Il virus ebola
Salute

Ebola è niente, la prossima pandemia sarà devastante

A colloquio con David Quammen, giornalista e scrittore, esperto di pandemie. Ecco lo scenario che ci ha raccontato.

Un milione e quattrocentomila infetti entro gennaio. È lo scenario peggiore dipinto dagli esperti del Cdc (il Center for Desease Control stautinitense) per quanto riguarda Ebola nell’Africa occidentale. Con un tasso di mortalità del cinquanta per cento sarebbe una catastrofe senza pari, distruggendo società, economie e sistemi politici in tutto il continente.

Così David Quammen, scrittore americano esperto in questo ambito (è autore di numerosi libri tra cui “SPILLOVER, l’evoluzione delle pandemie”) descrive a Panorama.it come vede la situazione dell’epidemia in Africa. Ecco cos’altro ci ha raccontato.

Nei Paesi colpiti dall’emergenza il focolaio continua ad espandersi mentre nel resto del mondo ci sono scintille che hanno raggiunto Usa, Spagna, Londra, Germania, Oslo e che per ora sono state tenute sotto controllo. È piuttosto improbabile che si trasformino in incendi, in ogni caso per combattere l’epidemia la prima cosa da fare è estinguere il focolaio principale, ma occorrono molte più risorse di quante inviate sinora.

L’origine dell’epidemia: perché proprio adesso e cosa l’ha innescata?

Ebola è una zoonosi, come la peste bubbonica e l’influenza “spagnola” del 1918. Deriva cioè dall’azione di un patogeno capace di passare dagli animali all’uomo. Questo salto inter specie è più comune che raro: avviene in oltre la metà di tutte le malattie infettive. Zoonosi è una parola del futuro, destinata a diventare assai più comune nel corso di questo secolo. È un termine tecnico, che spiega l’origine di malattie come Aids ed Ebola.

Tutte le specie di animali, di piante, di funghi degli ecosistemi tropicali sono portatrici di virus unici, alcuni potenzialmente mortali per l’uomo, altri innocui: il problema è che non sappiamo quali siano pericolosi. Ma se si genera un contatto c’è la possibilità dello spillover, letteralmente la “tracimazione” dall’animale “serbatoio” all’uomo, cioè il passaggio da una specie all’altra. A innescarlo però non è il virus, bensì noi stessi. Laddove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie. Un parassita sfrattato dal suo ospite abituale necessita di trovare una nuova casa per non estinguersi. Dunque non ce l’hanno con noi, siamo noi a esser diventati molesti per loro.

La distruzione delle foreste tropicali e l’abitudine di mangiare le scimmie, pipistrelli e i roditori perché le popolazioni locali non hanno altro cibo, costringe i virus a fare il salto di specie e contagiare l’essere umano. Alcuni potrebbero essere anche peggiori dell’ebola. I virus non hanno intenzioni o obiettivi specifici, semplicemente colgono le opportunità. Se uccidiamo gli animali che per ora ne sono gli ospiti, i virus “saltano” dentro gli esseri umani. Per loro è un eccezionale avanzamento di carriera: passano a vivere nella specie più abbondante sul pianeta. Siamo noi a dare l’opportunità e a creare la necessità di cambiare specie.

Però c’è una differenza: diversamente dai virus, noi siamo intelligenti e quindi possiamo cambiare i nostri comportamenti e abitudini, adattandoci e limitandoci nell’alterare gli ecosistemi.

Ma dobbiamo anche combattere mettendo a punto una diagnostica rapida ed efficace e possibilmente dei vaccini, il che comporta investire ancora più soldi. Bisogna sviluppare un sistema di monitoraggio per identificare i nuovi virus molto più precocemente di quanto fatto con ebola. Alcuni scienziati eseguono test sui cacciatori africani dopo ogni battuta per vedere quali virus hanno contratto dalle prede. È un sistema di prevenzione rapido ma non efficace: magari ne contraggono venti ma nessuno pericoloso per l’uomo. Nel caso di Ebola non è ancora stato individuato l’animale serbatoio, ma si sospetta fortemente il pipistrello della frutta, diffuso in quelle zone e che potrebbe aver a sua volta contagiato le scimmie.

Il peggio deve ancora venire

Quale sarà la prossima pandemia? Non lo sappiamo. Secondo gli esperti il big one potrebbe arrivare quest’anno, il prossimo o tra cinque anni. Sicuramente ci sarà e molto probabilmente sarà un virus zoonotico, proveniente dai pipistrelli o scimmie e il ceppo avrà un’unica elica di Rna, perché questo tipo di virus ha un’evoluzione rapidissima e passa molto velocemente da un ospite all’altro.

Potrebbe appartenere alla stessa famiglia di virus dell’influenza, della Sars, del Nipah, ma non sarà della famiglia di Ebola. Il big one, a differenza di Ebola, si trasmetterà per via aerea e si diffonderà nel mondo tramite i viaggi nel giro di dodici ore con un semplice starnuto o colpo di tosse. Se siamo fortunati e vigili possiamo controllarlo prima che mieta milioni di vittime.

Avete visto il film “Contagion“ di Soderbergh con Matt Damon? È una visione molto realistica di quello che potrebbe succedere. Ha una base scientifica molto solida: alcuni degli scienziati con cui ho lavorato sono stati consulenti per la sua realizzazione. Ma la conclusione è un happy end: sconfiggere i virus si può, grazie alla nostra intelligenza e alla capacità di adattarci.

 

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