Salute

La casa nel bosco dove si cura l'anoressia

Si chiama Residenza Gruber, nelle colline bolognesi: ospita 28 giovani donne seguite da un'équipe multidisciplinare

1_esterno

Daniela Mattalia

-

Si trova nelle colline vicino a Bologna, una dimora storica (bellissima, tra l’altro) circondata dal parco e da alberi secolari. Si chiama Residenza Gruber, è una fondazione onlus senza scopo di lucro accreditata con il Ssn, e da un anno accoglie una trentina di pazienti con disturbi alimentari (20 in regime residenziale e 8 in regime diurno) mandati dalle Ausl. A seguirle e curarle, un’équipe multidisciplinare fatta di psichiatri, psicologi, medici nutrizionisti, dietisti, educatori, infermieri... La struttura è aperta, ogni ospite è libero di andare e venire, e durante la giornata ci sono attività di socializzazione, gite, uscite (oltre a colloqui con psichiatri e psicologi).



«A distanza di un anno siamo in grado di fare un bilancio» dice il direttore sanitario Michele Rugo, psichiatra. «Sono quasi tutte donne, dai 14 anni in su, l’età media è sui venti, quindi piuttosto bassa. Abbiamo avuto solo due casi di abbandono, mentre di solitoqueste sono pazienti che non accettano facilmente un percorso di cura. Per noi è un successo». Le giovani donne che entrano in questa residenza hanno problemi alimentari complessi: anoressia (il 23 per cento) ma più frequentemente disturbi misti, in cui l’anoressia si mescola a bulimia, depressione, schizofrenia, ansia e attacchi di panico, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo post-traumatico da stress...

«Ognuna ha la sua storia, non c’è una sola causa a innescare la malattia, che è multifattoriale» precisa Rugo. «Ma possiamo dire che, in genere, alla base ci sono problematiche con la famiglia e i genitori, stress psicologici, violenze o abusi. E alcuni sport più di altri favoriscono l’insorgere di disturbi alimentari, come la danza, la ginnastica artistica, l’atletica». La moda e le immagini di modelle grissino? Secondo l’esperienza di Rugo, contano poco. Certo non aiutano, ma non sono quasi mai la causa principale di una malattia grave come l’anoressia.

«Invece i siti pro-ana sono un disastro, impossibile chiuderli perché ne nascono di nuovi in continuazione: lì le ragazzine, come anche su facebook, postano immagini di se stesse sempre più magre, si incitano a vicenda, si passano strategie e suggerimenti per liberarsi dal cibo, vomitare, nascondere agli altri il problema...» dice Rugo. «Qualche anno fa ho fatto da consulente per un film sull’anoressia, Maledimiele, del regista Marco Pozzi. Fa capire molto bene come si innesta il problema e come è difficile, ma possibile, curarlo».

Il sito della Residenza Gruber : www.residenzagruber.org
Il trailer del film Maledimiele www.youtube.com/watch?v=gyyd05ahiIg

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

L'anoressia nel nuovo libro di Paolo Crepet

Anoressia e bulimia, un libro di ricette scritto dai malati

I chiama "Mangiare e vivere: ricette per una guarigione" ed è nato dall'idea di una blogger inglese, che ha sofferto di disturbi alimentari

Commenti