Salute

Chirurgia del cuore: a Padova un intervento rivoluzionario

Con la nuova tecnica sperimentata per la prima volta in Italia si evita al paziente una lunga cicatrice e lo stress di una lunga degenza

Un’incisione di soli cinque centimetri di lunghezza invece dei soliti venti, venticinque. E soprattutto senza la frattura delle costole e dello sterno, fino ad oggi passaggio inevitabile per questo tipo di interventi.

L’81esimo impianto del Jarvik, una pompa ventricolare in grado di salvare la vita ai pazienti con gravi insufficienze cardiache, è stato compiuto a Padova con una tecnica completamente rivoluzionaria. Si tratta di una prima mondiale che ha permesso ad un 67enne di uscire dalla sala operatoria con una decina di punti di sutura invece dei cento, centocinquanta tradizionali. E di affrontare così una degenza fisicamente e psicologicamente molto meno impegnativa.

Per realizzare l’intervento è stato utilizzato anche l’Ecmo, un sistema di assistenza cardiocircolatoria, che ha “sgonfiato” il cuore togliendo parte del sangue in modo da creare al di sotto del torace lo spazio necessario ai movimenti degli strumenti chirurgici. A condurre l’intervento al Centro Gallucci dell’Azienda Ospedaliera di Padova (una storia che vanta diversi primati tra cui il primo trapianto di cuore fatto il Italia nel 1985) è stata l’equipe del professor Gino Gerosa.

Al paziente è stato infine applicato dietro l’orecchio un ”pedestal” ovvero una placca in metallo dove inserire un “jack” simile a quello usato per le cuffie degli stereo collegato a delle batterie da tenere in cinta, indispensabili per fornire l’energia necessaria all’alimentazione della pompa cardiaca.

“Dobbiamo pensare che si tratta di pazienti che arrivano da noi in condizioni critiche e che senza questo intervento morirebbero in breve tempo" ha spiegato Gerosa. "Riuscire a ridurre l’invasività di un intervento chirurgico come questo e offrire la prospettiva di un decorso veloce e meno problematico fa una grande differenza per questi pazienti”.    

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