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Salute

Ayahuasca, la nuova droga da bere

Un antico rimedio allucinogeno che piace a Sting e a Lindsay Lohan ma che provoca anche depressione, schizofrenia, fino alla morte

Un rimedio antico, una droga moderna o una medicina contemporanea? L'Ayahuasca, più facile da pronunciare che a scrivere, è di solito conosciuta con il nome di "Yagé" oppure come "il vino dell'anima" o "la liana dello spirito". All'apparenza è un decotto di piante, ma a tutti gli effetti è un allucinogeno molto noto proveniente dalla foresta amazzonica.

E dopo gli ultimi casi di morte provocati dall'Ayahuasca nei mesi scorsi, dopo che alcune celeb come Sting e Lindsay Lohan hanno ammesso di farne uso elogiandone anche le proprietà benefiche, Ariel Levy sul New Yorker ripercorre la storia di questo allucinogeno fino ai giorni nostri definendola appunto "l'ultima tendenza di Brooklyn e della Silicon Valley" che non stenta a sbarcare anche Oltreoceano.

Illegale negli Stati Uniti, in Francia, Inghilterra, Canada e in Italia, è invece legale nei paesi latinoamericani perché utilizzata durante un culto sciamanico risalente agli anni '30 dello scorso secolo.

Era il 1971 quando lo scrittore, naturalista e filosofo statunitense Terence McKenna partì insieme a suo fratello Dennis e quattro amici per un viaggio in Amazzonia scoprendone le proprietà Come poi scriverà nel suo libro "True Hallucinations" non erano altro che un gruppo di "profughi" che scappavano da una società che pensavano fosse avvelenata dal suo stesso odio e contraddizioni interne verso il Sud America, la terra dell'Yagé, la patria di quella miscela formata da due piante cotte (le liane polverizzate di Banisteriopsis caapi e le foglie di Psychotria viridis) e utilizzata come una pozione sacra dalle popolazioni locali e dagli sciamani per riti propiziatori e per comunicare con il divino.

Giunti in Colombia, passando dal Perù, i sei erano arrivati fino alle rive del fiume Paraná Igara, vero paradiso "psichedelico", dove tra i pascoli che brucavano in mezzo ai funghi di Psilocybe cubensis, si concentravano intere distese coltivate di Banisteriopsis caapi, piante che i fratelli McKenna pensarono potessero essere una grande fonte di informazioni che avrebbero cambiato il corso della storia umana, una sorta di "biblioteca mistica della conoscenza dell'uomo e del mondo" in grado di oltrepassare i confini dell'Amazzonia.

E i decenni successivi all'avventura dei McKenna hanno dato loro ragione. La droga, o medicina come molti dei "fan" dell'Ayahuasca sostengono che sia, è diventata molto popolare soprattutto negli Stati Uniti, al punto che si può addirittura parlare di tendenza, come ha detto il comico Marc Maron a Susan Sarandon durante il suo podcast di "WTF", riferendosi alla sua ultima esperienza con la bevanda "magica".

Il guro del self-help Tim Ferriss l'ha definita come una delle cose più comuni a San Francisco, la città dove lui vive: "Qui, prendere l'Ayahuasca è come chiedere una tazza di caffè", ha riferito alla giornalista del New Yorker Ariel Levy. "Alle feste devo solo evitare di ascoltare le storie delle ultime tre ore caleidoscopiche di chi l'ha provata."

Leanna Standish, ricercatore dell'Univeristà di Medicina di Washington, ha stimato che "in una qualsiasi notte di Manhattan è possibile trovare circa un centinaio di gruppi che fanno uso di ayahuasca". In veri e propri "circoli".

Ritenuta illegale negli anni del viaggio dei McKenna, oggi le cose stanno cambiando: il Bastyr Integrative Oncology Research center ha infatti richiesto l'autorizzazione al FDA per eseguire uno studio di sperimentazione clinica del farmaco in modo che questo alucinogeno possa essere utilizzato nei trattamenti contro il cancro e il morbo di Parkinson.

Terence McKenna, morto nel 2000, grazie al suo viaggio ma soprattutto alle sue pubblicazioni, è diventato molto famoso per aver reso popolare diverse specie di piante allucinogene attraverso libri e conferenze. Mentre Dennis McKenna ha ottenuto un dottorato in botanica e ora è professore presso l'Università del Minnesota. "Chiunque qui coltiva e usa l'ayahuasca. È il come il selvaggio West" ha detto Dennis McKenna alla giornalista del New Yorker.

Se la cocaina è stata l'espressione degli anni ottanta, l'ayahuasca riflette il nostro tempo caratterizzato dal desiderio di benessere di cui molti americani (ma anche tanti europei) sono ansiosi di raggiungere attraverso consapevolezza, disintossicazione, prodotti biologici. E per questo sono disposti a tutto anche di soffrire.

Perché prendere l'Ayahuasca non è proprio un giro di giostra. Oltra al vomito può portare alla schizofrenia, alla depressione, alle manie di persecuzione e perfino al suicidio. Come è accaduto qualche mese fa a un ragazzo neozelandese di 24 anni, Matthew Dawson-Clarke, è morto durante un rituale, o un altro giovane di Bristol, Henry Miller, suicidatosi dopo aver sofferto di schizofrenia causata dalla bevanda. Oppure al 40enne italiano che dopo avere partecipato al “festival dell’ayahuasca” di Alto Paraíso de Goiás, a circa 250 km dalla capitale Brasilia, si è lanciato dal decimo piano perché convinto di sapere volare, o ai due turisti Emiliano e Denis, altri nostri connazionali di 28 e 29 anni, morti in piena amazzonia peruviana dopo l'assunzione.



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