Salute

Diabete fa 73 morti al giorno, chi ha studiato più protetto

Il rapporto annuale dell'Osservatorio sul diabete svela gli stili di vita che predispongono al rischio

diabete

Marta Buonadonna

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Invecchiamento della popolazione e aumento dell'incidenza del sovrappeso e dell'obesità hanno contribuito a far crescere di oltre un milione i malati di diabete in Italia tra il 2000 e il 2015. Le stime parlano di 3,27 milioni di persone colpite, pari all'8% della popolazione adulta.

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Anche se nello stesso arco di tempo la mortalità ha subito una lieve flessione, siamo sempre a livelli da allarme rosso: si calcola che muoiano a causa del diabete 73 persone al giorno in Italia e quasi 750 in Europa.

Il sovrappeso predispone
Un fattore predisponente per lo sviluppo della malattia è il sovrappeso, che purtroppo in Italia colpisce 21 milioni di persone. Mangiamo peggio e ci muoviamo meno di prima, perciò un numero crescente di noi tende a mettere su peso in eccesso: è obeso un italiano su 10. Il nostro paese è ai primi posti in Europa per tasso di obesità infantile: la prevalenza è del 9,8%, e il problema è maggiormente sentito nelle regioni del Centro e del Sud.

"Possiamo definire diabete e obesità come una pandemia", sostiene Renato Lauro, Presidente Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, "con serie conseguenze per gli individui e la società in termini di riduzione sia dell’aspettativa sia della qualità della vita, e notevoli ricadute economiche. Si tratta quindi un’emergenza sanitaria che necessita di una attenzione specifica da parte dei decisori politici, affinché considerino in tutta la sua gravità questo fenomeno".

Una laurea contro il diabete
Da 10 anni l'osservatorio pubblica l'Italian Diabetes & Obesity Barometer Report. L'ultima edizione, presentata giorni fa a Roma, ha visto l'esordio di una collaborazione con l'Istat, utile per tracciare un quadro esaustivo del fenomeno, vista la forte connotazione sociale che caratterizza il diabete e l’obesità e l’importanza degli stili di vita per la loro prevenzione. Istituto nazionale di statistica da diversi anni raccoglie dati da molte fonti su queste patologie e descrive le caratteristiche e i comportamenti delle persone che ne sono affette.

Quello che in questo contesto è emerso sul diabete è che questa malattia è più frequente tra le persone con basso titolo di studio. "Nella popolazione adulta, eliminando l’effetto dell’età, un laureato ha un rischio di ammalarsi di diabete quasi tre volte più basso di chi ha solo la licenza elementare, per le donne lo svantaggio tra le meno istruite è ancora più elevato", spiega Roberta Crialesi, Dirigente Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia, Istat. Dalle rilevazioni Istat del 2015 emerge come la disuguaglianza sociale sia particolarmente accentuata tra i 45 e i 64 anni, quando la prevalenza del diabete è del 2,9% tra i laureati, del 4% tra i diplomati, mentre raggiunge il 9,8% tra coloro che hanno conseguito la licenza elementare.

Tutti coinvolti
Se chi è più istruito risulta più protetto, a influire sul rischio sono naturalmente anche gli stili di vita. Il diabete colpisce il 15,1% delle persone obese, solo il 3,6% tra i normopeso, e la prevalenza della malattia è dell’8,6% tra chi non svolge alcuna attività fisica, rispetto all'1,7% di coloro che praticano abitualmente un'attività sportiva.

Se pensate che la cosa non vi riguardi, preparatevi a cambiare idea. "Nel nostro Paese", dice Domenico Cucinotta, Coordinatore Italian Barometer Diabetes Report e Direttore del dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università di Messina, "considerando i più di 3,5 milioni di persone con diabete noto, i circa 1,5 milioni che non sanno di averlo e i 4,5 milioni con prediabete, ne risulta che quasi 10 milioni di italiani devono fare i conti o sono comunque destinati a fare i conti con questa patologia e a questi vanno aggiunti i loro familiari. Tra 10 anni, in ogni famiglia italiana vi sarà una persona con diabete o un soggetto prediabetico".

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