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Salute

Ebola: storia di Emile, il "paziente zero"

È stato un bambino di due anni, in Guinea, il primo caso accertato del virus che sta devastando l'Africa Occidentale

Prima di Thomas Duncan e Craig Spencer, prima ancora degli oltre diecimila casi e quasi cinquemila morti, Ebola ha avuto un "paziente zero": il New England Journal of Medicine e l'Unicef hanno identificato in Emile Ouamouno, un bimbo di due anni, la prima vittima del virus prima che diventasse una vera epidemia.


 

I primi sintomi

Emile si era ammalato circa un anno fa in un remoto villaggio della Guinea Meridionale, Meliandou, al confine con Liberia e Sierra Leone. Un paesino di agricoltori immerso nella giungla nella prefettura di Gueckedou. Per raggiungerlo si vola a Dakar, in Senegal, poi a Conakry, poi con un volo interno Onu a Kissidougou. Non è chiaro come Emile abbia contratto la malattia che può passare da animali all'uomo attraverso tessuti o fluidi infetti.

Il bambino ha vissuto appena quattro giorni, fino al 6 dicembre, dopo che sono comparsi i primi sintomi: diarrea nera, vomito, febbre alta. Sua madre, colpita da una febbre emorragica, lo ha seguito nella tomba una settimana dopo. Nell'arco di un mese Ebola aveva devastato l'intera famiglia Ouamouno, ha ricostruito la rivista medica americana.



Contagio in famiglia

Philomene, la sorellina di Emile, è morta il 29 dicembre, tre giorni dopo la nonna. Solo Etienne, il padre, è ancora vivo: ai funzionari dell'Unicef che sono andati a trovarlo ha mostrato desolato il cortile fino a un anno fa pieno di vita: "Emile e Philomene erano bambini vivaci, lui amava giocare a palla, lei portava i bebè sulle spalle".

La catena del contagio era stata ricostruita per sommi capi in agosto dal New York Times ma solo adesso sono emerse date, nomi e luoghi. Dal villaggio "ground zero", dopo il funerale della nonna di Emile, Ebola ha dilagato altrove. Una levatrice, secondo il New England Journal of Medicine, ha trasmesso il contagio ai suoi parenti e a un infermiere che l'aveva presa in cura. Ricoverato in ospedale a Macenta, a 80 chilometri di distanza più a ovest, l'infermiere aveva contagiato un medico che a sua volta aveva passato Ebola ai suoi fratelli a Kissidougou, 133 chilometri di distanza. Erano le prime fasi dell'epidemia: tutti questi malati sono morti.

A Meliandou da aprile non ci sono stati più casi ma le conseguenze di Ebola dureranno per anni. Il timore del contagio ha rotto la catena della solidarietà umana, spiega l'Unicef, gli orfani (1.400 nei tre Paesi devastati dalla malattia) restano abbandonati a loro stessi. "È una catastrofe umanitaria", ha detto Fassou Isidor Lam dell'organizzazione Onu per l'infanzia: "La gente scappa dai villaggi e abbandona le proprie famiglie e i propri figli".

Fonte: ANSA

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