Salute

Emergenza morbillo: cosa sta succedendo

I casi dall'inizio dell'anno sono quasi 2.600, più del doppio di quelli del 2016. Per l'immunologo Giovanni Rezza: "Si sente il calo delle vaccinazioni"

vaccino

Marta Buonadonna

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Salgono a quasi 2.600, da inizio anno, i casi di morbillo registrati in Italia. E tra questi si contano anche 155 neonati con meno di dodici mesi, ovvero soggetti per i quali la malattia può essere particolarmente pericolosa. Resta alto il numero di complicanze registrato, mentre in 4 casi su 10 è stato necessario il ricovero.

In particolare, nel mese di maggio dello scorso anno i casi erano stati 82, un terzo di quelli registrati nelle prime tre settimane di maggio 2017, pari a 246. Rispetto ai 2.581 contagi registrati tra il 1 gennaio 2017 e il 21 maggio 2017, il 91% dei casi proviene da sette Regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia.

In particolare, 759 si sono verificati nel solo Lazio, 571 in Piemonte, 355 in Lombardia.

L'ultimo bollettino di sorveglianza sul morbillo dell'Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute parla chiaro: siamo di fronte a una recrudescenza di una malattia che il vaccino sembrava destinato a far scomparire. Ma sempre più genitori rifiutano di vaccinare i propri figli contro il morbillo, perciò si è persa quell'immunità di gregge che garantisce che la malattia smetta di circolare nella popolazione. La bambina deceduta ad aprile 2017 all'Ospedale Bambino Gesù di Roma a causa delle complicanze del morbillo, e già affetta da cromosopatia, ne è la prova. "Avrebbe potuto essere vaccinata e avrebbe potuto salvarsi se lo fosse stata", lo afferma all'Ansa il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi. "Per questa bambina - spiega Ricciardi - la vaccinazione era anzi molto più utile, e questo perché i bambini a rischio per particolari patologia sono quelli per i quali la vaccinazione è maggiormente indicata. La piccola si sarebbe potuta salvare se fosse stata immunizzata contro il morbillo". Fondamentale, avverte, "e' dunque un richiamo a tutti i medici perchè vaccinino i bambini a rischio".

Anno nero
I casi sono in netto aumento rispetto allo scorso anno. Dall'inizio del 2017 ne sono già stati segnalati 1.920, 29 soltanto nell'ultima settimana: un'enormità, 5 volte il numero di casi dei primi 4 mesi del 2016, anno nel quale i malati sono stati 859 in totale. L'anno prima erano stati molti meno: 258. Le regioni più colpite sono Lazio (570 casi), Piemonte (429), Lombardia (241), Toscana (236) e Veneto (135). Meno interessato il Sud, dove la Sicilia è la regione con più casi: 57. 

Adulti più colpiti
L'88% di chi si è ammalato non era vaccinato e il 34% di chi ha preso il morbillo è andato incontro ad almeno una complicanza, dalla diarrea alla polmonite, dall'insufficienza respiratoria all'epatite, dall'otite alle convulsioni. Il 40% ha avuto bisogno di un ricovero, il 15% in pronto soccorso. Tra questi quasi 2.000 casi, 176 hanno riguardato operatori sanitari. Ad ammalarsi sono soprattutto gli adulti: il 72% dei malati ha più di 15 anni. Il picco dei contagi si è avuto a marzo con 818 casi, 200 dei quali concentrati nella decima settimana dell'anno, tra il 6 e il 12 marzo.

Parla l'immunologo
Panorama.it ha chiesto a Giovanni Rezza, immunologo dell'Istituto Superiore di Sanità, di commentare per noi questi dati.

Come mai questo picco di contagi?
Ci sono almeno un paio di motivi. Da un lato c'è da dire che il morbillo si comporta un po' così, anche in epoca pre-vaccinale c'erano ondate epidemiche ogni due-tre anni, in pratica quando si ricostituisce la popolazione suscettibile. Dall'altro sono calate le coperture vaccinali. La media nazionale ora è dell'85% nei bambini, al suo massimo era intorno al 90%. Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose che esistano. Sotto il 95% di copertura non si riesce a tenere sotto controllo. Per cui ogni due-tre anni abbiamo questi fenomeni epidemici. Il punto è che rispetto a 20 anni fa i numeri sono comunque ridotti. Ora contiamo qualche migliaio di casi, prima ne avevamo decine di migliaia.

Come mai sono soprattutto gli adulti ad ammalarsi?
Gli adulti sono immuni se hanno fatto il morbillo da piccoli, altrimenti molti non sono vaccinati. E non dimentichiamo che da adulti aumentano le complicanze: in un caso su 30 il morbillo dà polmonite, in un caso su 1000-2000 dà encefalite. Poi va detto che il morbillo specialmente negli adulti conduce spesso a ospedalizzazione, e questo comporta che ci siano casi tra gli operatori sanitari e focolai ospedalieri. Chi è malato porta il morbillo in ospedale e così facendo rischia di infettare chi è già ricoverato.

Quando viene somministrato il vaccino?
Nei bambini tra i 13 e i 15 mesi, ma c'è il piano di eliminazione del morbillo, quindi chiunque può andarsi a vaccinare. L'Europa avrebbe dovuto eliminare la malattia già nel 2015, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma ancora non ce l'abbiamo fatta. E se noi siamo secondi solo ai rumeni per numero di casi, non è che Francia, Germania e altri paesi siano messi molto meglio.

Un adulto che non è stato vaccinato e che non sa se ha avuto la malattia da piccolo è bene che si vaccini?
Nel dubbio conviene rivaccinarsi. Quello contro il morbillo è un vaccino a virus vivo attenuato, quindi gli unici ai quali non deve essere somministrato sono gli immunodepressi. Al di fuori di questo non ci sono controindicazioni. Se uno ha già fatto il morbillo è come se facesse un richiamo, non succede nulla.

I dati dicono che l'88% di quelli che si sono ammalati quest'anno erano vaccinati. E il restante 12%?
La protezione del vaccino non è del 100%: dopo una dose è del 95%, dopo due dosi sale al 99%. Quasi tutti hanno fatto solo una dose e questo spiega perché alcuni si riammalino. Comunque è possibile che molti di questi ne abbiamo preso una forma attenuata.

(Questo articolo è stato scritto il 25 maggio 2017 e aggiornato il 28 giugno 2017)

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