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Salute

Come sta la tua tiroide?

Quando la ghiandola funziona male (e nelle donne capita spesso), insorgono problemi per cuore, cervello, ossa. Ce lo spiega l'endocrinologo Bruno Solerte

Il 27 e 28 maggio, in occasione della settimana della tiroide, a Milano, Roma e Torino ci sarà una campagna per il controllo di questa ghiandola, fondamentale per il buon funzionamento dell’organismo, con visite e test gratuiti (un semplice prelievo del sangue). Per aderire è sufficiente scaricare il coupon dal sito www.spaziotiroide.it e presentarsi nei centri Cdi (Centro diagnostico italiano) di Milano, Larc di Torino e Marilab di Roma. Panorama ha intervistato Bruno Solerte, endocrinologo del Cdi, professore associato di medicina interna all’Università di Pavia e direttore della Scuola di specializzazione in geriatria dell’Università.

La tiroide è davvero così importante per il nostro organismo?

È fondamentale: è il principale organo che regola il metabolismo di base, fornisce il substrato energetico all’organismo ed è essenziale nella produzione di calore. È importante anche per le funzioni cardiovascolari, per la frequenza cardiaca e la pressione, mantiene l’integrità cerebrale. Senza la tiroxina, l’ormone prodotto da questa ghiandola,  non è possibile vivere.

La tiroide dà problemi soprattutto alle donne, come mai?

Le disfuzioni della tiroide colpiscono di più le donne, cinque o sei volte di più rispetto agli uomini, soprattutto in menopausa e nella terza età, per fattori di tipo ormonale e immunologici. C’è anche una predisposizione genetica.

Quali sono le malattie della tiroide più frequenti?

Si tratta in genere di patologie autoimmuni o di tipo virale. Tra quelle autoimmuni la più frequemte è la tiroidite di Hashimoto, la principale causa di ipotiroidismo. La tiroide diventa pigra e produce sempre meno tiroxina, provocando disfunzioni metaboliche e funzionali. Spesso però ha un esordio e un andamento lento, senza sintomi.

Che cosa si rischia se non viene diagnosticata?

Con il passare del tempo dà problemi alle ossa, al sistema cardiovascolare e nervoso, causa rallentamento metabolico. Capita spesso che l’ipotiroidismo non venga diagnosticato; se l’incidenza ufficiale è dell’1-2% nella popolazione femminile, le forme sub-cliniche, senza sintomi e senza ancora una diagnosi, arrivano anche al 7-10 per cento.

Nell’ipotiroidismo la tiroide funziona poco. E quando invece lavora troppo?

Nell’ipertiroidismo, anche questa su base autoimmune, la tiroide  è iperfunzionante, ossia produce una quantità abnorme di ormone.

Se è iperattiva dà sintomi diversi?

Nell’ipotiroidismo i sintomi classici sono aumento di peso, sonnolenza, senso di freddo, cute secca, difficoltà a concentrarsi e ridotta frequenza cardiaca. Nell’ipertiroidismo sono opposti: insonnia, tachicardia, caldo continuo, aumento della pressione arteriosa massima e riduzione della minima.

Qual è più semplice da curare?

L’ipotiroidismo è più maneggevole dal punto di vista terapeutico, abbiamo farmaci che possono essere dati in dosi crescenti. Come la levotiroxina, in dosaggi da 25 fino a 150 microgrammi al giorno.

E se la tiroide è iperattiva?

In tal caso ci sono tre strade. La terapia medica, con due molecole (metimazolo e propyltiouracile) che inibiscono la produzione di ormoni tiroidei. La chirurgia, si leva la tiroide, o soltanto il nodulo tiroideo, dipende.  La terza strada infine è la terapia radiometabolica: si somministra iodio radioattivo, che è un’ablazione della tiroide senza bisturi.

Durante la settimana della tiroide, come medici che cosa offrite?

Una visita ambulatoriale per scoprire sintomi di ipo o ipertiroidismo e stabilire la situazione ormonale, anticorpale e metabolica di base. Anche analisi del colesterolo, che nell’ipotiroidismo è spesso alto, nella forma iper invece è molto basso. E poi un’ecografia della tiroide con color doppler abbinata se è il caso alla scintigrafia, che dà un’immagine funzionale metabolica della ghiandola. Infine, si imposta un’eventuale terapia.

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