Contro la diabesità fate movimento

L'esercizio fisico si è dimostrato efficace quanto i farmaci nel ridurre la mortalità legata al diabete. Per questo occorre farla come forma di prevenzione di diabete e obesità

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Marta Buonadonna

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In Italia si calcola che le persone che dovrebbero perdere peso, per motivi di salute, non di estetica, siano la bellezza di 22 milioni, gli obesi sono 6 milioni e le persone con diabete 3,5 milioni. Tra queste cifre peroccupanti se ne nasconde un'altra: sono i 2 milioni di italiani affetti da diabesità, ovvero persone che sono contemporaneamente obese e diabetiche. I medici riuniti a Roma per la prima Diabesity Prevention Conference segnalano la necessità di fare prevenzione, soprattutto attraverso l'attività fisica.

Si chiama HEPA (Health Enhancing Physical Activity) ed è la promozione dell'attività fisica per salvaguardare la salute. L'Oms crede che sia un valido strumento per contrastare la dilagante piaga della sedentarietà che ha tra le sue peggiori conseguenze proprio l'obesità e il diabete, due condizioni che"si sostengono a vicenda", come spiega Paolo Sbraccia, Presidente della Società Italiana dell'Obesità. Che precisa: "L'obesità è considerata l'anticamera del diabete e la combinazione tra le due malattie rappresenta una vera e propria epidemia dei nostri tempi, per la quale l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha perfino coniato il termine 'diabesità'".

Il motivo per cui l'associazione tra le due condizioni non va presa sotto gamba è che "il rischio di morte raddoppia ogni 5 punti di crescita dell'indice di massa corporea: un diabetico in sovrappeso raddoppia il proprio rischio di morire entro 10 anni rispetto a un diabetico di peso normale; per un diabetico obeso il rischio quadruplica", spiega Sbraccia. Come si può evitare di vedere aumentare il rischio in modo così vertiginoso?

Una meta-analisi su oltre 300.000 persone pubblicata sul British Medical Journal lo scorso ottobre "dimostra che l'esercizio fisico è efficace, in termini di riduzione della mortalità cardiovascolare o legata al diabete, quanto il trattamento farmacologico", suggerisce Sbraccia. Così gli specialisti presenti alla conferenza sulla prevenzione della diabesità, esperti in varie discipline, tra cui non solo medici ma anche sociologi, architetti, esperti di politica sanitaria, psicologi e rappresentanti del mondo dello sport, hanno prodotto un documento che racchiude le raccomandazioni per promuovere in maniera efficace l'attività fisica in tutti i contesti. Dalla scuola alla famiglia, dai luoghi di lavoro agli ambienti urbani, fino al tempo libero e alle vacanze.

Nel 2012 gli italiani che dichiaravano di condurre una vita sedentaria erano oltre 23 milioni, ovvero quasi il 40% della popolazione. E nella pratica sportiva regolare il Nord (26,6%) è molto avanti rispetto al Sud (16,8%). Occorrono interventi strutturali, campagne di sensibilizzazione e di alfabetizzazione motoria, per rendere chiara a tutti (genitori, insegnanti, imprenditori, medici e infermieri) l'importanza che l'esercizio fisico deve avere nella vita di tutti i giorni.

"I dati della letteratura scientifica", si legge in calce al rapporto, "consentono di affermare che le politiche di promozione dell'HEPA (Attività fisica a scopo salutare) hanno un effetto costo efficacia e costo beneficio vantaggioso, creano quindi ricchezza e benessere per le nazioni che le adottano". Basta pensare che in molti dei casi in cui viene prescritto un farmaco se il medico pensasse di prescrivere prima una certa dose di attività fisica quotidiana al paziente, è probabile che otterrebbe un effetto simile a costo zero. "E' importante che l'attività fisica sia considerata un strumento di cura", sostiene Pierpaolo De Feo, Presidente di Italian Wellness Alliance, "e utilizzata per integrare dieta e terapia farmacologica".

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