Salute

Attenti al rene

Un nuovo progetto presso l'Urological Research Institute del San Raffaele di Milano mira a combattere le malattie renali con la dieta mediterranea

Dieta mediterranea

Luca Sciortino

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Obesità, cattiva nutrizione e stile di vita disordinato: ecco i “giusti ingredienti” per far diventare la malattia renale un problema grave al pari delle patologie cardiovascolari e oncologiche.

Considerando che obesità e diabete hanno già raggiunto proporzioni epidemiche con quasi 2.16 miliardi di individui sovrappeso o obesi nel mondo e 371 milioni di diabetici, risulta facile capire come la prevenzione e la cura delle malattie renali rappresentino un fenomeno di grande attualità e di fondamentale importanza.

Per affrontare questi problemi e proporre  strategie preventive personalizzate nasce al San Raffaele di Milano presso l’Urological Research Institute il progetto di ricerca scientifica RE.ME.DIET, coordinato dal dottor Francesco Trevisani, medico nefrologo e ricercatore, e dalla dottoressa Arianna Bettiga, nutrizionista e ricercatrice.

Previsioni allarmanti

Nel corso dei prossimi tre anni coinvolgerà, oltre a scienziati e ricercatori, alcune delle principali aziende Agrifood italiane al fine di creare una solida cooperazione tra ricerca scientifica e alimentazione.

Solo in Europa, in accordo con l’Organizzazione Mondiale della Salute (WHO), il sovrappeso e l’obesità colpiscono rispettivamente dal 10 al 30% della popolazione adulta, con circa 382 milioni di persone affette da diabete mellito, un numero destinato a crescere fino a 592 milioni nel 2035. "Questa vera e propria pandemia si riflette in maniera severa anche in ambito nefrologico e urologico" dice il dottor Trevisani "Circa un terzo dei pazienti, colpiti da diabete mellito, sviluppa infatti nefropatia diabetica nell’arco della propria vita, una condizione responsabile del 30% degli accessi in terapia emodialitica sostitutiva. Anche il sovrappeso è colpevole di un danno renale evidente.

In particolare, recenti ricerche hanno dimostrato che un elevato indice di massa corporea (BMI) si accompagna a una diminuzione della velocità con la quale il rene filtra, un fatto che porta a un aumentato rischio cardiovascolare in ogni individuo. Per sopperire ad un maggiore volume di distribuzione i nostri reni aumentano di dimensioni e ciò conduce a uno 'sforzo' delle unità funzionali denominate nefroni; con il passare del tempo, tale 'super lavoro' porta dapprima ad infiammazione e successivamente a fibrosi con conseguente morte dei nefroni e sviluppo di insufficienza renale

Questi problemi non riguardano solo le persone diabetiche o sovrappeso, ma anche i pazienti che rimangono con un solo rene per tumore renale. Per cercare di evitare l’instaurarsi dell’iperfiltrazione è necessario ridurre la propria massa corporea anche seguendo una corretta alimentazione; gli studi in letteratura hanno infatti dimostrato come il danno correlato all’obesità sia reversibile qualora il soggetto segua un preciso percorso terapeutico “nefro-protettore”" completa Trevisani.

L'importanza di una dieta sana

L’idea-guida del progetto RE. ME.DIET è che le malattie del rene si possono prevenire anche con una dieta mediterranea opportunamente calibrata per il paziente. "Recenti studi hanno messo in luce l’esistenza di uno stretto legame fra nutrizione ed obesità, sviluppo di diabete mellito e aumentata incidenza di tumori e patologie cronico degenerative che interessano diversi organi. Inoltre è ben noto che l’alimentazione è in grado di modificare sostanzialmente il profilo di rischio di un soggetto sano in prevenzione primaria e/o secondaria" spiega Trevisani.

"Ci siamo chiesti: qual è il modello alimentare più idoneo al mantenimento di un buono stato di salute?" Integra la dottoressa Bettiga "Diversi modelli di dieta si sono imposti all’attenzione delle più importanti società medico scientifiche, ma quella che ha ottenuto più interesse è sicuramente la dieta Mediterranea. Con questa espressione, coniata negli anni '50 dal nutrizionista statunitense Ancel Keys e dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell'umanità nel 2010, si intende quel particolare modello alimentare ricco di alimenti di origine vegetale e di cereali integrali i quali assicurano sia un basso Indice Glicemico che un ruolo saziante.

