Salute

Celiachia: un virus asintomatico potrebbe scatenarla

Science pubblica uno studio che apre la strada alla possibilità di vaccinare i bambini a maggior rischio di sviluppare l'intolleranza al glutine

grano

Marta Buonadonna

-

Una comune famiglia di virus, che non danno sintomi e infettano quasi tutti gli esseri umani nel corso della vita, spesso in età prescolare, ma raramente causano una malattia, potrebbe essere responsabile di scatenare l'intolleranza al glutine e quindi avere un ruolo nell'insorgenza della celiachia. Lo sostiene uno studio condotto dall'Università di Chicago e dalla Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh appena pubblicato sulla rivista Science.

LEGGI ANCHE: Scoperto l'interruttore che "accende" la celiachia

LEGGI ANCHE: Celiachia: i batteri della saliva possono curarla?

Riconoscendo un ruolo dei virus nello sviluppo di malattie autoimmuni, come la celiachia e il diabete di tipo 1, la ricerca fa sperare che un domani sia possibile utilizzare un vaccino per prevenire queste malattie.

Se il virus accende la malattia
"Questo studio dimostra in modo chiaro che un virus che non è clinicamente sintomatico può comunque arrecare danni al nostro sistema immunitario", spiega Bana Jabri, professoressa presso il Dipartimento di Medicina e Pediatria e direttrice di ricerca al Centro della malattia celiaca dell'Università di Chicago, "e preparare il terreno per una malattia autoimmune, e per la celiachia in particolare". La celiachia è un'intolleranza permanente al glutine, una proteina contenuta nel grano e in altri cereali. Si stima che colpisca una persona su 100, ma in Italia solo un malato su 5 ha ricevuto una diagnosi. In chi ne soffre, a contatto col glutine il sistema immunitario si rivolta contro se stesso e il risultato è un danno alle pareti intestinali con conseguente malassorbimento dei nutrienti contenuti negli alimenti. L'unica cura è la dieta priva di glutine, da seguire per tutta la vita.

Dalla predisposizione alla malattia
Si ammala chi ha una predisposizione genetica, per questo a genitori, figli e fratelli di coloro ai quali viene diagnosticata la malattia è consigliato farsi controllare, perché per loro è più alto il rischio di svilupparla a loro volta. Esistono però persone che sono predisposte alla malattia ma non la sviluppano mai, per questo è interessante indagare quali siano le cause scatenanti. In questo lavoro sono stati studiati due ceppi di reovirus sui topi e solo uno dei due si è dimostrato in grado di ridurre la tolleranza al glutine e quindi indurre la celiachia. L'infezione con questo virus provoca una reazione infiammatoria intestinale e la perdita della tolleranza orale al glutine.

I ricercatori hanno anche verificato che pazienti celiaci presentano nel sangue livelli molto alti di anticorpi specifici contro i reovirus. Questi stessi pazienti hanno anche livelli più alti di espressione genica della molecola 'IRF1', coinvolta nella perdita di tolleranza al glutine nella bocca. "I nostri dati suggeriscono che in bambini ad alto rischio di celiachia (con familiari malati) l'infezione da reovirus al momento dell'introduzione del glutine nella dieta, cioè durante lo svezzamento, potrebbe scatenare una reazione immunologica al glutine culminando nella malattia", spiega Terence Dermody, uno degli autori.

Un vaccino per proteggersi
Lo scatenarsi della malattia come risultato dell'interazione tra il microbo e il suo ospite, cioè l'uomo, dipende da diverse variabili, tra le quali hanno un ruolo il codice genetico del virus e lo stato di salute della persona nel momento in cui viene infettata. Certo i bambini con un sistema immunitario immaturo sono più suscettibili alle infezioni virali, e per quelli geneticamente predisposti alla malattia celiaca, la combinazione di un'infezione intestinale da reovirus con la prima esposizione al glutine potrebbe creare le giuste condizioni per lo sviluppo della celiachia. "Ecco perché crediamo che una volta che avremo più studi, potremmo pensare se sia il caso di vaccinare i bambini ad alto rischio di sviluppare la malattia celiaca", conclude Jabri. Più in generale Jabri e colleghi si stanno interrogando sulla possibilità che vaccini mirati a virus che infettano l'intestino siano impiegati per proteggere i bambini a rischio di celiachia e di altre malattie autoimmuni.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Scoperto l'interruttore che "accende" la celiachia

Secondo i ricercatori dello University College di Londra, la colpa sarebbe di una proteina chiamata T-bet

Celiachia: i batteri della saliva possono curarla?

Individuati alcuni enzimi in grado di degradare il glutine prima che arrivi all'intestino tenue

Salute: quasi 183 mila celiaci in Italia, +11 mila dal 2014

Commenti