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Salute

Curare il dolore è un comandamento

Un decalogo per prevenire e alleviare le sofferenze dei pazienti: è il nuovo giuramento dei medici, presentato anche al Papa

Devo curare il dolore: è il "comandamento" principale del decalogo stilato da 44 medici di altrettanti centri d'eccellenza in Italia specializzati nella terapia del dolore. Il documento li impegna ad alleviare le sofferenze dei propri pazienti, e a farsene carico.

Una vera dichiarazione di guerra al dolore, ma anche un nuovo giuramento di Ippocrate da rispettare. Il decalogo, controfirmato da 200 tra i più riconosciuti terapisti del dolore e reso possibile da un grant di Grünenthal Italia, farmaceutica specializzata nelle terapie antalgiche, è stato depositato all'Assemblea generale delle Nazioni Unite da Guido Fanelli, primario di anestesia e ordinario dell'Università di Parma, nonché direttore scientifico Biogenap del Cnr e della Fondazione Ant. Non solo: una copia del manifesto è stata consegnata nelle mani di Papa Bergoglio a Roma.

"Una forte operazione a sfondo etico che vuole risvegliare le coscienze e far prendere atto che non dobbiamo accettare supinamente il dolore come sintomo inevitabile. La sofferenza è sempre inutile" afferma Fanelli, "padre" della legge 38 del 2010, quella che tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. "La legge 38 non è ancora attuata in tutte le realtà ospedaliere, e viene applicata in modo diverso da ogni regione, con colossali disparità: c'è un 30 per cento della popolazione che non accede al sistema perché le Regioni sono inadempienti" continua Fanelli. Inoltre il 40 per cento dei pazienti non riceve un adeguato trattamento del controllo del dolore.

Il decalogo, oltre a ricordare ai cittadini che è un loro diritto non soffrire, è un monito rivolto ai medici per ribadire che il giuramento che hanno fatto li obbliga a stare vicini ai pazienti. "Non è giustificato soffrire dopo un intervento chirurgico, abbiamo il dovere di prevenire il dolore, con una terapia idonea da modificare in base alla risposta del soggetto" precisa Antonio Corcione, direttore anestesia e rianimazione all'ospedale Monaldi di Napoli e presidente della Siaarti, società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva (è stato lui a presentare al Papa il documento).

"Nel post operatorio l'unico parametro da segnare in cartella dovrebbe essere l'intensità del dolore e come si è intervenuti per curarlo: ci sono farmaci e trattamenti per evitarlo, ma persiste un problema culturale contro gli oppioidi a favore degli antifiammatori fans che funzionano meno e danno più complicanze" sostiene Corcione. I derivati della morfina in Italia, nonostante la legge 38, sono infatti ancora demonizzati: il consumo di farmaci oppioidi è di 1,70 euro per abitante contro i dieci della Germania e i cinque della Francia, mentre siamo il secondo consumatore mondiale di fans. Il dolore ha tre aspetti fondamentali: origine, intensità e durata. Quello acuto corrisponde a un danno dei tessuti, limitato nel tempo, quello cronico, che dura da più di tre mesi, diventa malattia. Nel 95 per cento dei casi è di tipo articolare, il restante è causato dal cancro. In questo caso il sollievo ha anche un forte supporto psicologico: "Un malato di tumore se non ha dolore accetta meglio la malattia e le cure" dice Fanelli.

Aspetti etici dunque ma anche economici: il 20 per cento della popolazione italiana ha dolore cronico (12 per cento artrosi), con una spesa di 3,2 miliardi per la cura e un grande impatto per la produttività. Ma perché coinvolgere il Papa? "Il decalogo si rifà alle parole dette da Francesco in Bolivia: bisogna ascoltare le persone che soffrono, è fondamentale dedicare loro attenzione, farle sentire più serene; essere partecipi al loro dolore, che non è una espiazione dei propri peccati" risponde Corcione. "La nostra azienda, specializzata nelle terapie antalgiche, da anni porta avanti una battaglia culturale per il diritto a non soffrire" dice" Thilo Stadler, general manager South Europe and Nordics di Grünenthal. "È una sfida che trascende la dimensione clinica e terapeutica e assume una valenza etica. La consegna al Papa e alle Nazioni Unite rappresenta la materializzazione di questo sforzo comune, al quale siamo orgogliosi di aver potuto contribuire". "Inoltre" aggiunge Fanelli "volevamo sfatare la falsa leggenda che la Chiesa osteggia la terapia del dolore e gli oppioidi: già papa Woytila raccomandava di assistere e garantire la dignità della persona fino in fondo. Adesso vorremmo che il decalogo ricevesse l'endorsement anche delle altre confessioni religiose". (Angelo Piemontese)

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