalle associazioni pro-eutanasia, come la Luca Coscioni, a Scienza & Vita che contesta l'assegnare ai genitori "il potere di vita e di morte". E anche la politica è divisa: il M5S vuole una legge sull'eutanasia perchè in tal senso si sono espressi i suoi elettori con una consultazione online. Il centrodestra chiede chiarezza a Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area Popolare che dopo la notizia ha twittato:

"Il disprezzo per la vita umana sta raggiungendo livelli tali da richiedere una mobilitazione delle coscienze, soprattutto quando il fanatismo ideologico dimentica la realtà delle cose" ha invece affermato Carlo Giovanardi che aggiunge: "Il Belgio, seguendo l'Olanda, sdogana l'eutanasia per i bambini, aprendo la strada ad una deriva eugenetica che fonda le sue radici, come ai tempi del nazismo, in un totale disprezzo della vita umana"

La Chiesa è immediatamente intervenuta con forza: "Ci addolora come cristiani ma ci addolora anche come persone. Ci addolora e ci preoccupa", perchè "la vita è sacra e deve essere accolta sempre", anche quando questo sembra essere un'impresa difficile, ha commentato all'ANSA il presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco. Per il presidente di Scienza & Vita Alberto Gambino, "l'eutanasia sui minori è maschera di un atto di volontà libero. La soppressione di una vita fragile non è mai accettabile".

Sostegno invece dall'Associazione Luca Coscioni: "Il Belgio è il primo Paese al mondo a non girare la testa dall'altra parte di fronte alle condizioni di sofferenza insopportabile che possono colpire anche persone minori", affermano Mina Welby e Marco Cappato. E per il medico che staccò la spina a Piergiorgio Welby, Mario Riccio, membro della Consulta di Bioetica, non si comprende perchè l'eutanasia non dovrebbe essere applicata su un minore: "Ha forse il dovere di soffrire più dell'adulto?", si chiede.

In Belgio nessuna reazione
In Belgio, invece, non si è aperta alcuna polemica dopo la conferma arrivata proprio attraverso un comunicato di Distelmans. Il dibattito etico c'era stato in occasione dell'approvazione della legge che estendeva l'eutanasia, già possibile dal 2002 sugli adulti, anche a tutti i minori. Fino ad allora solo l'Olanda l'aveva autorizzata sui minori, ma sopra i 12 anni. In Belgio, nonostante l'opposizione di molte associazioni di pediatri e della gerarchia ecclesiastica, la legge passò comunque a larga maggioranza.

Alla fine i deputati furono convinti dalle "garanzie" che la legge prevede: il minore deve avere una malattia in fase terminale e con sofferenze fisiche non alleviabili, e uno psicologo esterno all'equipe medica curante ne valuta la "capacità di giudizio", affinchè capisca cosa significhi morire. Perchè devono essere gli stessi bambini o ragazzi a chiederlo, e più volte, con l'accordo dei genitori.

Cosa prevede la pratica di eutanasia

La pratica di eutanasia prevede l'intervento attivo del malato che assume da solo, anche se con la supervisione di un medico, il farmaco che lo porterà alla morte. Questa pratica è però vietata ai minori in ogni parte del mondo, differentemente dall'eutanasia passiva, alla quale è stato sottoposto un minore in Belgio.

In Italia è in crescita il numero degli italiani che chiedono l'eutanasia: lo fanno alle associazioni e ai centri in Svizzera dove già dal 1942 sono aperte le porte per ottenere il suicidio assistito. Si stima che siano circa una cinquantina l'anno gli italiani che riescono nel proprio intento.

A raccontare qual è il percorso degli italiani in cerca della dolce morte è Emilio Coveri, presidente dell'Associazione Exit, una delle quattro che operano in aiuto di chi chiede la dolce morte. "Riceviamo dalle 70 alle 90 telefonate a settimana", spiega. Di queste, solo una piccola parte andrà in Svizzera, e di quest'ultimo gruppo, ha aggiunto Coveri, "nessuno cambia idea".

Le 4 associazioni che operano sono la Lifecircle-eternal spirit di Basilea, la Ex international di Brena, la Dignitas di Forch (Zurigo) ed Exit Svizzera italiana del Canton Ticino. Il paziente deve inviare le cartelle cliniche e le dichiarazioni mediche sul suo stato. La richiesta deve essere valutata da una commissione medica svizzera. È possibile chiedere il suicidio assistito perchè si soffre di una grave malattia incurabile, irreversibile e senza più possibilità di guarigione o perchè questa porta gravissime sofferenze fisiche o psichiche. Se la commissione accetta la richiesta i medici per obbligo di legge debbono cercare di dissuadere dalla scelta di voler finire la propria vita. Se il malato sceglie di andare avanti il medico presenta in farmacia una propria richiesta per ottenere il farmaco letale che sarà assunto dal malato. Si tratta di un potente sonnifero e di una sostanza che ferma il battito cardiaco.

In Olanda, ha aggiunto, Coveri sono 4000 le persone che ogni anno chiedono l'eutanasia e circa 1500 arrivano alla fine del percorso. In Svizzera si contano 400 casi di suicidio assistito ma molti sono di stranieri. La conferma dell'interesse crescente arriva anche da Marco Cappato, responsabile legale di Sos eutanasia, che assieme ai radicali dell'associazione Luca Coscioni Mina Welby e Gustavo Fraticelli hanno promosso una iniziativa di disobbedienza civile autodenunciandosi.

Al prossimo congresso di Napoli dell'associazione che si terrà dal 30 settembre al 2 ottobre saranno presenti anche le associazioni che già da anni aiutano gi italiani ad andare all'estero per morire. Da quando è partita l'iniziativa Sos eutanasia, nel marzo 2008, le persone che hanno chiesto informazioni sono state 208, dallo scorso gennaio fino ad agosto sono state 90 e 11 persone hanno chiamato negli ultimi giorni di settembre.

© Riproduzione Riservata

Commenti