Cannabis e cocaina le droghe più diffuse in Italia

Lo dice Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa sulla base dello studio Ipsad. Intanto, anche la Puglia ha detto sì all'uso terapeutico

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Marino Petrelli

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Resta la cannabis la sostanza psicoattiva più diffusa in Italia e in Europa. Subito dietro, la cocaina. Emerge dal libro “In dipendenza. 121 risposte sulle dipendenze in Italia”, che raccoglie i dati dello studio Ipsad (Italian population survey on alcohol and other drugs), condotto dalla sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell'istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa.

Circa 12 milioni di europei, il 3,6 per cento dei 15-64enni, hanno fatto uso di cannabis nell’ultimo mese e circa 22,5 milioni nell'ultimo anno, pari al 6,7 per cento, spiegano gli esperti del Cnr. L’Italia va oltre la media: nel 2011 sono oltre 1,5 milioni (3,9 per cento) coloro che ne hanno assunta nell’ultimo mese e circa 3,5 milioni (8,7 per cento) nell'anno. La fascia di popolazione italiana più coinvolta è quella dei giovani, i 15-34enni.

Secondo Carla Rossi dell’Osservatorio europeo sulle droghe, in Italia il valore del mercato di cannabis, cocaina ed eroina è di 22,5 miliardi di euro all’anno. La maggior parte degli introiti, 12 miliardi di euro, viene dalla cocaina, eppure i sequestri, prevalentemente di cannabis, provocano al narcotraffico un danno economico che sfiora a malapena l’1 per cento.

REGIONE PUGLIA: SI' ALL'USO PER MOTIVI TERAPEUTICI

Nella guerra globale alla droga il proibizionismo non ha funzionato. Lo ha ammesso l’Onu in un documento dello scorso settembre scovato dal periodico britannico Observer. Così, dopo 50 anni di divieti, nel mondo tira un’aria nuova, che arriva dal Sudamerica, passa dagli Stati Uniti, soffia in Europa e giunge fino in Marocco, dove oggi si discute la possibilità di legalizzare la cannabis. Nel Parlamento italiano ci sono tre proposte di legge sul tema e aumentano gli enti locali che consentono l’uso terapeutico della canapa e chiedono alle Camere di abolire la “Fini Giovanardi”, dichiarata illegittima in alcune sue parti qualche giorno fa dalla corte costituzionale.

Le Regioni ed enti locali nel nostro Paese hanno una certa autonomia su questioni di sanità e alcune si stanno muovendo per rimuovere gli ostacoli legali nel proprio territorio. La lista dei luoghi con legislazioni più permissiva si fa ogni giorno più vasta ed al momento conta la Provincia autonoma di Bolzano, il Veneto, la Liguria, la Toscana, le Marche e adesso anche la regione Puglia.

In Puglia, in particolare, sarà possibile usufruire della cannabis e dei suoi derivati per motivi terapeutici. Lo ha deciso all’unanimità il Consiglio regionale che ha approvato la legge che disciplina “l’uso dei farmaci cannabinoidi a partire dal piano terapeutico predisposto dal medico specialista del servizio sanitario regionale”. Questo trattamento potrà essere esercitato sia in ambito ospedaliero pubblico (o privato accreditato) sia in ambito domiciliare.

Il regolamento è passato a fine gennaio, l’approvazione definitiva in un mese, quindi entro fine febbraio, assicura Elena Gentile, assessore regionale alla Sanità. Così facendo, il Consiglio regionale della Puglia recepisce il decreto ministeriale del 2007, che ha reso possibile l'utilizzo dei cannabinoidi per la patologia del dolore, preparandosi a fare il salto più importante: la coltivazione della cannabis sul territorio, che abbatterebbe i costi ancora elevati di importazione.

La legge, nata da una proposta del consigliere di Sel Michele Losappio, è composta di 7 articoli e si pone l’obiettivo di disciplinare in modo più puntuale, semplificando i passaggi burocratici, la modalità di prescrizione e di uso del farmaco a partire dal piano terapeutico predisposto dal medico specialista del servizio sanitario regionale. “Una bella pagina di politica regionale”, commenta Losappio. “Il nostro ringraziamento - prosegue - va ai colleghi di maggioranza ed opposizione, all'assessore Gentile ed alla sua struttura e soprattutto a quanti sono impegnati in un percorso difficile e a volte lacerante di sperimentazione, in particolare nel Salento, che ci hanno accompagnato con proposte e suggerimenti”.

IN SALENTO IL PRIMO CANNABIS SOCIAL CLUB

In Italia i malati che fanno uso terapeutico della cannabis sono un centinaio e per loro l’unica soluzione possibile è importare il farmaco dall’estero. Lo stabilisce il decreto del 2007 dall’allora ministro alla Salute Livia Turco. Il farmaco in questione è il Bedrocan, consiste in fiori essiccati di marijuana prodotti da una casa farmaceutica olandese: una confezione contiene 5 grammi e in Olanda costa circa 7 euro per grammo. Nelle farmacie italiane viene venduto a 50 euro a pacchetto

L’associazione “La Piantiamo ” sta cercando far nascere la prima coltivazione a scopo terapeutico in Salento. Il sindaco di Racale, Donato Metallo, ha già annunciato che sarà accanto a Lucia Spiri, che a Racale vive e ha avviato il progetto del primo Cannabis Social club, e agli altri ragazzi impegnati su questo fronte, impegnandosi a mettere a disposizione anche terreni del Comune se la Regione riuscisse ad ottenere il placet ministeriale per coltivare legalmente la cannabis. “Vogliamo sostituirci al Bedrocan olandese e abbiamo tutte le credenziali scientifiche per farlo”, dicono dall’associazione.

I prezzi? Più che competitivi. “Abbiamo quantificato un costo di produzione inferiore ai 90 centesimi di euro per grammo”. Per ora i prezzi restano alti, ma almeno in Puglia è più facile acquistare il Bedrocan, dopo la recente approvazione della legge regionale. Non è così invece in Toscana, la Regione che nel maggio del 2012 fu la prima in Italia ad approvare una legge pro cannabis a scopo terapeutico.

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