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Salute

Artrite reumatoide: ora si cura con una compressa

Arriva in Italia un farmaco, che si prende per bocca, che blocca l’infiammazione e il danno articolare

Piccola, selettiva, ed efficace. L’innovativa molecola sviluppata per il trattamento dell’artrite reumatoide (AR) blocca l’infiammazione, e quindi la progressione del danno alle articolazioni, agendo su due enzimi che modulano i segnali delle proteine responsabili dell’infiammazione stessa.  

Gli studi clinici hanno mostrato che, sia nelle forme moderate sia in quelle gravi della malattia, ci sono evidenti risultati di ottima efficacia, con diminuzione fino al 70% della condizione di partenza, soprattutto nella riduzione del dolore già dalla prima settimana di trattamento.  

Ma il grande vantaggio di baricitinib, questo il nome della molecola, è che si assume oralmente, sotto forma di pillola, una sola volta al giorno.

Rispetto ai tradizionali trattamenti contro l’AR, che prevedono invece la somministrazione di farmaci tramite iniezione, rappresenta quindi un importantissimo progresso per i pazienti: la formulazione orale e l’unica somministrazione giornaliera favoriscono la gestione della malattia e l’aderenza alla terapia.

“La vita di un malato reumatico tra visite di controllo, gestione della terapia o delle terapie non è certo facile: l'arrivo di farmaci che si possono somministrare per via orale la agevolerà con un risparmio in ore di lavoro, spostamenti e richieste di supporto a familiari” dice Silvia Tonolo, Presidente di ANMAR (Associazione Nazazionale Malati Reumatici).

“Disporre di una compressa efficace e maneggevole è più accettabile, perché l'ago fa sempre paura e, proprio per questo motivo, spesso il malato non è aderente ai trattamenti iniettivi”.

Già approvato dall’AIFA, il farmaco sarà a breve rimborsato anche in Italia

L’artrite reumatoide nel nostro Paese

Sono circa trecentomila i connazionali che soffrono di questa malattia, prevalentemente donne (con un rapporto di 3 a 1 sugli uomini) con un picco dopo i cinquant’anni.

È una malattia infiammatoria cronica, che colpisce le articolazioni: oltre a procurare intenso dolore, le può deformare pian piano col passare del tempo.  Le cause dell’insorgenza della AR non sono ancora del tutto chiare.

L’evoluzione del danno alle articolazioni porta ad una progressiva disabilità: il 50% dei pazienti riporta vari gradi di invalidità o non autosufficienza entro 20 anni dall’esordio della malattia. Se non curata in modo ottimale, l’AR porta a disabilità nell’80% dei casi.

L'attuale trattamento comprende l'uso di farmaci antireumatici e anticorpi monoclonali che vanno colpire specifiche proteine (le citochine) responsabili dell’infiammazione.  Cercare di spegnere o diminuire quest’ultima è il target principale dei medicinali.

Solo una percentuale compresa tra il 30 e il 50% dei malati raggiunge attualmente la remissione clinica: i restanti sono destinati a veder peggiorare progressivamente le proprie condizioni sino alla disabilità.

Artrite reumatoide e malattie del cuore

Tenere sotto controllo i livelli di infiammazione è importante perché l’AR è anche un fattore di rischio per malattie cardiovascolari come l’infarto.

Non a caso più del 50% dei decessi prematuri nei soggetti con AR è imputabile ad eventi cardiaci. Le cause sono riconducibili alla cascata infiammatoria che interessa anche i vasi sanguigni, danneggiandoli.

Rallentare e frenare la progressione della patologia con terapie adatte ha effetti virtuosi anche sull’aspettativa di vita: in media di 4 anni negli uomini e di 10 nelle donne.

Come funziona la pillola contro l’artrite reumatoide

Baricitinib esercita la sua azione con un meccanismo innovativo: inibisce infatti due enzimi che modulano i segnali delle citochine infiammatorie responsabili dello sviluppo e della progressione della malattia.

A differenza dei farmaci biologici, in uso da circa vent’anni e diretti verso un singolo bersaglio, i nuovi farmaci, come baracitinib, attraversano la parete cellulare degli enzimi e possono bloccare contemporaneamente leffetto di diverse citochine.

Quasi la metà dei pazienti non ottiene miglioramenti dal trattamento di prima linea: in questo caso baricitinib può essere un a valida opzione terapeutica.   

La nuova molecola è infatti indicata per i malati che non ottengono benefici significativi, o risultano intolleranti, ad uno o più farmaci biologici anti-reumatici, tra cui il metotrexate, sia in monoterapia sia in combinazione tra di loro.

L’opinione dell’esperto…in “pillole”

Panorama.it ha chiesto a Roberto Caporali, Professore Associato di Reumatologia presso l’Università di Pavia e Responsabile dell’Early Arthritis Clinic della Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia, di riassumere i benefici dell’arrivo di questi nuovi farmaci che si prendono per bocca e non più con iniezioni.

Oltre alla migliore aderenza alle cure, quali altri vantaggi presenta l’assunzione orale di una pillola?

La comodità per il paziente è il primo vantaggio. Non è necessario farsi un'iniezione, non ci sono problemi di trasporto del farmaco, non deve essere mantenuto a 4 gradi centigradi (quindi in frigorifero) come le altre medicine, ma può essere stoccato a temperatura ambiente.

Anche gli anticorpi monoclonali inibiscono gli agenti infiammatori, che differenza c’è e si possono prendere contemporaneamente?

Non si possono usare simultaneamente. Questo nuovo farmaco è in grado di fermare l'azione di diversi agenti pro-infiammatori (le citochine) non direttamente, come i farmaci biologici, ma bloccando il messaggio che trasmettono. Bloccano cioè la capacità della cellula di trasformare il messaggio delle citochine in infiammazione. La cosa importante è che possono farlo contemporaneamente su molte citochine.

Le cure per l’AR tendono generalmente a ridurre il dolore e rallentare la progressione della malattia, mentre sempre più pazienti lamentano la carenza di terapie che inducono la remissione della patologia, in particolare per quanto riguarda i nuovi farmaci che, a loro dire, hanno solo l’effetto di mantenere la cronicità della AR

L'artrite reumatoide è una malattia cronica: quindi la terapia per la malattia così come il contatto con il reumatologo sono verosimilmente da proseguire per lungo tempo.

La cosa bella è che, negli anni, le strategie terapeutiche (in particolare la diagnosi e il trattamento precoci) e i nuovi farmaci hanno permesso di raggiungere in una quota sempre maggiore dei casi la remissione: quindi siamo in grado di garantire al paziente una vita normale, arrestare la progressione della malattia, ma assumendo i farmaci.

Nei casi di malattia in remissione prolungata spesso siamo possiamo ridurre il dosaggio dei farmaci. La sospensione completa è possibile solamente in una piccola percentuale di casi.

Credo però che i grandi progressi ella terapia dell'artrite reumatoide debbano permettere ai nostri malati di guardare al futuro con grande speranza.

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