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Salute

Ecco il tablet che legge il pensiero e ridà "voce" alle persone paralizzate

Un nuovo dispositivo fa tornare a comunicare i pazienti affetti da SLA, sclerosi multipla o totalmente immobilizzati

Migliorare, e di molto, la qualità della vita dei pazienti costretti all’immobilità per patologie degenerative. E’ l’obiettivo che ha portato all’ideazione e allo sviluppo della la piattaforma “Braincontrol”, un innovativo dispositivo biomedico completamente frutto dell’ingegno italiano che permette alle persone affette da patologie paralizzanti come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), sclerosi multipla o vittime di lesioni traumatiche o ischemiche di poter comunicare con il mondo esterno.

Si tratta di un’interfaccia neurale, cioè un apparecchio non invasivo da applicare sulla testa dei pazienti che utilizza la tecnologia “Brain-Computer Interface” (BCI) per interpretare i deboli impulsi elettrici generati dal cervello e trasformarli in segnali da inviare a dispositivi di supporto per la disabilità.

In termini più semplici, è una piattaforma composta da due parti: una rete di sensori che funziona come una macchina per l’elettroencefalogramma, “leggendo” l’attività cerebrale, e da un piccolo ma potente tablet PC che l’analizza grazie ad un innovativo software e li converte in comandi.

“Si tratta dell’unica possibilità di interagire per persone tetraplegiche o colpite da malattie paralizzanti che gradualmente bloccano tutti i movimenti del paziente, compresi quelli oculari” dice a Panorama.it l’ingegner Pasquale Fedele, Ceo e fondatore di Liquidweb, l’azienda senese che ha sviluppato e produce il software cuore di Braincontrol. Un apparecchio che per le sue doti di affidabilità, semplicità d’uso e funzionalità è stato insignito di moltissimi riconoscimenti internazionali, non ultimo il premio "Medtec Europe Start-up Academy 2015" conferito a Stoccarda lo scorso 23 aprile nell’ambito delle migliori innovazioni nel campo dell’ingegneria biomedicale.

Ingegner Fedele, come funziona il vostro Braincontrol?

“Utilizza pensieri legati al movimento: l’intenzione di muovere una mano, un piede o un oggetto astratto è rilevata dai sensori poggiati sulla testa dell’utente e utilizzata dal BCI, è come una sorta di joystick mentale, dove basta pensare a un movimento per controllare le funzionalità dei tablet o di un qualsiasi altro dispositivo ad esso connesso”.

Cosa rende il dispositivo innovativo e unico nel suo genere?

“La possibilità per persone in stato “locked-in”, cioè totalmente paralizzate ma vigili, di poter ancora comunicare con il mondo esterno, con i medici e soprattutto con i propri cari. I pazienti affetti dalle terribili patologie invalidanti sono in grado di percepire gli stimoli esterni visivi e uditivi ma non hanno nessun modo di esternare i loro pensieri: con questo apparecchio possono finalmente tornare a interagire con le altre persone. Si può chiedere loro quello che provano, le loro emozioni ed eventuali sintomi da riferire al medico ottenendo una risposta. In un certo senso travalicano la barriera ingabbiante in cui si è trasformato il loro corpo: non sono più prigionieri di un corpo inerme”.

E a questo punto ci fa vedere il video del primo paziente che ha usato con successo il primo prototipo nel 2012: su un tablet posto di fianco al letto (il paziente non potendo controllare le palpebre, aveva gli occhi chiusi e non guardava lo schermo) il cursore si sposta sulle icone “sì” e “no”, riproducendo dei feedback sonori, ed il paziente seleziona le risposte in base alle domande che gli vengono poste.

Anche se il giovane ingegnere l’avrà già mostrato migliaia di volte, nei suoi occhi ancora è percepibile un bagliore di commozione mista a orgoglio. “Naturalmente ora l’interfaccia tablet si è evoluta e comprende anche un frasario con varie griglie” precisa.


Quando sarà disponibile?

“Da alcuni mesi è disponibile la prima versione che ha ottenuto la certificazione CE come dispositivo medicale. Al momento stiamo definendo con le Asl i criteri coi quali assegnarli ai pazienti, per evitare che i costi gravino sulle famiglie. Un’altra caratteristica peculiare di Braincontrol è la sua versatilità: può essere infatti riutilizzato da altri pazienti e il training per imparare ad usarlo è relativamente breve. Servono infatti circa quaranta minuti per la calibrazione soggettiva e nell’arco di poche settimane l’utente è in grado di impiegarlo autonomamente. I sensori sono wireless, dotati di una batteria che dura sei ore, risolvendo così anche problemi di usabilità. In più, potrà essere utilizzato anche come strumento diagnostico, perché permette di capire lo stato cognitivo del paziente. Si pensi ad esempio a persone in coma come Schumacher: in questi casi possiamo rilevare fino a che punto il cervello recepisce gli stimoli esterni. Secondo il nostro piano, entro quattro anni Braincontrol sarà messo a disposizione di ventiseimila pazienti e contiamo, una volta che la produzione sarà a regime, di fornire seicentomila unità all’anno”.

Sviluppi futuri?

“Abbiamo già sviluppato dei prototipi con funzionalità di comunicazione avanzata, domotica, controllo di carrozzina elettrica e robotica. Abbiamo da poche settimane completato un prototipo di robot umanoide controllato mediante il pensiero: stimiamo che tra cinque anni, tramite l’evoluzione dell’ingegneria biomedica, si potranno realizzare esoscheletri totalmente controllati dal pensiero, in grado di ridare anche il movimento alle persone affette da malattie paralizzanti"

Liquidweb ha sede a Siena ed una delle imprese affiliate a Toscana Life Sciences, incubatore d’impresa che fornisce risorse in termini di spazi logistici, strumentazione, piattaforme tecnologiche e servizi alle imprese più promettenti del settore scienze della vita.

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