La cocaina "brucia" il cervello. Ecco come

Una ricerca, tutta italiana, potrebbe aprire la strada a farmaci contro la dipendenza dalla polvere bianca

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Eleonora Lorusso

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La cocaina "brucia" il cervello: provoca disfunzioni neurali e comportamentali. A stabilirlo è una ricerca, tutta italiana, che mette in luce alcuni danni, anche molto gravi, causati dalla sostanza stupefacente al cervello. Lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata Brain, ha infatti permesso di scoprire come la cocaina provochi un'alterazione a livello delle sinapsi cerebrali, ovvero i "ponti" di comunicazione tra i neuroni. Questa scoperta, oltre a fare luce su alcuni degli effetti finora sconosciuti della polvere bianca, è molto importante perché apre la strada ad ulteriori indagini nel campo del trattamento delle dipendenze proprio da cocaina.

Secondo la ricerca, coordinata da Massimo D'Ascenzo e Claudio Grassi, dell'Istituto di Fisiologia Umana dell'Università cattolica di Roma-Policlinico Gemelli, la droga causa una significativa diminuzione della concentrazione di una piccola molecola, la D-Serina, fondamentale per assicurare la corretta comunicazione tra i neuroni. Diminuendo la presenza di questa molecola, vengono alterate proprio le attività neurali, con effetti anche sul comportamento di chi assume la droga. In pratica, è come se il cervello venisse "bruciato", "eroso" dalla sostanza stupefacente, riducendo alcune sue funzionalità.

"Sebbene siano necessarie ulteriori indagini - hanno commentato gli autori della ricerca - i risultati di questo studio potrebbero rappresentare un punto di partenza verso il possibile impiego della D-Serina come farmaco nel trattamento della dipendenza da cocaina". Lo studio, al quale hanno collaborato anche esperti dell'Insubria di Varese, è stato condotto per ora su animali da laboratorio. La prossima sfida dei ricercatori italiani, finanziati dall'Istituto Italiano di Tecnologia, sarà quello dunque di concentrarsi sulla possibile prevenzione dei disturbi neurali e comportamentali dovuti all'assunzione di questa droga, in particolare su soggetti umani.

Il consumo di cocaina, infatti, anche nel nostro Paese sta assumendo proporzioni sempre maggiori: secondo dati recenti, circa il 4,8% della popolazione italiana ha provato almeno una volta ad assumere cocaina, mentre lo 0,9% ha confessato di farne uso nel corso dell'ultimo anno (2010). Dati che non danno la reale misura del fenomeno, ma che rappresentano campanelli d'allarme importanti, soprattutto perché sono riferiti da un campione di soggetti adulti, di età tra i 15 e i 64 anni: mancano al momento numeri precisi sul reale uso di cocaina specie tra i 20-30enni.

Il vero problema, secondo gli esperti, è la dipendenza da cocaina e le conseguenze sul comportamento in chi la assume, specie dopo che viene meno l'effetto "euforico" e stimolante immediatamente successivo all'assunzione: la ricerca compulsiva di nuove dosi e l'elevata suscettibilità nei periodi di astinenza sono tra le manifestazioni più note.

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