Vitamine, molecole antiossidanti e minerali, pesce, carne prevalentemente bianca e uova consumati qualche volta a settimana, utilizzo dell'olio d’oliva come fonte principale di grassi, consumo quotidiano di latticini, ma moderato di formaggi, uso regolare di erbe aromatiche e spezie che permettono di creare una dieta saporita e di grande appetibilità, ma a basso contenuto di sale; il tutto associato ad una moderata assunzione di vino durante i pasti e saltuariamente qualche dolce" continua Bettiga.

Influenze genetiche

Una branca della genetica, l’epigenetica, ha dimostrato come gli alimenti introdotti con la dieta possano influenzare il modo attraverso il quale le cellule leggono il nostro DNA, per cui alcuni geni possono smettere di funzionare, funzionare di meno o funzionare di più. "Sorprendentemente queste modificazioni sono stabili e possono essere trasmesse ai figli. Come conseguenza, il modo di alimentarsi dei genitori crea modificazioni epigenetiche non solo in loro stessi, ma anche nei loro figli. Quindi queste modificazioni epigenetiche possono aumentare i fattori di rischio per malattie cronico degenerative (obesità, diabete, ipertensione, malattie renali) non solo per i genitori stessi, ma anche per i loro figli. Fortunatamente sono reversibili e, riprendendo un‘alimentazione adeguata, possono essere eliminate dal DNA" conclude Trevisani.

"Dallo studio RE.ME.DIET" dice Bettiga "ci aspettiamo di capire quali componenti della Dieta Mediterranea influenzano l’espressione del nostro Dna spiegando così quali pattern epigenetici sono alla base della salute del rene".

Conoscere il giusto abbinamento degli alimenti tipici della dieta mediterranea ci potrebbe fornire la strada per percorrere una nuova dimensione della medicina, la 'Medicina Predittiva': "ovvero una medicina, che basandosi sulle informazioni ricavabili dalle peculiari caratteristiche genetiche di un individuo, possa anticipare una stima dei rischi di quest’ultimo di sviluppare una determinata patologia renale durante il corso della sua vita, relazionandola alla modificazioni da apportare alla sua alimentazione". Queste informazioni potranno essere utilizzate per prescrivere diete ad hoc ai pazienti, che potranno così alimentarsi nel modo più congeniale al loro profilo genetico.    

Se per chi soffre di malattia renale seguire un regime dietetico controllato è vitale, le regole per uno stile alimentare sano valgono per tutti ,ma soprattutto per chi è sovrappeso o obeso. "E’ importante condannare con determinazione le innumerevoli diete proposte dalla industria del cibo, ribadendo con forza che l’unica proposta salutare per perdere peso, è la dieta bilanciata basata sul modello mediterraneo dove le calorie (ovviamente ridotte, ma non drasticamente in modo da permettere un dimagrimento mensile che non superi i 2-3 kg) debbono provenire dalla combinazione di carboidrati (50-60% delle kcal totali), proteine (12-20%) e grassi (25-30%).

Ciò significa che dimagrimenti anche importanti derivanti dall’attuazione di diete non bilanciate potrebbero modificare in peggio la composizione corporea (perdita di proteine, acqua e assai meno di grasso!) che nel migliore dei casi annullano i benefici derivanti dalla perdita di peso, nel peggiore dei casi slatentizzano delle patologie per le quali eravamo predisposti geneticamente ma che non sapevamo di avere, patologie renali comprese. E le patologie renali non riguardano una piccola percentuale della popolazione" conclude Bettiga.

“Recenti studi dimostrano che in Italia circa una persona su dieci abbia una malattia renale cronica”, afferma Trevisani; “E’ allarmante il fatto che quella persona spesso non lo sappia. E dunque non si curi. Dobbiamo assolutamente intervenire ”

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