Medical illustration of human body showing skeletal system, arteries, veins, and nervous system.
Salute

Come crescono le ossa

Ricercatori italiani scopronoil meccanismo che permette di accrescere il nostro scheletro

Ricercatori italiani hanno scoperto uno dei meccanismi che consentono alle ossa di crescere correttamente, e dai loro studi si spera di ricavare terapie per malattie legate a difetti di questo processo, dal nanismo ad alcune patologie del collagene.

Nello studio, pubblicato sulla rivista Nature, un gruppo di ricercatori dell’Istituto Telethon di genetica e medicina di Pozzuoli guidato da Carmine Settembre, ha analizzato come un particolare tipo di processo biologico, chiamato “autofagia”, sia all’azione nelle ossa. Questo processo è il sistema attraverso cui le cellule degradano le sostanze “vecchie” e ne costruiscono di nuove necessarie per il loro funzionamento. Settembre lo paragona a una centrale per il riciclo dei rifiuti. Mentre si conosce abbastanza bene come questo meccanismo operi in vari tipi di tessuti dell’organismo, i ricercatori non sapevano se e come avesse un ruolo nell’accrescimento dello scheletro e delle ossa. “Tra l’altro, anomalie in questo processo sono state osservate in vari tipi di malattie, da quelle neurodegenerative ad alcuni tipi di cancro, tanto che negli ultimi anni sull’autofagia si sono concentrate molte ricerche” spiega a panorama.it Settembre. “Quello che non era noto era se l’autofagia avesse un ruolo anche nella fase di sviluppo e crescita di un organismo”.

Per studiare questo aspetto, i ricercatori hanno utilizzato topi geneticamente modificati in cui uno dei geni alla base dell’autofagia era stato spento. La loro osservazione è stata che in questi topi la produzione di collagene, e l’accrescimento delle ossa, era difettosa. I ricercatori sono poi riusciti a individuare la strada molecolare che conduce a questo malfunzionamento della crescita, identificando gli elementi che regolano l’autofagia nelle cellule delle ossa. Si tratta dei cosiddetti fattori di crescita FGF: se sono difettosi e non danno il via al processo, come avviene per esempio in alcuni tipi di nanismo, l’autofagia non si attiva, le cellule delle cartilagini (i condrociti) non funzionano correttamente, e le ossa non crescono come dovrebbero.

Stimolando l’autofagia con un farmaco, i ricercatori hanno invece osservato negli animali il completo recupero del difetto osseo. “L’obiettivo è riuscire a modulare il meccanismo dell’autofagia, e in questo modo cercare di far migliorare la crescita e la composizione delle ossa in pazienti in cui questo circuito è malfunzionante a causa di mutazioni genetiche”. L’acondroplasia, la più comune forma di nanismo, è una delle prima patologie in cui queste conoscenze potrebbero essere applicate per cercare di sviluppare delle terapie, ma ce ne sono numerose altre, da alcune malattie genetiche del collagene a certe forme di artrite.

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